Properzio

Il Canzoniere

Properzio nasce negli anni 50, anni duri a causa della guerra civile tra Ottaviano ed Antonio. Viene a Roma per studiare e conosce Cinzia. Nasce a questo punto l’amore esclusivo per lei, definita dal poeta “la prima e l’ultima”.
Il Canzoniere di Properzio è composto da quattro libri.

Il primo libro

Nel primo libro troviamo le vicissitudini amorose per Cinzia; ci sono vari momenti di speranza e delusione amorosa, tuttavia l’amore rimane sempre presente. Ci viene fornito un ritratto del poeta che è prigioniero della sua padrona, un poeta che vive la sua vita nella Nequitia, condannato alla degradazione. D’altra parte, per il poeta, poter affermare di amare Cinzia, di prestarle un Servitium Amoris, è motivo di onore: Cinzia è la sua famiglia, la sua ragione di vita.
L’amore diventa un’esperienza unica ed unificante perché esiste un’unità tra amore e poesia; l’amore è totalizzante e unificante, autarchico, per cui il poeta è al di fuori di ogni legge e comportamento della società; il poeta, per amore, rinuncia a tutto. Proprio perché questo amore è autosufficiente,esclusivo, Properzio non esita a dire esplicitamente ad Augusto di non occuparsi di questioni di celibato e matrimonio in quanto non ne ha il diritto intendendosi solo di materia civile e militare e non di materia sentimentale.

Il secondo libro

Il secondo libro esce due anni dopo l'uscita del primo, nel 25: esso ha ancora al centro Cinzia, però non c'è solo lei, ma troviamo anche una elegia dedicata a Mecenate, del cui circolo Properzio era entrato, con un avvicinamento a Mecenate da parte del quale c'era stato forse un tentativo di orientare le tematiche di Properzio con tematiche in linea col nuovo clima culturale che Augusto voleva instaurare. Questo libro si apre con la Recusatio. Emerge un maggiore disagio per la vita che Properzio vive ed il rapporto con Cinzia sembra essere più problematico.

Il terzo libro

Il terzo libro ancora di più dimostra l'aumentare di questo disagio: il poeta si accorge che Cinzia non lo ricambia. Comincia a profilarsi l'ombra del Discidium, la rottura, il distacco. Oltretutto, compaiono anche temi in linea con i desideri di Augusto, temi civili, elegie più impegnate, due Epiceli, composizioni composte per la morte di qualcuno, e la materia appare sicuramente più varia. La scelta di Properzio cade su una Musa Tenuis, su una poesia leggera, a causa di una stanchezza che sembra essere sempre maggiore. Ci sono tre elegie che preannunciano il distacco: una in cui fa una preghiera a Bacco in cui lo prega di liberarlo dall'Amore, in un'altra manifesta la speranza di poter ancora una volta liberarsi dall'Amore, andare ad Atene e occuparsi degli studi, e la più significativa è quella in cui dichiara di aver perso tutte le tavolette in cui aveva scritto poesie d'Amore: non più spazio per poesia d'amore nelle sue composizioni.

Il quarto libro

Dopo sei anni esce il quarto libro, completamente diverso: elegie romane. Non c'è più il poeta al centro, non ci sono più elementi autobiografici e personali, la figura di Cinzia compare solo come ricordo e non più come ispiratrice dell'amore presente. C'è invece Roma. Sono quelle elegie in cui Properzio assume come la veste di Callimaco romano, col compito di indagare i cosiddetti Aitia, le cause, in cui ci parla delle cause, origini di alcuni nomi, origini, culti di Roma. Properzio va nel passato di Roma e si chiede il motivo di alcune cose e fatti. E' una poesia di carattere civile. Lo stile richiama molto quello di Callimaco, attento ai particolari, c'è ironia, Lepòs, grazia, e a volte anche una interpretazione personale dei miti (episodio di Tarpea che secondo la tradizione è una traditrice dei romani, che aprì le porte ai nemici: in cambio aveva chiesto ciò che i nemici portavano sul braccio sinistro; i nemici invece di darle i braccialetti che avevano sulle braccia le buttarono addosso gli scudi che portavano, soffocandola). Properzio, storpia il mito e parla di una Tarpea che tradisce i romani per amore.
Il quarto libro mostra un procedimento inverso rispetto a quello seguito nei libri precedenti: se nei libri precedenti innalzava le proprie vicende personali a livello del mito per sublimarle, ora invece fa il contrario, prende il materiale mitico e vi inserisce elementi romantici, come se volesse modificare un po' la storia di Roma, seguendo alcune leggende particolari. Del resto, in genere, per poter far questo Properzio sceglie miti meno noti facilmente modificabili.
Lo stile di Properzio è difficile, maggiormente rispetto a Tibullo. Properzio è un poeta difficile ed a volte oscuro, concentra metafore, riferimenti eruditi e mitologici che non sempre il lettore coglie. In questo senso è quindi erede di Callimaco, cerca la Iunctura, come Orazio, rendendo il suo stile più oscuro, ma forse anche interessante, più corrispondente anche alla psicologia del lettore moderno.

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