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Virgilio secondo la critica

Per Luca Canali pensare Virgilio significa immediatamente pensare al suo capolavoro epico, significa pensare al Virgilio dell’Eneide, significa pensare a quel grande personaggio, Enea, che era contraddistinto da un forte sentimento di pietas, di devozione e di rispetto nei confronti degli dei. Canali aggiunge anche che questa è una pietas, che comporta atteggiamenti spietati, come spietato era stato Enea con l’abbandono di Didone e con l’uccisione di Turno per vendicare la morte del giovinetto Pallante. Canali sottolinea la forte letterarietà del Virgilio delle Bucoliche, il debito potente che Virgilio paga alla tradizione ellenistico-alessandrina, con riferimenti espliciti, dichiarati testualmente a Teocrito. Virgilio non si limita a riprendere Teocrito, ma lo cita esplicitamente. Canali nota che Virgilio riesce nella mirabile impresa di conciliare la raffinatezza dei suoi modelli con le problematiche spesso angosciose del proprio tempo, procedendo sul filo di un rasoio con la sublime ambiguità del suo canto. Canali si sta riferendo alle due egloghe delle Bucoliche che fanno riferimento alla contemporaneità: quella sicuramente più suggestiva è la prima; in questa il rapporto letterario con la letteratura alessandrina ed ellenistica e gli illuminanti giudizi sulle tensioni del presente sono ben rappresentati. Il mondo dei pastori, secondo il critico, è un mondo rude ed elementare che è letterariamente trasfigurato, quindi stilizzato, ma senza perdere la propria energia oggettiva.

Sandro La Penna dice che forse nessun poeta ha superato Virgilio nel culto della perfezione formale come credibile che prima di morire egli vietasse la pubblicazione dell’Eneide, così è probabile che altre poesie avesse bruciate o lasciate inedite prima di pubblicare poco dopo il 40 a.C. le Bucoliche, opera stilisticamente già perfetta.
Concetto Marchesi dice che Virgilio quando compone le ecloghe, benché fosse ancora vincolato dalla tradizione neoterica-alessandrina e ancora lontano dall’indipendeza grande delle Georghiche e dell’Eneide, Virgilio ha già una sua personalità di poeta senza scuole, accoglie in sé tutte le voci che hanno risonanza nel suo spirito, ascolta gli antichi poeti di Roma e più di tutti quei due sommi che erano vissuti fino al tempo della sua fanciullezza ed erano acerbamente morti e avevano in canti mortali significato la passione del mondo e quella dell’animo umano: Lucrezio e Catullo, ma il suo modello specifico è uno greco, Teocrito certamente in molti punti e specialmente in quelli ove c’è più stile e sentimento schietto della vita pastorale e del mito silvestre, ma anche quando pare ci sia traduzione o imitazione avviene invece una ristorazione e ci sentiamo portati fuori dalla scena teocritea, in un mondo dove le cose talora si vedono meglio ad una ad una e parlano tutte all’anima nostra che ricorda. Quindi anche Marchesi ribadiva il rapporto scontato con Teocrito e con il neoterismo, ma ci teneva a sottolineare l’originalità della poesia virgiliana.
Sull’originalità delle Bucoliche rispetto agli idilli teocritei c’è un’osservazione fondamentale di Hoffman, che dice come Virgilio sia stato raggiunto dal fascino della tradizione bucolica resta forse il suo segreto, ciò che possiamo sapere è quello che essa e il mondo dei pastori sono diventati per lui, il significato e il valore che hanno avuto per lui, se per Teocrito il mondo pastorale era stato al confronto un tratto di realtà tangibile per Virgilio divenne l’Arcadia, una regione remota di un’esistenza privilegiata in mezzo ad una realtà brutale, truce, senza anima, divenne un paesaggio di sogno e divenne la patria dell’anima.
Pietro Citati scriveva, contadini espropriati, greggi di pecore, esili suonatori di flauto, Ottaviano divinizzato, i cipressi e i molli viburni, amori pastorali, api che libano il fiore del calice, fonti sacri degli dei, canti di pastori per la supremazia poetica, nascita del fanciullo che annuncia il ritorno dell’età dell’oro quando le querce spilleranno una rugiada di miele, un’amante maga che attira l’amato con i suoi incantesimi, gli amori infelici di un amico, ecco i temi di questo duro prodigio della poesia occidentale.
Canali aggiunge che lo stile di Virgilio già nelle Bucoliche, è quanto di più elegante, ma anche di più energicamente efficace dell’intera letteratura latina. La sintassi ne è quasi sempre essenziale, prima di ogni ricerca di effetti speciali, quali erano stati per esempio quelli della storiografia di Sallustio e anche del poema di Lucrezio, con la loro tendenza a soluzioni arcaiche del linguaggio e quelli della concinnitas di Cicerone e dunque rigorosamente, ma mai pedantemente funzionale nei contenuti. Il lessico è quello di un purismo, va sempre trasparente come un cristallo. Molto importante in Virgilio è l’uso della geminatio cioè la costruzione del periodo tale che un termine di esso possa essere attribuito a due diversi termini dello stesso contesto.

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