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Valerio Massimo

Valerio Massimo apparteneva a una famiglia piuttosto modesta ma riuscì a divenire console nel 14 d.C. e proconsole in Asia nel 27 d.C.. La sua opera più importante fu “Factorum et Dictorum memorabilium libri novem” e si apre con una dedica a Tiberio che viene adulato come “sicura difesa della patria” e addirittura prende il posto delle Muse tradizionali. Si tratta di una raccolta di frasi celebri e aneddoti relativi a personaggi famosi proposti come modelli sia positivi sia negativi. Non si tratta di un’opera storica, ma di una serie di exempla raccolti in base a temi particolari (mitezza, crudeltà, astuzia ecc…); in ogni sezione vengono rappresentati prima esempi romani e poi esempi relativi ad altri popoli; tuttavia ogni episodio possiede una simile struttura: introduzione, esposizione e riflessione morale finale. L’opera era destinata soprattutto alle scuole di retorica e aveva un chiaro intento celebrativo poiché esaltava sempre la superiorità dei romani rispetto agli altri popoli. Quest’opera ebbe molta fortuna nel Medioevo: Petrarca e Boccaccio trassero numerosi spunti dagli aneddoti raccontati.

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