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Properzio, Elegia libro II

Traduzione del secondo libro

Voi mi chiedete donde io tragga tanti versi d’amore,
da dove venga alle mie labbra questo tenero libro.
Non è Calliope 1 che canta, e non è Apollo;
è solo la mia donna che mi ispira.
5 Se la fai avanzare fulgida in una veste di Cos,
da quella veste di Cos ne verrà tutto un volume;
se ho visto i suoi capelli ondeggiar sparsi sulla fronte,
per la lode della sua chioma se ne va superba;
se sulla lira le sue dita eburnee fan risuonare un carme,
10 io celebro ammirato l’agile tocco della mano sua;
se i dolci occhi reclina in cerca del riposo,
io trovo mille nuovi motivi di poesia;
se nuda, poi – via di colpo la tunica – con me la lotta affronta,
io allora avvio Iliaci senza fine:
15 qualunque cosa dica, qualunque faccia

nasce dal nulla una grandiosa Storia.
Se a me, o Mecenate 2, avesse tanto concesso il destino
ch’io potessi guidare alla battaglia schiere d’eroi,
non i Titani 3 canterei, non l’Ossa 4 sull’Olimpo
20 imposto, perché il Pelio facesse strada al cielo
né Tebe antica, né Pergamo 5, gloria di Omero,
né i due mari congiunti per ordine di Serse 6,
né il regno dell’antico Remo né gli odi di Cartagine superba,
le minacce dei Cimbri o di Mario le generose imprese 7:
25 ma le guerre e le gesta del tuo Cesare celebrerei,
e dopo il grande Cesare 8, saresti tu la mia seconda cura.
Se Modena 9 cantassi, o se Filippi 10, sacrario della guerra civile,
o la battaglia navale della disfatta siciliana 11
o i focolari distrutti dell’antica gente etrusca 12
30 o i lidi conquistati di Faro tolemaica 13,
se l’Egitto cantassi, e il Nilo, quando verso Roma trascinato
lentamente avanzava con le sue sette foci prigioniere 14,
e i re col collo chiuso da catene d’oro,
e i rostri 15 della battaglia d’Azio passare per la via Sacra,
35 te la mia Musa a queste imprese sempre assocerebbe,
te, fedele compagno in pace e in guerra.
Ne sono prova Teseo tra gli inferi 16, e tra i superni Achille,
fedele all’Issionide l’uno, l’altro al figlio di Menezio.
[...]

Ma le battaglie flegree di Encelado 17 e di Giove
40 non potrebbe intonare Callimaco 18 col suo corto respiro,
non si addice alla mia vena celebrare col duro verso dell’ epica
la gloria di Cesare, fino ai suoi avi frigi 19.
I venti racconta il nocchiero, e l’aratore di buoi;

il soldato enumera le ferite, il pastore le pecore;
45 io, le battaglie che si combattono in un letto angusto:
impieghi ciascuno la sua giornata nell’arte che conosce.
E’ gloria in amore morire: seconda gloria goder d’un solo affetto,
se ci è dato. Possa io solo godere del mio amore!
Se ricordo, ella considera in colpa le donne incostanti
50 e per colpa di Elena, l’intera Iliade rifiuta.
Se fosse mio destino bere i filtri della matrigna Fedra 20,
quei filtri che non dovevano avere effetto sul figliastro,
o dovessi perire per le erbe di Circe 21, o la maga di Colchide 22
ardesse sopra i fuochi di Iolco le caldaie di bronzo,
55 poiché una sola donna m’ha rapito il cuore
dalla sua casa muoveranno le mie esequie.
La medicina guarisce tutti i dolori degli uomini:
solo amore non vuole un medico per il suo male.
Macaone 23 sanò il piede impedito di Filottete,
60 e Chirone, figlio di Fillira, guarì la vista di Fenice 24,
e il dio di Epidauro 25 con le erbe cretesi restituì
l’estinto Androgene al paterno focolare,
ed il giovane misio 26, dalla lancia tessala
che l’aveva ferito, ebbe alfine salute.
65 Se qualcuno sarà capace di togliermi il mio male, certo
Costui anche potrà offrire frutti alla mano di Tantalo 27;
e riempir vasi con le anfore delle vergini Danaidi 28,
perché non gravino il tenero collo con l’eterna fatica dell’acqua;
e scioglierà le braccia di Prometeo dalla roccia del Caucaso
70 e scaccerà l’avvoltoio dal mezzo del suo petto.
Nel giorno che il destino verrà a reclamare la mia vita,
e su un esiguo marmo breve nome sarò,
o Mecenate, invidiata speranza della mia giovinezza,
tu giusto vanto e della vita mia e della morte,
75 se per caso la tua strada ti porterà vicino al mio sepolcro
trattieni il cocchio britanno dal cesellato giogo,
e spargendo una lacrima, manda al mio cenere muto queste parole:
“Fatale sorte di questo infelice fu una donna crudele”

Commento e analisi dell'opera

Introduzione
Elegia di apertura del secondo libro di Properzio, è una elegia premiale densa e difficile, una sorta di manifesto, che propone, sia sul piano teorico, sia come esempio dimostrativo, temi nuovi e importanti: il nome di Mecenate, anzitutto, segno dell’avvenuta collocazione del poeta nell’ambito della cultura augustea. Ma poiché a questa assunzione si associano inevitabili richieste di poesia civilmente impegnata e solenne, ecco la “recusatio”, il clichè che consiste nel sottrarsi adducendo la propria pochezza: Properzio non è fatto per il durus versus, per l’epica sonante di battaglie. Perciò continuerà alla composizione del mollis liber, il tenero canto d’amore dell’elegia: non è Calliope la sua Musa, ma Cinzia, e di lei canterà fino alla morte, come dirà l’epigrafe del suo sepolcro.
Questa elegia è densa di citazioni erudite e di ardue allusioni mitologiche, si colloca come prova e proclama di poesia callimachea, e il nome di Callimaco, il caposcuola della poesia alessandrina, è esplicitamente richiamato al v.40

Riferimenti storici
1 Musa della poesia epica, nominata in riferimento ai temi epici, citati al v. 18

2 All’inizio del secondo libro compare questa dedica a Mecenate, punto di riferimento della cultura augustea: è il segno che Properzio fa ormai parte di quel circolo di intellettuali, nel quale erano Virgilio e Orazio.
3 La lotta dei Titani con gli dei costituisce un classico argomento dell’epica.
4 Riferimento mitologico, per scalare il cielo i Giganti posero il monte Ossa sull’ Olimpo e il Pelio sopra l’Ossa.
5 La rocca di Troia, è un’allusione all’Iliade.
6 Allusione al canale fatto aprire da Serse attraverso il monte Atos, nel corso della seconda spedizione persiana 480 a.C.
7 Dopo le guerre puniche, sono citate, secondo l’ordine cronologico della storia d Roma le campagne di Mario contro i Cimbri e i Teutoni 102-101 a.C.
8 Augusto.
9 La battaglia del 43 a.C.; in cui Ottaviano sconfisse la fazione antoniana
10 A Filippi, in Macedonia, Ottaviano e Antonio sconfissero i cesaricidi Bruto e Cassio 42 a.C.
11 Nella battaglia di Nauloco viene sconfitto nel 36 a.C. Sesto Pompeo, figlio di Pompeo Magno.
12 Si tratta della guerra di Perugia 41-40 a.C.
13 Faro è un’ isola di fronte ad alessandria: si allude alla conquista dell’ Egitto, avvenuta dopo la vittoria di Azio nel 31 a.C.
14 Si usava, durante i trionfi esporre insegne o raffigurazioni che indicassero visivamente alla folla l’ immagine del paese conquistato.
15 Erano le prue rinforzate di ferro, tolte alle navi dei vinti.
16 Con la formula testatur (“ne sono la prova”) si avviano gli exempla mitologici, che servono a provare l’affermazione citata (la fedeltà di Mecenate verso Augusto):
-Teseo accompagno agli inferi l’amico Piritoo, figlio di Issone e Achille morì per vendicare Patroclo figlio di Menezio.
Dopo il v.38 si apre secondo gli storici una lacuna.
17 Vengono nominati argomenti epici, in particolare la lotta tra gli dei e i Giganti, uno dei quali era il nominato Encelado.
18 Callimaco è considerato il caposcuola della cultura alessandrina. Per Properzio è un modello al quale spesso si richiama.
19 Le origini della gens Iulia venivano fatte risalire a Enea, e Troia sorgeva nella Friga.
20 Moglie di Teseo, tentò di sedurre il figliastro Ippolito, anche mediante filtri, offerti dalla sua nutrice, come racconta Euripide nell’ Ippolito.
21 La maga che trattenne Ulisse.
22 Medea, proveniente dalla Colchide.
23 Exempla dimostrativi: il primo è Filottete, il cui piede morso da una vipera fu guarito da Macaone, figlio di Esculapio.
24 Il centauro Chitone, maestro di Achille guarì Fenice, accecato per una maledizione Paterna.
25 Esculapio, dio della medicina, era particolarmente venerato ad Epidauro; tra l’atro resuscitò Androgene, figlio di Minasse.
26 E Telefo, re della Misia. Colpito dalla lancia di Achille (che era di Ftia, in Tessalia, chiamata anche Emonia, così infatti è nel testo latino), fu poi sanato dalla stessa lancia, che l’aveva ferito.
27 Il celebre supplizio, al quale fu condannato per aver divulgato i segreti degli dei.
28 Le figlie di Danao, che avevano ucciso i loro mariti, furono condannate negli inferi ad attingere acqua con vasi senza fondo.

Riferimeti ai principali temi dell’elegia
v.4 la donna di cui parla Properzio è Cinzia, la donna cortigiana che schiavizza il poeta.
v.35 riferimento di nuovo a Cinzia musa del poeta
v.36 compagno fedele, richiama il tema del servitium amoris.
v.36 in pace e in guerra, richiamo al tema della militia amoris
v.41 celebrare con il duro verso, richiamo al tema della recusatio
v.45 io le battaglie che si combattono in un letto angusto, richiamo alla militia amoris
v.55 poichè una sola donna m’ha rapito il cuore, tema del servitium amoris
vv. 56-57 tema del servitum amoris
v 65 nuovamente il tema dell’amore come malattia che affligge il poeta, in questo caso Properzio si chiede se c’è qualcuno in grado di guarirlo.
v.71 nel giorno che il destino verrà a reclamare la mia vita…. Richiamo al malattia dell’amore, con l’invocazione del poeta del momento della sua morte.
v.75 donna crudele, riferimento a Cinzia, la parola chiave è crudele, aggettivo utilizzato da tutti gli elegiaci che indica la continua sottomissione del poeta alla donna amata, che però non corrisponde il suo amore e la sua devozione.

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