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La cultura neroniana e Seneca

Dopo l’epoca augustea comincia a Roma l’età imperiale, e con essa si ha un profondo mutamento sia nei costumi che nella letteratura romana.

L’imperatore è infatti il divus, mentre Augustus era solo un “uomo venerabile”.
Gli imperatori Tiberio e Claudio trattano ancora la cosa con moderazione, mentre con Caligola la divinizzazione dell’imperatore comincia a prendere sempre più consistenza.
Non ubbidire all’imperatore è quindi come non ubbidire agli dèi, e all’imperatore tutto è concesso.

Con Augusto l’arte era rimasta “libera” e agli intellettuali era concesso di affrontare grandi questioni così come parlare e discutere dei grandi personaggi del loro tempo; ma ora il mecenatismo diventa cortigiano, senza più concorrenza, e cortigiano diventa anche l’artista.

Diventano di moda le recitationes, alle quali si applaude per essere applauditi. La critica diventa subdola, e non vi è più concorrenza o emulazione creativa.

In epoca neroniana la moda delle recitationes raggiunge il culmine.
Tra gli intellettuali del tempo il più famoso è forse proprio Lucio Anneo Seneca.

Seneca fu sempre molto attirato dalla filosofia - specie dallo stoicismo -, nonostante l’opposizione del padre, che voleva diventasse retore.
Caligola definì il suo modo di parlare arena sine calce, a causa del periodare spezzettato.
Messalina, moglie di Claudio, lo osteggiò, e nel 41 a.C. dovette anche subire l’esilio in Corsica, con l’accusa di adulterio con la giovane sorella di Caligola.

Quelli furono per Roma anni molto difficili.
Quando Nerone diventa imperatore, Agrippina, sua madre, vuole che il suo precettore sia Seneca.
Peccato che il giovane Nerone deluderà presto il suo maestro, dal quale si stancherà presto.

Tra le maggiori opere di Seneca ricordiamo:
1) Dialogi;
2) Epistulae;
3) Tragedie;
4) Apokolokyntosis, scritta con intento ridicolizzante alla morte dell’imperatore Claudio.

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