Le Bucoliche
- Raccolta di 10 egloghe in esametri
- Composte tra il 42 e il 39 a.C. (periodo di guerra civile fra Ottaviano e Antonio, confische agrarie)
- Titolo: dal greco “bukolikà” = pastore, significa “canti di pastori”

Modelli
Teòcrito (III a.C.), “Gli Idilli” > ambientazione => campagna idealizzata, locus amoenus, Arcadia
> temi e motivi che rielabora secondo la teoria dell’imitazione ed emulazione

Struttura
Egloghe dispari: forma mimica – riportano dialoghi tra i pastori
Egloghe pari: struttura narrativa


I EGLOGA -- Attualità
Dialogo tra Tìtiro e Melibeo, due pastori – contadini.
Melibeo viene colpito dall’esproprio della terra ed è costretto ad andare in esilio.
Tìtiro invece può conservare i suoi beni grazie all’intervento di un giovane che egli esalta come dio in Terra.

Interpretazione allegorica: si coglie la sofferenza di Virgilio, che si celerebbe dietro il personaggio di Tìtiro. Egli venne infatti minacciato nei suoi possedimenti dalle distribuzioni di terre ai veterani e reintegrato nel possesso del suo fondo da Ottaviano, che sarebbe il giovane dio.
Il poeta parla in realtà per bocca di entrambi i suoi personaggi, esprimendo, attraverso Tìtiro, la sua riconoscenza per il benefattore e, per mezzo di Melibeo, l’amarezza per le brutali espropriazioni.

II EGLOGA -- Tema amoroso
Canto d’amore appassionato del pastore Coridòne per Alessi, un giovane schiavo di un patrizio, che non contraccambia il sentimento. In questo carme si trova per la prima volta il tema dell’amore come forza irrazionale che travolge l’uomo irresistibilmente e dolorosamente.

IV EGLOGA
Virgilio profetizza la fine di un ciclo cosmico e l’inizio del successivo, che coinciderà con il ritorno dell’età dell’oro. Tale rinnovamento è collegato alla nascita di un puer che con la propria vita accompagnerà il progressivo realizzarsi di un mondo nuovo.

VI EGLOGA
Il filosofo Sileno intona un canto, al centro del quale è inserito un omaggio a Gallo, che esalta il potere magico e affascinante della poesia.

IX EGLOGA-- Attualità
Dialogo tra Lìcida e Mèride, due pastori-poeti
Mèride racconta a Lìcida che Menalca, loro amico, ha dovuto cedere il suo piccolo podere ad uno straniero e nella contesa con quest’ultimo ha anche rischiato la vita.
Vi sono esplicite allusioni alla realtà storica e viene menzionata la città di Mantova, che viene detta troppo vicina a Cremona, la città più coinvolta nelle confische agrarie.

X EGLOGA -- Tema amoroso
Dedicata all’amico Cornelio Gallo, che viene rappresentato nel carme in preda alla disperazione per l’infedeltà dell’amante Licòride. Virgilio lo rappresenta con i tratti di Dafni, un personaggio inventato da Teòcrito, che costituisce il modello dell’eroe pastorale.

Le Georgiche
- Poema epico - didascalico
- Composte fra il 38 e il 30 a.C.
- Titolo: “georgica” è il neutro plurale dell’aggettivo “georgicus” = “relativo alla cura dei campi”

Modelli
Esìodo, “Le opere e i giorni” (VIII secolo a.C.)
Arato di Soli “Fenomeni”
Nicandro di Colofone “Gheorghikà”
Lucrezio “De Rerum Natura” – si proponeva di divulgare la dottrina epicurea

Dedica a Mecenate  il suo nome compare all’inizio di ogni libro e viene messo in rilievo particolarmente nel proemio del III libro.

Messaggio
Virgilio lancia un appello a restaurare gli originali valori della tradizione romana, legati alla civiltà contadina, che si traducono negli ideali di laboriosità, frugalità, religiosità e culto della famiglia e della patria, tale intento è congeniale al progetto di ri-pacificazione della società romana intrapreso da Ottaviano.

Schema temi
I libro Coltivazione dei cereali (modello di Esiodo), ciclo delle stagioni e segni celesti
(modello di Arato) Esposizione dell’argomento dell’intera opera, dedica a Mecenate e invocazione a vari dei e ad Ottaviano - Morte di Giulio Cesare e guerre civili

tema tragico
II libro Coltura degli alberi - Invocazione al dio Bacco - Elogio della vita dei campi

tema positivo
III libro Allevamento del bestiame - Celebrazione di Ottaviano - Morìa degli animali nel Nòrico a causa della peste

tema tragico
IV libro Apicoltura
Apostrofe a Mecenate, indicazione dell’argomento del libro - Favola di Aristeo – mito di Orfeo ed Euridice

Contenuto

I libro - La teodicèa del lavoro

Virgilio spiega la fine dell’età dell’oro sostenendo che Giove creò gli ostacoli e quindi la necessità del lavoro agli uomini perché si risvegliassero dal torpore in cui vivevano e perché, affinando il loro ingegno per far fronte alle difficoltà poste dalla natura, progredissero nel cammino della civiltà.

- Finale
Virgilio fa una descrizione grandiosa e terribile degli oscuri presagi che accompagnarono l’uccisione di Cesare e invoca la protezione degli dei su Ottaviano, indicato come l’unica speranza di salvezza per una popolazione sconvolta dalla guerra civile.

II libro – Le Laudes Italiae
Confrontando i luoghi esotici, specialmente quelli orientali, con l’Italia, Virgilio elogia il proprio paese affermando che esso è superiore a tutti gli altri per clima, fertilità della terra, opere realizzate dall’uomo, stirpi gloriose e grandi condottieri, fra i quali l’ultimo è il grande Ottaviano, vincitore dell’Oriente.
In questo passo delle Georgiche si coglie la polemica di Ottaviano contro Antonio, che contrapponeva i valori italici agli eccessi dell’Oriente.

- Finale
La vita dei campi viene idealizzata e presentata come sede di pace e di tutte le virtù, contrapponendosi alla città che è definita il luogo delle discordie e della corruzione causate dall’ambizione di potere e dall’avidità dei cittadini.

III libro – Il tema della morte
Nota dolente:
- constatazione malinconica dell’incombere inesorabile su tutti gli esseri mortali del declino delle facoltà fisiche e della morte.
- digressione sull’amore - furia irrazionale devastante che coinvolge sia uomini che animali.

- Finale
Il tema della morte raggiunge l’apice nella descrizione di una terribile pestilenza che si diffuse tra gli animali nel Nòrico.
Virgilio riprende molti elementi della descrizione della peste di Atene fatta da Lucrezio a conclusione del De Rerum Natura, ma mentre quest’ultimo diede un quadro più scientifico della malattia, Virgilio partecipa compassionevolmente al dolore delle vittime.

IV libro – La vita serena delle api
La società delle api è presentata come civiltà ideale grazie alla propria perfetta organizzazione. Inoltre, secondo Virgilio, le api sono superiori agli uomini e a tutti gli altri animali perché non sono soggette alla schiavitù dell’eros, presentato come valore negativo, in quanto, come dice un’antica credenza, esse si riproducono grazie alla “bugonìa”, un prodigio divino che fa nascere sciami di api dalle carcasse dei vitelli.

- Finale
Per spiegare la bugonìa, Virgilio inserisce un epillio (poemetto di argomento mitologico) a conclusione del poema, che racconta la storia del pastore Aristeo: come punizione per aver causato la morte della ninfa Euridice, ha perduto tutti i suoi alveari. All’interno della storia di Aristeo è inserito il mito di Orfeo ed Euridice; i due uomini sono legati da un motivo eziologico in quanto entrambi perdono ciò che hanno di più caro.

Dopo aver esposto il mito, Virgilio riprende la storia di Aristeo, narrando che questi riesce a placare l’ira delle ninfe grazie ad alcuni riti e vede nascere dalle carni dei tori sacrificati degli sciami di api.

A chiudere definitivamente il poema è un sigillo autobiografico, nel quale Virgilio dichiara la paternità dell’opera, ne indica la data facendo riferimenti alla contemporanea campagna in Oriente di Ottaviano e ricorda con affetto la città di Napoli, oltre a citare il primo verso delle Bucoliche e ricordarne la composizione.

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