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Apuleio nacque a Madaura, città dell’Africa settentrionale, intorno al 125 dC e morì dopo il 170.
La maggior parte delle notizie inerenti alla sua biografia ci giungono grazie alle sue opere: nacque da una famiglia facoltosa e studiò prima a Cartagine e poi ad Atene.
Il fatto più rilevante della sua vita fu il processo nel quale dovette difendersi da un’accusa di magia: aveva infatti sposato una ricca vedova, madre di un suo amico, Sicinio Ponziano; morto quest’ultimo il fratello e lo zio accusarono Apuleio di avere sedotto grazie alla magia la vedova per impadronirsi del suo patrimonio.
In questo processo si difese con un discorso che successivamente rielaborò nell’Apologia, che gli permise di essere assolto.
Apuleio scrisse, in lingua greca e latina, occupandosi di tutti i generi letterari: la produzione in greco è completamente perduta; di quella latina rimangono le Metamorfosi, l’Apologia, una raccolta di brani oratori (Florida) e alcuni trattati filosofici.

Le Metamorfosi è un’opera conosciuta anche col titolo “L’Asino d’Oro” in riferimento al valore del libro oppure alle qualità dell’asino in cui viene tramutato il protagonista, che rimane fornito di mente umana.
Il romanzo di Apuleio ha forti implicazioni religiose e morali: l’asino infatti assume un carattere simbolico legato al culto di Iside (l’asino infatti era un animale simbolo di impurità e male).
Le Metamorfosi sono in qualche modo riconducibili al genere letterario del romanzo e sono strutturate in tre parti principali.
La prima narra le vicende del protagonista Lucio dall’arrivo in Tessaglia fino alla sfortunata trasformazione in asino; la seconda narra le vicende di Lucio sotto forma asinina, inframmezzate da numerose novelle, tra le quali la più famosa è quella di Amore e Psiche; la terza infine narra il ritorno di Lucio all’aspetto umano: è lontana dai toni favolistici e focalizzata sulla tematica salvifica e religiosa.
La terza parte infatti suggerisce l’interpretazione allegorica delle Metamorfosi: il racconto si sviluppa seguendo un modello determinato, secondo cui il protagonista commette una colpa (l’infelice curiosità), da cui deriva la sua punizione (essere trasformato in asino), e ottiene poi l‘insperata salvezza grazie all’intervento della divinità.
A questa finalità mistica e pedagogica si affianca l’ispirazione edonistica e narrativa che stimola l’innesto di racconti e novelle che esprimono il gusto del racconto fine e a se stesso per divertire il lettore.
La struttura del romanzo non è lineare: infatti da un asse principale rappresentato dalle avventure di Lucio narrate in prima persona, si dipartono vari racconti in cui compaiono nuovi personaggi, che a loro volta si fanno narratori di altre novelle.

La favola di Amore e Psiche narra delle nozze dei due innamorati, che rischiano di naufragare per la curiosità della fanciulla, che, nonostante la proibizione, vuole vedere il volto del divino marito. Il racconto è caratterizzato da un’atmosfera fiabesca e presenta aspetti di origine popolare, dell’epica e della poesia alessandrina.
Nelle Metamorfosi Apuleio ricorre ad artifici patetici e comici, terrificanti e tragici, retorici e declamatori, festosi e fantastici, quindi ad una spiccata varietà di temi e toni.

L’Apologia è la rielaborazione letteraria del discorso che Apuleio tenne per difendersi dall’accusa di aver sedotto , attraverso l’uso della magia, Pudentilla per sposarla, mosso soprattutto da motivi di interesse economico.
L’orazione può essere divisa in tre parti: la prima, dopo una captatio benevolentiae nei confronti del giudice, è destinata a demolire la credibilità degli accusatori e a smentire le loro calunnie.
La seconda parte riguarda l’accusa principale, affrontata distinguendo tra la magia nera e quella bianca, presentata come una sorta di disciplina di carattere mistico e filosofico.
La parte finale ricostruisce gli eventi che hanno portato al matrimonio e si conclude con un colpo di scena, la presentazione del testamento di Pudentilla che indica il figlio come erede universale, dimostrando così il totale disinteresse di Apuleio.
La struttura dell’orazione è ciceroniana ma la profusione degli ornamenti e degli artifici retorici risente del gusto dell’epoca e si esprime nella ricercatezza formale, nell’espressione icastica e nell’attenzione alla descrizione del particolare. È l’unica orazione giudiziaria di epoca imperiale giuntaci integra.

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