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Orazio

Biografia

Orazio nacque nel 65 a.C. a Venosa da una famiglia modesta: il padre era infatti un libertinus che si era trasferito a Roma per lavoro. Orazio non se ne vergognò mai, anzi in molte delle sue poesie parla del padre con fierezza, visto che fu il suo primo maestro.
A vent'anni si trasferì ad Atene per completare gli studi, e qui si appassionò alla poesia greca ed alessandrina e soprattutto alla filosofia, avvicinandosi in particolare all'epicureismo.
Dopo la morte di Cesare la guerra civile si spostò anche in Grecia, così si arruolò nell'esercito dei repubblicani; tuttavia dopo la morte di Bruto e Cassio, Orazio si ritrovò da solo senza nulla, e tornò a Roma, dove pubblicò i primi Epodi e Satire. Era molto vicino a Virgilio, che lo presentò a Mecenate con cui nacque una profonda amicizia. Dopo poco tempo infatti entrò nel suo circolo e Mecenate lo presentò ad Ottaviano.

Da quel momento Mecenate e Ottaviano furono i suoi benefattori, e Orazio visse l'ultima parte della sua vita in serenità. Morì nell'8 a.C.

Dal 40 a.C. al 30 a.C. Orazio si dedicò alla produzione di Epodi e Satire

Epodi

Il nome deriva dal verso usato (l'epodo è un distico in cui il primo verso è più lungo del secondo). Orazio li chiama anche Giambi. Usava infatti il metro giambo, che veniva utilizzato nelle poesia che avevano un tono aggressivo: si tratta, infatti, di un'opera che fu composta in età giovanile, e si discosta dagli ideali di misura, equilibrio e buon gusto che caratterizzano il resto della produzione di Orazio, presentandosi invece con un tono forte e polemico.
Il modello di riferimento è il greco Archiloco (anche se Orazio specifica che non si tratta di imitazione, ma di ispirazione per il metro e l'impeto, affermando che i contenuti sono propri). Tuttavia si discosta da Archiloco in quanto era meno aggressivo.
Se infatti Archiloco era un nobile e poteva permettersi di essere anche offensivo, data la sua posizione intoccabile, Orazio doveva invece farsi strada.
Infatti non si riferisce a persone precise, ma a personaggi anonimi; voleva colpire i vizi della società, non i viziosi.
Un altro modello di riferimento sono i Giambi di Callimaco, cui si ispira per la varietà dei temi: quello civile, erotico, sarcastico, ironico, invettivo, ma anche più moderato.
Lo stile e la lingua non sono né bassi né ricercati, ma una via di mezzo tra la lingua parlata e lo stile elevato.

Satire

Sono note anche come “Sermones”. Questo genere arriva all'apogeo con Orazio, che sarà un modello di riferimento per gli autori successivi.

Dice lui stesso nella IV satira del I libro di aver preso spunto da Lucilio, in particolar modo per lo spirito di denuncia che hanno, e riconosce in lui l'iniziatore del genere. Tuttavia non mancano riferimenti alle commedie di Aristofane.
Di Lucilio critica lo stile, che definisce lutulentum, fangoso, rozzo e prolisso. In questo si rifà infatti a Callimaco, il poeta del labor limae che puntava su una grande raffinatezza formale.
Quest'opera è caratterizzata da un aggressivo moralismo e da una grande cura formale.
A differenza di Lucilio che aveva identificato il proprio pubblico in una fascia media di lettori (né dottissimi né ignoranti), Orazio specifica che la sua opera è destinata a un'èlite di lettori con un grado di cultura pari al suo (concezione alessandrina).
Tuttavia, vuole proclamare continuamente la sua modestia, sostenendo che i suoi Sermones sono secondi a dei generi letterari più importanti.
Come Lucilio, Orazio parla di temi quotidiani, e inserisce nell'opera una dimensione autobiografica: tratta infatti del viaggio a Brindisi, delle sue esperienze di vita, e cerca in se stesso la sua personalità.
È presente una moralità leggera e giocosa (che riprende da un genere greco, la diatriba cinico-stoica).
La sua concezione di vita si fonda su due concetti fondamentali del pensiero oraziano:

- La metriòtes, ovvero il senso della misura, per vivere una vita serena ed equilibrata, lontana dagli eccessi;
- L'autàrcheia, cioè l'autosufficienza; Orazio sostiene che per essere soddisfatti bisogna ricercare degli obiettivi raggiungibili ed accontentarsi delle piccole cose che offre la vita.


Odi

La produzione lirica di Orazio è strettamente legata a quella greca. Egli si conferisce il titolo di “Alceo romano”: Alceo era infatti un poeta greco da cui riprende il metro e il tema del Simposio (era un momento riservato agli uomini -le uniche donne ammesse erano le serve- dove si discuteva di vari temi: filosofia, politica, poesia; il vino veniva annacquato così che si raggiungesse l'ebrezza ma non l'ubriachezza)
Le liriche iniziano con il motto, l'incipit di una lirica di Alceo; tuttavia l'ambiente e il clima culturale sono molto diversi; diverso è anche lo scopo (mentre Orazio ricerca la felicità interiore, Alceo rivolge tutto verso la politica contro i tiranni)

Altri modelli sono:
- Anacreonte, per il tema erotico e la malinconia legata alla fugacità del tempo: questa viene addolcita spesso dalla poesia (“forse non tutto di me morirà”)
- Saffo per la gelosia
- Pindaro nella solennità e sublimità della poesia
- tradizione alessandrina per il tema erotico e l'attenzione allo stile (labor limae)

Orazio si attribuisce il merito di essere stato il primo (“ego primus”) ad aver introdotto a Roma la lirica greca, adattandola al proprio contesto socio-culturale.

Si possono distinguere diversi filoni tematici:
-tema erotico: amore vissuto con distacco e ironia perché allontana dalla ricerca dell'equilibrio; all'amore preferisce l'amicizia, che invece avvicina alla serenità.
-tema religioso: è vicino all'epicureismo, per cui non crede alle divinità, ma ne parla perché fa riferimento alle feste e ai riti tradizionali; un carmen importante è il carmen saeculare, dove unisce i motivi religiosi con quelli civili.

-Simposio: celebra l'amicizia, e rivela il suo ideale di felicità, che secondo lui consiste semplicemente in una parca mensa con gli amici a bere del vino.
-filone gnomico o sentenzioso: esprime il suo punto di vista in merito a temi quali la vita, la morte, il tempo, l'amicizia, l'amore.
-filone civile presente particolarmente nelle Odi Romane in cui tesse le lodi di Augusto dimostrandogli la sua gratitudine per avergli consentito di vivere nell'otium.
-parla spesso dell'angulus, che identifica in un podere in Sabina, nel giardino di un amico e in un luogo mentale in cui ama rifugiarsi per dedicarsi alla riflessione e alla sua produzione poetica

Epistole

Dalle lettere scritte da Orazio emerge il suo ideale di vita.
Secondo lui l'equilibrio di metriòtes e autàrcheia non è un traguardo da lui raggiunto, ma più che altro un'aspirazione. Sostiene infatti che non sempre è riuscito a raggiungerlo, sono infatti presenti note di malinconia e tristezza, dovute alla fugacità della vita e alla pesantezza della vecchiaia. Si può affermare che in quest'opera è presente il taedium vitae lucreziano, e si capisce che è un'opera scritta in età avanzata.
Importante è la lettera Ad Pisones chiamata anche Ars Pöetica, che alcuni critici hanno visto come un'opera a parte; la sezione più pregnante dell'epistola è il tentativo di individuare se la poesia può essere definita come pura tecnica o come pura creatività; Orazio ha un'intuizione molto moderna, arrivando a sostenere che la vera poesia è fondata su entrambe.

Stile

Orazio utilizza spesso la callida iunctura (accostamento insolito), ovvero prende parole quotidiane che, accostate a termini a cui non vengono mai legate, assumono un significato totalmente diverso da quello letterale.

Ad esempio, "carpe" vuol dire raccogliere nel senso agricolo del termine (raccogliere il grano, la frutta ecc.), ma accostato a "diem" assume un significato metaforico che letteralmente non possiede.

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