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Tibullo - Caratteristiche poetiche

La produzione di poesia di Tibullo risale al decennio che va dal 30 a.C. fino al 20 a.C. È un intellettuale dell’età augustea ed è nient’altro che un artista, un poeta perché così Virgilio opera nel circolo di Mecenate, così Tibullo si trova sotto la tutela di un potente patrono, che è Messalla Corvino, che aveva costituito un circolo letterario. Di Tibullo restano quattro libri di elegie. Nel suo canzoniere, però, sono considerate autentiche certamente le elegie del I e del II libro, il III libro presenta invece dei componimenti che per la maggior parte non sono poi successivamente attribuiti all’autore. Il I libro delle elegie canta l’amore per una donna che si chiama Delia, che è lo pseudonimo di una donna che fu realmente amata dall’artista. Le fonti letterarie della sua elegia sono la tradizione ellenistica, l’epigramma greco, i lirici greci, il neoterismo e Catullo. Non si escludono nella sua poesia contaminazioni con i contemporanei, Tibullo fu particolarmente influenzato da Virgilio e questo si influenzo a vicenda anche con Properzio. I temi sono quelli tradizionalmente elegiaci dell’esclusiva passione amorosa, di un amore che è però fonte di sofferenza e di afflizione, l’infedeltà della donna amata e il dolore e i lamenti nell’amante più volte respinto. C’è anche in Tibullo molto evidente il tema della contrapposizione dell’artista e dell’innamorato ai valori dominanti, ai valori ufficiali, l’artista accetta il pubblico disprezzo, ma tra dedizione assoluta al sentimento amoroso e impegno civile e politico egli preferisce il primo. Il secondo libro non è propriamente amoroso, è un libro dove si rievoca una festa rurale che è quella degli Ambarvalia ed è interessante perché qui si ritrova un grande tema della poesia di Tibullo: l’elogio della vita campestre. Nel III libro torna la tematica amorosa nella sue veste elegiaca e nella sua assoluta centralità; la donna cantata nel terzo libro è Nemesi, che anche in questo caso è uno pseudonimo, infatti Nemesi significa “vendetta”, perché rappresenta una figura demoniaca, negativa che consuma le energie vitali del poeta ed è costruita sul topos letterario della cortigiana viziosa e amante del lusso e del denaro. Torna qui il tema della sofferenza d’amore a causa dell’infedeltà della donna. Il topos letterario su cui si costruisce tutto il III libro è quello del servitium amoris, che imprigiona il poeta e lo inebetisce, lo allontana dal altri interessi. In questo libro si trova la VI, che è uno dei testi più cupi e più pessimistici dell’intera poesia tibulliana. Il poeta descrive sé stesso come distrutto, stanco e desideroso di oblio e di morte. La poesia di Tibullo e poesia lirica, quindi una poesia profondamente soggettiva e ad un lettore disattento potrebbe sembrare che questa poesia sia costruita su un fondamento autobiografico, ma in realtà l’autobiografismo è assolutamente apparente e una lettura in questi termini sarebbe semplicistica. Il fatto fondamentale della poesia di Tibullo sta nella profonda convenzionalità dei suoi temi, sta nella letterarietà estrema di quella forma poetica. Questo non esclude la possibilità che le esperienze personali e di carattere amoroso siano state poi lette attraverso quei codici letterari o abbiano in qualche modo nutrito l’ispirazione letteraria, però la convenzionalità, la letterarietà e il riferimento a dei luoghi propri della poesia lirica è la caratteristica fondamentale della scrittura del Tibullo elegiaco. Tutti i suoi temi, tutte le sue creazioni affondano le loro radici all’interno di una precisa tradizione letteraria, tant’è vero che Tibullo e Properzio dal punto di vista della storia della letteratura, sono importanti perché sono coloro che hanno creato, sulla scorta delle epoche precedenti, un vero e proprio codice letterario della lirica amorosa. È un principio non del tutto lontano a quella valutazione in merito alla poesia del Petrarca, che in virtù della convenzionalità, in virtù del suo unilinguismo ha creato quasi un dizionario lessicale, ma anche tematico e stilistico della lirica, che è stato utilizzato per secoli e secoli. Quindi nella poesia latina, Tibullo e Properzio, creano un codice letterario particolarmente compatto. L’io-lirico, l’autobiografismo e colui che sembra raccontare dei propri casi umani è anch’esso convenzionale.

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