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Quinto Orazio Flacco è il più grande poeta lirico.
Egli nacque a Venosa l'8 dicembre del 65 a.C., figlio di un liberto (ex schiavo) possidente di una piccola proprietà, a Roma divenne esattore in vendite all'asta così da assicurargli la migliore educazione. A vent'anni, Orazio, si recò in Grecia per perfezionare gli studi e le sue conoscenze filosofiche; la Grecia, però, era la base militare di Bruto e egli affascinato dagli ideali della libertas interruppe gli studi per arruolarsi. Dopo la sconfitta di Filippi (42 a.C) la sua carriera militare terminò e solo grazie ad un'amnistia potè tornare a Roma (41 a.C); ma poichè il podere di Venosa gli fu confiscato per mantenersi divenne scriba quaestorius. In questo periodo iniziò la sua carriera poetica: conobbe Virgilio e Vario, lo presentarono a Mecenate (38 a.C.) che lo ammise nel suo circolo donandogli un podere in Sabina. Nel 17 Augusto l'incaricò di comporre il Carmen saeculare, un'inno agli dei affinchè proteggessero Roma, in occasione dei ludi saeculares. Infine, Augusto gli chiese di diventare suo segretario ma egli rifiutò. Morì, due mesi dopo Mecenate, il 27 novembre dell'8 a.C.

Gli Epodi


Sono diciassette componimenti scritti fra il 41 e il 30 e pubblicati nel 30 insieme al II libro delle Satire. Il titolo "epodo" significa che un verso più corto segue uno più lungo, Orazio li chiama anche "iambi" (ritmo giambico). La caratteristica di questi componimenti è: l'aggressività, dovuta alla situazione personale, quindi è normale trovare toni polemici, carichi e un linguaggio violento; ma anche all'imitazione dei modelli greci: Archiloco, Ipponatte, Callimaco e Lucido. Egli riprende l'aggressività (animi) ma non i contenuti (res), quindi è un'imitazione originale. Infatti, Archiloco dà voce alle passioni di un aristocratico, mentre Orazio scrive sotto il dominio dei triumviri, quindi è aggressivo verso bersagli minori, anonimi o fittizi. Da Callimaco, invece, riprende la varatio (varietà argomenti): epodo proemiale, di invettiva, erotici, civili, isolati.
Epodo di Strasburgo (Archiloco): il nemico è un ex amico che l'ha offeso e tradito.
Epodo 10 (Orazio): non sappiamo chi sia Mevio nè perchè ce l'abbia con lui.

Le Satire
Il I libro di dieci satire, dedicato a Mecenate fu pubblicato nel 33; il II libro nel 30 insieme agli Epodi. Il titolo originale "Sermones" significa conversazioni che coinvolgono gli interlocutori, poeti, letterati e politici del circolo di Mecenate. Quintiliano affermò "la satira è certamente un genere tutto nostro", in quanto riteneva che nessun autore greco avesse ispirato i satirici latini; infatti il modello di Orazio è Lucilio (da Ennio). Costui aveva fissato: l'uso dell'esametro e della satira come strumento di aggressione personale, conosceva una grande varietà di temi, soprattutto l'autobiografia. Orazio, sottolinea le differenze relative allo stile e all'aggressività: in lui sempre riferita a una ricerca morale ma con un tono benevolmente ironico; mentre in Lucilio è vivo il piacere dell'aggressione e della polemica. Le satire si dividono in 'diatribiche' (discussione morale) e 'descrittive'. Gli obiettivi della ricerca oraziana sono: l'autarkeia (autosufficienza), cioè riflettere sui vizi per arrivare a dominare le passioni, e la metriotes (moderazione), cioè il 'giusto mezzo' per trovare l'equilibrio interiore. Questi sono due concetti ripresi dall'epicureismo, che limitava la voluptas alla soddisfazione dei bisogni naturali; un'altro tema fondamentale è la philia (amicizia), cioè la solidarietà verso il mondo esterno. Ma Orazio è orgoglioso soprattutto del suo buon senso, appreso dalla vita quotidiana, di cui il maestro fu suo padre.

Le Odi
I primi tre libri vennero pubblicati nel 23; il quarto nel 13. Questi hanno un'impostazione dialogica; le odi di apertura e chiusura sono dedicate a personaggi importanti, mentre nelle altre si alternano temi politici e temi privati, stile alto e stile leggero (variatio). I modelli greci a cui Orazio si ispira sono: Alceo, Saffo, Stesicoro, Bacchilide, Simonide e Pindaro. Orazio, però, afferma che è un imitatio solo nelle regole del genere letterario, ma è originale nei contenuti.

ALCEO: ripreso per le ODI CIVILI; Alceo, era un aristocratico impegnato nella politica, mentre Orazio vive alla ricerca della felicità interiore; Alceo scrive per i simposi, mentre Orazio per la lettura.
SAFFO: ripresa per le ODI EROTICHE; Orazio però, poichè ormai ha raggiunto l'equilibrio interiore distaccandosi dalle passioni, contempla l'amore fatto di serenate, incontri.. ma guarda in modo ironico il giovane innamorato.
PINDARO, STESICORO, BACCHILIDE e SIMONIDE: ripresi per la LIRICA CORALE; Orazio sa che Pindaro è un modello difficile da imitare e lo ritiene un maestro nello stile e nelle idee, in quanto riteneva che la poesia donasse immortalità al poeta. Infatti, sembra che fosse ispirato dagli dei e Orazio dopo due episodi si convise di possedere la stessa ispirazione (non fu sbranato dai lui e evitò la caduta di un albero).
Altri tipi: ODI GNOMICHE, cioè di riflessione; ODI RELIGIOSE, cioè gli inni; ODI ROMANE non è servilismo ma encomio.

Il tema fondamentale delle Odi è la: brevità della vita che porta a vivere le gioie del momento senza perdersi nelle paure e nelle speranze. Infatti, è proprio di Orazio il motto 'carpe diem', ovvero un'invito vivere ogni giorno della vita come se fosse l'ultimo, tenendo presenti la felicità già vissuta e i beni già goduti; il luogo più sereno per lui è l'angulus.

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