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Virgilio

- Publio Virgilio Marone nasce Andes, nel mantovano il 15 Ottobre del 70 a.C.
Conseguì i suoi studia inizialmente a Cremona, per poi spostarsi a Milano, Roma e Napoli.
- Nel 39 a.C pubblicò le Bucoliche, componimenti poetici che celebrano la vita pastorale e la purezza della natura; il successo ottenuto dall’opera gli valse l’ingresso nel circolo di Mecenate dove strinse amicizia con il segretario di Ottaviano.
- Nel 30 a.C portò a termine le Georgiche, poemetto che esalta l’agricoltura e l’allevamento.
Ottaviano commissionò a Virgilio l’Eneide alla quale si dedicò interamente, curando ogni sua singola parte.
- Nel 19 a.C il poema era quasi pronto ma il poeta, non contento decise di recarsi in Grecia alla ricerca di nuove fonti; incontrato Ottaviano decise di tornare in Italia, ma venne colto da un malore durante il viaggio in mare nei pressi di Brindisi.
- Muore il 21 Settembre del 19 a.C quando l’opera non era ancora competa, Virgilio stesso chiese ad Ottaviano di bruciare l’opera, cosa che però non fu fatta.

Il proemio

Il poeta dichiara di voler narrare le imprese di Enea, l’eroe troiano, che fugge da Troia mentre sta per essere distrutta per fondare una “Nuova Troia” nel Lazio.
Il suo arrivo nella nuova terra si è compiuto per volere Divino.
- L’ombra di Augusto: dietro la figura di Enea è possibile intravedere quella di Augusto impegnato nella rifondazione di Roma.

La trama

Giunone non può dimenticare l’odio verso ciò che resta di Troia e perciò scatena una tempesta con l’intendo di decimare le navi di Enea e costringerlo a sbarcare nei pressi di Cartagine.
Con l’appoggio di Venere viene accolto da Didone, che sta fondando Cartagine.
Didone lo invita a narrare le sue avventure.
(Inizio del racconto di Enea cap. II)
Enea racconta della distruzione di Troia e confessa di essersi salvato solo grazie alla protezione divina e di essere stato incaricato di rifondare Troia.
Dopo che ebbero costruito la flotta, Enea e i suoi prendono il mare; iniziano la costruzione della nuova Troia in Tracia ma presagi funesti lo invitarono ad abbandonare immediatamente quella terra e apprende dall’oracolo di Apollo nuove indicazioni sulla terra dove rifondare la città.
Sotto suggerimento di Anchise Enea conduce la flotta a Creta dove fonda Pergamo ma altri prodigi indicano la penisola italica così la flotta giunge in Sicilia dove però Anchise perde la vita e la flotta fu portata da una tempesta sulle coste africane.
(Termina il racconto di Enea cap. III )
Tra Didone ed Enea nasce l’amore ma Enea fu richiamato da Mercurio e costretto dallo stesso ad abbandonare la terra e a seguire il volere divino, così Didone si toglie la vita, maledicendo Enea e profetizzando eterno odio fra Cartagine e i discendenti di Troia.
A Deprano (Sicilia), in occasione dei funerali di Anchise, le donne istigate da Giunone tentano di incendiare le navi ma Anchise appare in sogno ad Enea che lo invita a scendere nell’Averno.
A Cuma Enea consulta la Sibilla con la quale scende nel regno dei morti e dove Anchise gli mostra la futura grandezza di Roma.
Sbarcato sul Tevere, Enea riconosce la terra e stringe un patto con il Latino, il quale gli avrebbe concesso in moglie la figlia Lavinia. Giunone però invia sulla terra il demone Aletto che incita la regina Amata, moglie di Latino, e Turno a rompere i patti con Enea e a coalizzarsi con gli altri popoli italici, contro l’accampamento troiano.
Turno assedia l’accampamento troiano ma purtroppo due giovani mandati ad avvisare Enea, esitano nel fare strage di nemici e vengono uccisi a loro volta.
Enea raggiunge l’accampamento e in battaglia Turno uccide l’amico Palente e lo spogli dell’armatura, così Enea insegue Turno per ucciderlo ma invano.
Turno così vuole il duello con Enea così viene stabilita una tregua che viene rotta da Giunone nell’incitare la sorella di Turno ad affrontare Enea; quest’ ultimo uccide il nemico riconquistando così Lavinia e ponendo le premesse per la nascita di Roma.

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