Decimo Giunio Giovenale (Aquino, 50/60 – Roma, 130/140 d.C.)

Nasce da una ricca famiglia plebea e studia giurisprudenza per divenire avvocato. Ci sono pervenute 16 Satire distribuite in 5 libri. Di esse, sono particolarmente significative la IV e la VI: la prima ha come bersaglio l'imperatore Domiziano tant'è che sviluppa un argomento politico (viene raccontato il seguente episodio: nella tenuta imperiale viene pescato un rombo; dopodiché Domiziano convoca i consiglieri affinché lo aiutino a scegliere come cucinarlo); la seconda, invece, è la celebre satira "misogina" all'interno della quale l'autore, con tono sdegnato, critica aspramente il malcostume delle donne del suo tempo attraverso il poeta Semonide. Tuttavia, bisogna osservare che Giovenale si scaglia non solo contro le donne ma contro qualsiasi categoria umana. La produzione satirica iniziale (le prime 10 satire) presentano un tono particolarmente pungente, aggressivo che, progressivamente, va moderandosi anche se l'ingrediente peculiare, l'indignatio, è sempre presente.

Marco Valerio Marziale (Bilbilis, 38/41 – 104 d.C.)

Nasce in Spagna. Arriva a Roma nel 64 e grazie ad una raccomandazione di Seneca entra in contatto con l'ambiente imperiale. Dopo la congiura dei Pisoni diventa cliens e, caduto Nerone, tenta la scalata sociale. Nell'80, per l'inaugurazione del Colosseo, su commissione di Tito, compone il Liber de spectaculis. Nell'85 compone gli Xenia (doni ospitali per i Saturnali) e gli Apophoreta, bigliettini di accompagnamento ai regali. Scrive, poi, 15 libri di Epigrammi (12 + 3 precedenti) e vive a Roma adulando gli imperatori. Nel 98 torna a Bilbilis con un viaggio pagato da Plinio il Giovane. Poi, si fa donare dalla vedova Marcella una villa in cui muore nel 104 circa.
L'epigramma, nato come iscrizione funeraria, caratterizzato dalla brevitas, nell'età alessandrina si evolve come genere letterario. Catullo si avvicina al genere, ma compone distici, non veri e propri epigrammi. È Marziale ad introdurli a Roma, sviluppando molteplici argomenti. Egli fa una caricatura della società, utilizzando spesso aprosdoketon e topoi letterari (ad esempio, il poeta povero). Il suo limite è che non va al di là di una comicità fine a se stessa.

Marco Fabio Quintiliano (Calahorra, 35 – Roma, 96 d.C.)

Viene indirizzato agli studi retorici e giuridici e si trasferisce a Roma. Torna, poi, in Spagna, ma nel 68 Galba lo riporta a Roma dove esercita la professione di retore e di avvocato. Nel 78 Vespasiano gli affida la cattedra di retorica; sarà, poi, anche molto vicino a Domiziano. Scrive molte orazioni e il trattatello, perduto, De causis corruptae eloquentiae in cui analizza le cause della decadenza dell'oratoria. Differentemente da Tacito, Quintiliano dichiara che essa non dipende dalla degenerazione dei costumi bensì dall'assenza di un'adeguata istruzione. Per tale ragione, l'autore si propone di formare nel modo corretto la futura classe dirigente.

Institutio oratoria (12 libri):
I – II Pedagogia (educazione dei bambini con metodi moderni, primato della scuola pubblica);
III – IX Temi oratori (inventio, dispositio, elocutio → Cicerone);
X Compendio letteratura greca e latina;
XI Memoria – actio;
XII Doti del perfetto oratore (rapporto con il potere);

Stile: sobrio privo di eccessi; segue il modello ciceroniano criticando lo stile di Seneca.

Gaio Plinio Secondo – Plinio Il Vecchio (Como, 23 – 79 d.C.)

Inizia la carriera militare sotto Claudio in Germania; scriverà un resoconto della guerra, andato perduto. Sotto Nerone si ritira a vita privata, torna con Vespasiano e nel 79 si trova ad Ercolano e Pompei durante l'eruzione del Vesuvio. È un perfetto esponente dell'età Flavia, poiché erudito ed eclettico. Della sua cospicua produzione letteraria, andata per lo più perduta, ricordiamo: Bella Germaniae, opere di grammatica ed oratoria, storia contemporanea e antecedente.

L'unica opera che ci è pervenuta è la Nauralis historia in 37 libri → enciclopedia di argomenti scientifici.

Dopo l'età Flavia subentra quella degli imperatori “adottivi” in cui si cerca di eleggere sempre il migliore.
Nerva 96-98; Traiano 98-117; Adriano 117-138; Antonino Pio 138-161; Marco Aurelio 161-180.

Gaio Plinio Cecilio Secondo – Plinio Il Giovane (Como, 61 – 113 d.C.)

Rimane orfano e viene adottato dallo zio da cui eredita il nome. Viene portato a Roma e studia retorica e giurisprudenza. Nel 100 diventa console e l'anno seguente ambasciatore in Bitinia; è pienamente calato nella vita politica del tempo. Nel 100 scrive il Panegirico di Traiano, un'opera encomiastica di sincera ammirazione in cui elogia l'umanità dell'imperatore. Poi, scrive un Epistolario di 10 libri, costituito da lettere divise per ordine tematico e riservate alla pubblicazione. Adoperando uno stile di stampo ciceroniano, Plinio tratta temi molteplici, alcuni dei quali particolarmente delicati. Significativa è una lettera in cui Plinio chiede consiglio all'imperatore su come agire nei confronti dei cristiani in Bitinia.

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