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Età imperiale

Gli ultimi anni del principato di Augusto
14 a.C.: morte di Augusto. Il princeps non designò un erede e quindi nacque il problema di chi designare come tale. Per un impero vasto come quello di Roma era necessaria la presenza al vertice di un’autorità con funzione di governo e al tempo stesso di mediazione tra le diverse forze sociali: il Senato, il popolo romano e i provinciali. Augusto promosse la riaffermazione della tradizione familiare e gentilizia romana, che comportava l’idea di ereditarietà del patrimonio, della virtus, del prestigio familiare senza configurarsi però come una vera e propria successione dinastica. Augusto ebbe solo una figlia, Giulia.
39 a.C.: Augusto si risposò con Livia Drusilla che era a sua volta sposata con due figli, e adottò i suoi figli, Tiberio e Druso.
25 a.C.: Giulia sposa il cugino Marcello, figlio della sorella di Augusto, Ottavia. Costui avrebbe potuto essere l’erede di Augusto ma morì precocemente. Augusto allora adottò i due nipoti Gaio e Lucio Cesare avuti da Giulia con il successivo matrimonio con Agrippa. Inoltre la morte del figliastro Druso indusse Augusto a riporre tutte le sue speranze nei nipoti; ma Tiberio si risentì e si ritirò in una sorta di esilio volontario a Rodi amareggiato anche dal comportamento della moglie Giulia che aveva sposato in seguito alla morte di Agrippa. Ma anche i nipoti di Augusto morirono precocemente. Augusto allora richiamò Tiberio e lo adottò come suo erede con il nome di Tiberio Giulio Cesare.

Con Tiberio, discendente per nascita della gens claudia, ebbe origine la dinastia giulio-claudia.

La dinastia giulio-claudia
Tiberio: 14-37
Tiberio giunge al potere a 56 anni; egli apparteneva fin dalla nascita ad un’antica famiglia dell’aristocrazia senatoria (la gens Claudia). Il rispetto per la tradizione repubblicana consentì a Tiberio di seguire una linea politica moderata e di ottenere l’appoggio dei senatori. Attuò una politica di rigoroso risparmio adottando misure anche impopolari.
14 a.C.: le legioni del Danubio e del Reno si ribellarono e furono riportate all’ordine da Druso minore (figlio di Tiberio) e Germanico (figlio di Druso). Germanico aveva un grandissimo carisma ed era amatissimo dai soldati. Costui morì in Oriente, ad Antiochia in circostanze non chiare; molti attribuirono la causa della sua morte a Tiberio. Da allora Tiberio si fece sempre più diffidente e sospettoso. In quell’epoca Tiberio ebbe come stretto collaboratore il prefetto del pretorio Seiano, ambizioso uomo politico di rango equestre. Dopo la morte del figlio Druso minore, Tiberio si ritirò sull’isola di Capri per sottrarsi agli intrighi della corte. Seiano ebbe così la libertà di tramare per prendere il potere eliminando tutti i possibili concorrenti alla successione. Ma Tiberio ne fu informato e condannò a morte Seiano. Tiberio si astenne dal designare un successore e lasciò la nomina al giudizio del Senato, coerentemente con il rispetto dell’autorità senatoria.

Caligola : 37-41
37 a.C.: morì Tiberio. Il Senato nominò come successore Gaio Cesare, figlio di Germanico. Egli venne soprannominato Caligola da un particolare tipo di calzatura militare che portava fin da ragazzo. Intraprese il tentativo di instaurare una monarchia assoluta di tipo orientale; risultò stravagante e pazzo. Caligola sperperò somme ingenti in donazioni al popolo e ai pretoriani e in opere di abbellimento edilizio e introdusse a Roma i culti orientali. Fece uccidere parenti e amici ereditandone i patrimoni. Il clima di terrore creatosi alimentò una serie di congiure contro l’imperatore che dopo solo quattro anni di principato fu assassinato dai pretoriani.

Claudio: 41-54
Alla morte di Caligola, i pretoriani acclamano imperatore Tiberio Claudio Nerone, fratello di germanico e zio di Caligola, senza attendere l’approvazione del Senato. Il suo principato fu uno dei più positivi della prima età imperiale per la lucidità della politica di governo e per l’accortezza della politica economica. Intraprese una moderata politica di espansione militare. Claudio inoltre concesse la cittadinanza romana ai provinciali e aprì agli stranieri le porte della vita politica romana. Queste decisioni suscitarono il malcontento dell’aristocrazia senatoria ed equestre. Le finanze dissipate da Caligola furono risanate ma furono anche realizzate grandi opere pubbliche, come la costruzione del porto di Ostia e il prosciugamento del lago Fucino che consentì di rendere coltivabili nuove terre. La sua quarta moglie, Agrippina, indusse Claudio ad adottare il figlio Nerone, nato dalle sue precedenti nozze e gli diede in moglie Ottavia, figlia nata dalle nozze di Claudio con Messalina.

54 a.C.: l’imperatore morì improvvisamente, forse avvelenato da Agrippina.

Nerone: 54-68
Nerone divenne imperatore a soli 17 anni e governò quindi inizialmente sotto la guida della madre Agrippina, del prefetto del pretorio Afranio Burro e del filosofo stoico Seneca. in questo primo periodo seguì una politica moderata. Ma in seguito il suo governo si configurò sempre più con assolutismo dispotico. Dopo aver fatto assassinare il fratellastro Britannico, Nerone si liberò progressivamente di tutti coloro dai quali era stato fino ad ora condizionato.
59 d.C.: fece uccidere la madre, Burro morì in circostanze non chiare e fu sostituito da Tigellino, mentre Seneca fu allontanato dalla corte nel 62; inoltre si disfò della moglie Ottavia. Tuttavia sotto il governo di Nerone furono promosse alcune iniziative importanti: la riforma monetaria con cui venne alleggerito il peso delle monete d’oro e d’argento. Sul piano militare in oriente fu sedata una rivolta di Britanni e si collezionarono altri successi militari.
64 d.C.: scoppiò a Roma un grande incendio nella zona del Circo Massimo, che si estese devastando gran parte della città. Nerone fu accusato di aver appiccato egli stesso il fuoco per costruire una nuova fastosissima residenza, la Domus Aurea. Egli invece accusò i cristiani, condannandoli ad atroci supplizi. Nello stesso anno ci fu la congiura dei Pisone: vi presero parte senatori, cavalieri, pretoriani e anche uomini di lettere come Lucano e Petronio, ma essa fu sventata. Molti congiurati furono giustiziati o costretti a darsi la morte, e ciò portò alle confische dei loro patrimoni che consentirono di rifornire il patrimonio imperiale. Si creò un clima di terrore.

68 d.C.: la ribellione al regime partì dalle province, in Spagna Galba fu acclamato imperatore delle truppe e a lui il senato affidò il principato. Nerone si diede la morte.

Vita culturale e attività letteraria nell’età giulio-claudia
Rapporto tra intellettuali e potere
La vita intellettuale è sempre più controllata e condizionata dal potere politico. I principi assumono un potere assoluto e un’autorità che tende ad invadere tutto lo spazio disponibile controllando la vita intellettuale. Già Augusto aveva attirato alla sua corte grandi artisti con l’aiuto di Mecenate e già allora si erano presentati segni di disagio nel rapporto tra letterati e imperatore.

Da Tiberio a Claudio
Anche sotto Tiberio si verificarono numerosi conflitti tra gli intellettuali e l’imperatore. Ad esempio furono condannate al rogo le opere di due personaggi appartenenti all’aristocrazia senatoria: uno aveva esaltato i cesaricidi, l’altro fu condannato per allusioni antitiranniche.
Ciò accadde anche durante il regno di Caligola: condannò al rogo un pretore che aveva declamato contro i tiranni e fece bruciare vivo un poeta per un verso che conteneva una battuta a doppio senso.

Non risulta invece che Claudio abbia perseguitato gli scrittori.
Le censure e i provvedimenti repressivi nascevano dalla preoccupazione di tenere sotto controllo l’attività letteraria per impedire che divenisse strumento di dissenso e di opposizione. Tuttavia gli imperatori tentarono di promuovere la cultura purché si armonizzasse con i loro interessi e non intralciasse i loro programmi. Questi quattro imperatori seguirono la tradizione secondo cui i migliori uomini politici romani si dedicavano volentieri alla letteratura.
Tiberio fu un oratore di notevoli capacità e di raffinata dottrina. Fu autore di opere tutte perdute.
Anche Caligola ebbe un’accurata formazione retorica.
Claudio coltivò in particolare la storiografia; scrisse inoltre un’autobiografia, un’apologia di Cicerone e un manuale sul gioco dei dadi. Nessuna di queste opere è stata conservata.
Tuttavia nessuno di questi imperatori ha attuato una politica culturale; nessuno creò una corte imperiale, come era invece avvenuto con Augusto.

Letteratura nell’età di Nerone
Durante l’impero di Nerone vi è una fioritura letteraria: nascono gran parte delle opere di Seneca, il poema epico di Lucano, le satire di Persio, il romanzo di Petronio; si ha una ripresa del genere bucolico. La letteratura dell’età di Nerone presenta spiccati caratteri di novità e di originalità. Tra gli imperatori della dinastia giulio-claudia Nerone fu il più interessato e appassionato alle lettere; raccolse intorno a sé un gruppo di intellettuali e poeti stimolando la loro attività. Fornito di un’ottima preparazione letteraria, egli dimostrò passione per la poesia, per la musica e per gli spettacoli teatrali. Scriveva carmi; compose un poema mitologico (Troica), che secondo Svetonio e Tacito Nerone cantò durante l’incendio di Roma del 64. Tendeva all'ellenizzazione della cultura e del costume. La sua opera di promozione della poesia e il suo vivissimo interesse per le arti stimolarono e favorirono la ripresa delle lettere che caratterizzò il suo principato.
Tuttavia vi furono forme di resistenza e di rifiuto da parte degli intellettuali nei confronti di questa campagna di promozione.
Lo stoicismo fu uno degli strumenti di opposizione al potere imperiale. In realtà gli stoici non rifiutavano il potere assoluto, purchè si trattasse di un governante saggio. Dallo stoicismo furono influenzati Lucano e Persio.

Le nuove tendenze stilistiche
I grandi scrittori augustei costituiscono i classici latini. Ne derivò l’imitazione del classicismo, la tendenza a imitare quei modelli. Gli autori tendono non tanto a rinnovare i modelli quando piuttosto a lavorare su di essi variandoli e sviluppandone le potenzialità. Utilizzano le più raffinate tecniche dell’arte allusiva. Nella poesia vi è un progressivo allontanamento dalla sobrietà e dalla misura e la tendenza ad amplificare il discorso, ad aumentare il pathos.

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