Ominide 168 punti

Fedro

Fedro è il principale rappresentante latino della favola, che egli introdusse per primo nella letteratura romana. Non fu apprezzato dai contemporanei, forse anche per le sue umili origini, e fu addirittura ignorato. Al contrario, in età medievale fu molto apprezzato e le sue opere ebbero larga diffusione soprattutto nelle scuole.

Vita
Nacque in Macedonia e venne a Roma da bambino come schiavo. Infatti è probabile che Augusto l’abbia reso liberto grazie alla sua cultura ed è probabile che si sia dedicato all’insegnamento, durante il quale avrebbe composto la favole: queste infatti venivano usate come libri di testo nelle scuole. Fu perseguitato da Seiano, ministro di Tiberio, che lo fece processare e condannare perché urtato da alcuni sui componimenti satirici. Di Fedro ci sono pervenuti 5 libri di favole in versi (senari giambici). Si ricavano altre favole dalla Appendix Perottina (Niccolò Perotti trascrisse alcune favole da un codice oggi perduto).

Il genere della favola
Il modello a cui Fedro si ispira è Esopo, scrittore greco che gli antichi considerarono l’iniziatore della favola letteraria. Esopo, schiavo originario della Frigia, avrebbe per primo raccolto il materiale favolistico greco dando forma letteraria ad una materia che prima sopravviveva soprattutto a livello popolare. La favola divenne così un vero e proprio genere costituito da brevi racconti di fantasia dotati di un significato pedagogico e morale. La forma più caratteristica è quella dell’apologo animalesco, che ha per protagonisti gli animali parlanti raffigurati secondo una tipologia convenzionale che li rende simboli di caratteri e atteggiamenti umani. L’opera di Esopo era in prosa. La favola era entrata in particolare nella satira romana: Ennio, Lucilio, Orazio. Fedro utilizza il senario giambico, il verso tipico delle parti dialogate della commedia.
Punti in comune della favola con la commedia: hanno entrambi l’intento di divertire il pubblico a cui si rivolgono; condividono il carattere realistico e umile delle situazioni e dei personaggi; forma drammatica: dialoghi tra gli interlocutori.

Contenuti e caratteristiche dell’opera
Il poeta intende divertire ma anche consigliare e ammaestrare (diletto e utilità).
Fedro dichiara di ispirarsi ad Esopo ma esprime il desiderio di inserire qualcosa di suo.
La varietas agisce con l’intento di superare gli schemi ripetitivi della favola animalesca.
Vi sono inoltre aneddoti storici di ambientazione romana che hanno per protagonista Pompeo, Augusto e Tiberio. La varietas serve a Fedro per rinnovare il genere tradizionale attuando l’emulazione del modello. L’emulazione si esercita nell’ampliamento dei contenuti e nelle scelte formali (Fedro si affida alla brevitas). La brevitas è la capacità di condensare in breve i contenuti narrativi e gli insegnamenti morali.

Una caratteristica della favola è la presenza della morale. La visione e l’interpretazione della vita che emergono dalle favole corrispondono al punto di visti degli umili, degli esclusi dal potere.
La favola si presta anche come spunto di protesta sociale. Il tono delle favole, tuttavia, non è satirico ma moralistico, rivolto contro i difetti del genere umano. Ne deriva una visione amara e pessimistica dei rapporti umani; la morale è basata sulla constatazione che domina la legge del più forte. Si tratta di una morale un po’ rinunciataria perché non allude alla possibilità di poter porre rimedio. La libertà è il valore più prezioso da anteporre ad ogni vantaggio materiale.

Registrati via email