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Properzio

Nacque in Umbria, ad Assisi, intorno al 50 a.C., da una famiglia agiata, perdette giovanissimo il padre e subisce la confisca del patrimonio oltre l’uccisione di alcuni parenti. Potè compiere studi giuridici, ma ben presto si dedica all’attività poetica.
Di lui ci sono pervenute 92 Elegie suddivise in 4 libri:
- Nel I libro non c’è la celebrazione dei fatti come la tradizione augustea richiedeva: si esalta una vita trasgressiva, l’abbandono degli impegni civili e politici e la chiusura nella vita e nel canto dell’amore.
- Nel II e nel III ebbe successo nel pubblico, nonostante contrario ai programmi del regime, e per questo ottenne la protezione di Mecenate. I temi prevalenti sono quelli amorosi, poetici e letterari e si affianca ad una poesia dotta e raffinata. Nell’ultima elegia del III libro si congeda dall’elegia d’amore parlando del suo definitivo distacco da Cinzia.
- Nel IV libro si trovano 11 elegie alcune trattano antichi miti romani, altre, elegie a contenuto celebrativo.
La donna cantata da Properzio, Cinzia, in realtà doveva chiamarsi Hostia ed è descritta con minuziosità: il suo stile di vita la pone ad un livello inferiore, infatti il rapporto è caratterizzato da un legame irregolare, il poeta vi si abbandona in un totale servitium amoris, che lo appaga e lo tormenta. Tre libri parlano di questa donna, l’elegia del distacco è preparata nel corso del libro in modo che il lettore la coglie come fine di una tensione, infatti la lascia con una maledizione vendicativa e liberatoria, nel libro IV irrompono solo i ricordi di Cinzia.
Il lessico di Properzio attinge a livelli stilistici assai diversi, fa continuo ricorso alla tecnica allusiva, obbligano il lettore a rimandi e confronti. L’aspetto che lo contraddistingue dagli altri elegiaci è però il largo uso della mitologia, un modo singolare di cui si serve per esprimere complesse situazioni esistenziali (passato e mitologia rappresentano la bellezza, mentre il presente rappresenta la mediocrità).
L’utilizzo della mitologia ha diverse funzioni:
- Nobilitante: è usato ad elevare le situazioni comuni o banali.
- Illuminante: è usato per spiegare una situazione.
- Esortatoria: un’esortazione indiretta che presenta una lezione morale.

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