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Lucio Anneo Seneca

Lucio Anneo Seneca nasce in Spagna a Cordova tra il 12 e l'1 a.C. da una famiglia di ceto equestre. Si reca a Roma per studiare filosofia sotto la guida dello stoico Attalo, Sozione e Fabiano che influenzeranno perennemente la sua formazione. Poi si reca in Egitto presso la zia materna. Quando torna diviene questore ma nel 41 a.C. cade vittima di una congiura di Messalina, moglie di Claudio: viene relegato in Corsica perché accusato di adulterio con una sorella di Caligola. Tornò in patria dopo la morte di Messalina. Svolse la funzione di consigliere del principe Nerone che salì al potere diciassettenne con la morte di Claudio. Ma Nerone, nonostante le cure e gli scritti di Seneca a lui indirizzati, si ribellò al suo istitutore portandolo al suicidio dopo averlo costretto a trascorrere parte della sua vita in privato, chiuso in casa, come se avesse qualche malanno fisico.
Seneca ha una personalità controversa. Le contraddizioni si esprimono tra la sua persona e i suoi scritti: il richiamo ad una vita contemplativa si scontra con l'ambizione ad assumere ruoli politici e civili; l'invito da egli stesso posto ad senso della misura e dell'autocontrollo viene smentito nei suoi stessi testi tragici in cui assistiamo al sopraffare delle passioni.
Il suo corpus comprende trattati filosofici, politici, civili, scientifici-naturalistici, dieci tragedie, una satira, orazioni, epigrammi ed epistole.
Nei tre libri del De Clementia Seneca cerca di risolvere il problema del rapporto fra suddito e principe. Egli afferma che la clemenza è la capacità di controllarsi quando si ha il potere di punire, propria del re giusto che governa lo stato proprio come la mente divina con l'universo. Il re (la forma migliore di governo per Seneca è la monarchia perché conforme alla natura, necessaria proprio come la mente divina) è il sapiens, un benefattore dell'umanità. La filosofia ha appunto il compito di rendere saggio il principe prima che diventi re, infatti, l'opera è indirizzata proprio a Nerone.
Nel De Otio si discute di cosa il saggio debba fare in una situazione in cui guerra civile, ingiustizia, slealtà e mancanza di libertà sono i principali aspetti che la caratterizzano: è necessaria la vita appartata perché non è più possibile trovare uno stato che il saggio possa accettare.
La filosofia di Seneca si occupa principalmente della morale umana: il compito dell'uomo è rendersi utile agli altri uomini (fondamento stoico) non sottraendosi mai ai suoi impegni e alle sue responsabilità umane e civili. Il vero uomo è colui che, nonostante gli incombenti pericoli, non fugge mai ma affronta essi con virtù. La sua indagine sull'interiorità umana continua così: saggio è colui che si sottrae alle passioni rendendosi padrone di se stesso, maestro di se stesso, possessore di indipendente giudizio e autonomia di pensiero, raggiungendo cioè la vera libertà! È libero chi è padrone di se stesso! Saggio è colui che cerca di migliorarsi giorno per giorno e non si pone mai al di sopra degli altri per il maggior sapere che possiede. Il sapere è inutile se solo quantitativo ma deve essere di forma qualitativa. Ognuno di noi ha un po' di ratio divina in se che permette di riconoscere cosa è sbagliato e cosa no!
Nel De Brevitate Vitae Seneca fa un ottimo ritratto dell'uomo contemporaneo al suo tempo: egli è troppo preoccupato a lottare continuamente per ottenere il maggior numero possibile di beni materiali, che invece sono irrilevanti; così facendo si rendono la vita ancora più breve in quanto la trascorrono in atti confusi e inutili. Inoltre Seneca tratta di un grande tema che è la morte. La massima è: si deve imparare a morire se si vuole davvero imparare a vivere.
Il discorso di Seneca è persuasivo, non filosoficamente dimostrativo. Egli si aiuta con immagini, esempi, similitudini. L'andamento del periodo è paratattico. Il succo del discorso si riassume sempre in una massima che esprime in maniera breve ma efficace la morale. Lo stile è drammatico in quanto presenta le cose così come stano senza girarci attorno. Utilizza molte figure retoriche quali la metafora, che ha valore persuasivo, la paronomasia ecc.

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