PLINIO IL VECCHIO

Gaio Plinio Secondo nacque a Como, da una famiglia equestre, iniziò la carriera da funzionario imperiale sotto Claudio, fece parte dell’esercito di Tito per combattere in Germania, contro i Giudei, in Spagna e nelle Gallie. Fu uno stretto collaboratore di Vespasiano, per cui i suoi rapporti con gli imperatori non furono difficoltosi. Morì per asfissia o per collasso cardiaco quando tentò di soccorrere le popolazioni durante l’eruzione del Vesuvio. In una lettera il nipote Plinio il Giovane afferma che era un lavoratore instancabile poiché egli riteneva sprecato il tempo non dedicato allo studio. Tra le molte opere perdute ricordiamo quelle storiografiche: venti libri sulle guerre germaniche combattute dai romani, e trentuno libri che si ricollegavano a un’opera perduta di Aufidio Basso.

LA NATURALIS HISTORIA
L’unica opera che ci è pervenuta per intero è “La Naturalis Historia”, Scienze naturali in 37 libri. Nell’epistola dedicatoria a Tito afferma la novità della sua opera, in cui vi è descritta la natura, la vita negli aspetti più umili. L’opera è di carattere tecnico-scientifico e mira all’utilità per il lettore. Sono inglobati ventimila dati tratti da duemila volumi, è un’opera enciclopedica, ed essendo un’imponente raccolta di materiale ci ha trasmesso moltissimi dati ricavati da testi ormai perduti, per questo qualcuno chiama i suoi libri thesauri (depositi). Contenuto:

• I libro contiene un indice degli argomenti trattati e delle fonti utilizzate.
• II al VI tratta di cosmologia e geografia.
• VII tratta di antropologia.
• VIII al XI di zoologia.
• XII al XIX di botanica.
• XX al XXVII di botanica medicinale.
• XXVIII al XXXI di medicine tratte dagli animali.
• Gli ultimi cinque trattano di metallurgia e mineralogia: XXXIII oro e argento, XXXIV bronzo, ferro, rame e piombo, XXXV colori minerali e del loro uso nella pittura, XXXVI pietre e marmo, XXXVII pietre preziose.
Il metodo di Plinio è quello di ammassare dati su dati, ma non ha un atteggiamento del tutto acritico, anzi discute spesso informazioni e interpretazioni di alcuni fenomeni, ma la sua preoccupazione non è di indagare le cause di questi fenomeni bensì di trattarli tutti con completezza per non perderne nessuno, per far si che ogni cosa si tramandi, divenendo così la sua opera un inventario del mondo. Rivela un particolare interesse per i mirabilia, ossia fenomeni straordinari e paradossali, e per quanto riguarda le prefazioni e digressioni egli accenna a un moralismo, poiché con il progresso scientifico i costumi sono stati corrotti, ed è questo moralismo antitecnologico che lo avvicina a Seneca, poiché entrambi credono che i nuovi strumenti tecnologici siano incentrati sull’avidità e sul lusso. Con questo studio della natura dunque Plinio mira a una vita migliore per l’uomo, però secondo la sua visione probabilmente superstiziosa della vita non devono essere superati i limiti posti dalla natura, non si deve per esempio scavare per estrarre metalli preziosi. Lo stile è vario e discontinuo.

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