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Le Satire di Orazio

Si rifanno principalmente a Lucilio. Il termine satira deriva da un piatto, che si chiamava satura lanx, dove c’era un miscuglio di pietanze, quest’immagine è rispettata nelle Satire di Orazio perché la varietà tematica è tipica del genere satirico. Queste tematiche così varie sono di stile e di forma differente, ci sono temi alti, solenni di carattere filosofico-letterario, temi di tipo moralistico, spunti di tipo sentimentale, ma anche molto realismo, come il rapporto con la quotidianità. Questo rapporto con il quotidiano si traduce poi nella costruzione di tipi umani, alcuni di questi indimenticabili come il personaggio del “Seccatore”. Molto interessante e tipico dell’Orazio satirico è l’atteggiamento spirituale, lo sguardo con cui osserva i soggetti che provengono da un’esperienza personale, ma anche da una tradizione letteraria. Orazio parla molto bene del suo atteggiamento in un piccolo passo dicendo: “Quando mi stendo sul divano o entro in un portico, non do pace a me stesso, questo è disonesto, facendo così starò meglio, così riuscirò gradito ai miei amici, in quella circostanza ho agito male, quel tale ha agito male, che a me non capiti di fare distrattamente qualcosa di simile. Queste cose tra me vado in silenzio meditando e quando mi avanza un po’ di tempo, mi trastullo a metterle in carta”. Alle spalle della scrittura delle Satire non c’è soltanto letteratura, c’è un’osservazione della vita, dei comportamenti e c’è una origine moralistica, c’è una sincera volontà di organizzare i propri atteggiamenti e gli atteggiamenti altrui cercando di migliorarsi. Quindi questa osservazione di difetti e di errori, questo tentativo di perfezionamento morale è all’origine delle Satire. È come se ci fosse un costante esame di coscienza, è come se i comportamenti fossero sempre sottoposti ad un’analisi. Orazio è alla ricerca di un ideale di vita, è come un giovane che riflette sulle proprie esperienze, sulle esperienze altrui e compie delle osservazioni e trae delle conclusioni. Non c’è nell’Orazio satirico, sebbene la sorgente prima sia quella morale, la durezza e la cattiveria del moralista. C’è però un atteggiamento di superiorità morale che deriva da questo faticoso processo di costruzione di sé stesso e c’è un pacato riconoscersi delle debolezze dei personaggi che ha rappresentato. Lo stile è vario, piacevole e tende al colloquiale, ma così come il contenuto delle Satire, si costruisce sul principio della varietà dei toni; così come sono vari gli argomenti, sono vari anche i principi stilistici, talvolta molto simili a quelli particolarmente elevati delle Odi, dove il tecnicismo e la perfezione stilistica regna sovrana, altre volte invece la sua poesia si concede volutamente alla battuta e alla parlata volgare. Si trova un meccanismo che è molto caro alla lirica nella storia occidentale: nelle due dimensioni l’aulico e il prosastico, lo stile alto e sublime contro lo stile quotidiano e realistico, nel momento in cui entrano in contatto generano un rapporto di innalzamento del genere realistico e un abbassamento dell’aulico. Tutto questo è stato sostenuto da Concetto Marchesi che dice: “La ignobiltà diviene eloquente, la bassezza si adorna di parole eleganti e la buffoneria conosce i toni dell’epopea”.

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