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Orazio


Vita

Le notizie della vita del poeta si ricavano dalle sue stesse opere, ricche di spunti autobiografici. Altri particolari si desumono da una Vita risalente al De poetis di Svetonio.
65 a.C.: nacque a Venosa. Suo padre era un liberto venuto a Roma per esercitare il lavoro di esattore delle tasse. Il poeta era quindi di umili origini ma in una condizione economica non disagiata: poté eseguire il regolare corso di studi a Roma e Atene. Vi fu però la guerra civile che oppose Bruto e Cassio ad Antonio e Ottaviano: Orazio si arruolò nell’esercito di Bruto e partecipò alla battaglia di Filippi.
38 a.C.: Virgilio e Vario lo presentano a Mecenate che lo ammette nel suo circolo. Da allora la vita di Orazio si svolse tutta dedita alla letteratura, agli studi e alla frequentazione di una ristretta cerchia di amici. Mecenate gli donò una villa e un podere in Sabina dove il poeta amava ritirarsi. A Mecenate fu legato da una profondissima amicizia e gli dedicò quasi tutte le sue opere. Anche Orazio diede il suo contributo alla propaganda augustea, componendo carmi celebrativi e politicamente impegnati, tra cui le Odi romane.
17 a.c.: in occasione dei Ludi Saeculares fu incaricato da Augusto della composizione di un inno agli dei protettori di Roma: il Carmen saeculare.

Cronologia delle opere
• 41-30 a.C.: compone le Satire (Sermones, per il poeta; pubblicate nel 35-33) e gli Epodi (iambi, per il poeta; pubblicati nel 30);
• 23 a.C.: pubblica le Odi (scritte dal 30 al 23);
• 17 a.C.: Carmen saeculare.
• Epistole: primo libro scritto tra il 23 e il 20 a.c..; secondo libro tra il 19 e il 13 a.C. Ars poetica: epistola ai Pisoni 20 o 15 a.C.

8 a.C.: muore a due mese di distanza dalla scomparsa di Mecenate e viene sepolto sull’Esquilino proprio vicino alla tomba dell’amico.

Satire
Il genere satirico non aveva un corrispondente nella letteratura greca e ciò indusse Orazio ad approfondire lo studio di questo genere prettamente romano. Dedicò a questi argomenti tre componimenti: 4 e 10 del libro I e 1 del libro II. In questi componimenti Orazio presenta Lucilio come l’iniziatore del genere della satira nella letteratura latina, ma cerca di nobilitare la satira collegandola alla commedia greca.
Differenza tra i due generi: metri diversi.
Aspetto comune: consuetudine di attaccare direttamente e personalmente gli avversari.
Tratto distintivo della satira:
• affrontare temi moralmente impegnati in modo arguto e divertente (queste erano caratteristiche della diatriba a cui Orazio si ispira);

• impostazione soggettiva che consente all’autore di esprimere direttamente le proprie opinioni e i propri giudizi.
Rapporto con gli altri generi letterari: Orazio riconosce espressamente la superiorità dei generi sublimi.
Orazio afferma di scrivere sermoni propiora: l’accostamento della satira al sermo (conversazione) rinvia alla commedia (attinge argomenti dalla vita quotidiana e usa uno stile colloquiale) ma è anche coerente con le posizioni di Lucilio che aveva chiamato i suoi componimenti sermones. La satira rinuncia ai modi di letteratura sublime e sceglie un livello linguistico e stilistico adeguato ai temi trattati.
Orazio prende le distanze da Lucilio per la forma: Orazio applica il principio del labor limae (accurata elaborazione stilistica) e biasima Lucilio per la prolissità e la scarsa cura dello stile.
Orazio afferma che la sua produzione è riservata a pochi intimi come Mecenate, Virgilio, Vario, Asinio Pollione, Corvino e pochi altri scrittori e critici letterari (concezione alessandrina di un’arte aristocratica, destinata ad una cerchia limitata di intenditori). Dimostra un alto grado di consapevolezza critica.

Caratteri
L’impostazione soggettiva non approda ad una semplice autobiografia, ma si presenta come disponibilità a rivelare aspetti significativi dell’io interiore per sviluppare considerazioni di portata più ampia e di validità generale. In Orazio l’attacco personale non è rilevante in quanto tenta di spostare l’attenzione dagli individui ai comportamenti. Lo spirito è altamente apprezzato dal poeta come momento insostituibile della vena moraleggiante e di quella soggettiva e tende qualche volta ad affermarsi in modo autonomo, offrendo una rappresentazione arguta della realtà.

Componenti principali della satira oraziana: intonazione personale, riflessione morale e gusto per l’intrattenimento (vasta gamma di argomenti che abbracciano la quotidianità).
• Satira narrativa: prende forma da un fatto o aneddoto raccontato soprattutto per intrattenere il lettore.
• Satira discorsiva: svolge una serie di argomentazioni e di riflessioni. Presenta affinità con la diatriba.

Contenuti
I libro: 10 satire, di cui 4 narrative (5, 7, 8, 9) e 6 discorsive.
1) Tratta l'incontentabilità umana dovuta all’avidità di denaro.
2) Svolge spunti di etica sessuale suggerendo misura e discrezione e sconsigliando le avventure con donne sposate o di alto lignaggio.
3) Esorta alla comprensione e all’indulgenza nei confronti dei difetti degli amici.
4) Presenta una sezione autobiografica sulla formazione ricevuta dal poeta nella sua fanciullezza e rievoca con amore e rispetto il padre.
5) Relazione di un viaggio da Roma a Brindisi (iter Brindisinum), compiuto da Orazio in compagnia di Mecenate e Virgilio.
6) L'micizia che Mecenate concede a Orazio nonostante le sue umili origini permette al poeta di ampliare il discorso verso temi più vasti e alti.
7) Narra lo scontro in tribunale tra due personaggi.
8) Descrive per bocca del dio Priapo di una scena di stregoneria.
9) Durante una passeggiata il poeta incontra un seccatore di cui cerca disperatamente di liberarsi. Si sviluppa secondo uno schema dialogico.
10) Satira discorsiva di argomento letterario.

II libro: 8 satire.
6) Ha carattere di monologo ed è incentrata sul personaggio del poeta. Trae spunto dal dono da parte di Mecenate della villa in Sabina (tema del contrasto tra la vita affannosa della città e quella ritirata della campagna).

Tutti gli altri componimenti sono in forma di dialogo:
1) argomento letterario;
2) elogio della frugalità;
3) predica in termini stoici dei vizi e delle follie umane;
4) il poeta ascolta i precetti di saggezza culinaria esposti da Cazio;
5) Ulisse nell’oltretomba chiede consiglio all’indovino su come recuperare le sue sostanze dilapidate dai Proci;
7) lo schiavo Davo improvvisa una tirata contro il suo padrone Orazio;
8) il poeta riceve il resoconto di una cena (materiale di spiritoso intrattenimento).

Messaggio e stile
Le satire oraziane presuppongono un sostrato di concetti morali. Non è difficile cogliere tracce del suo epicureismo nelle sue opere. Tuttavia i principi alla base delle satire sono:
• metriotes ( senso della misura): la virtù consiste nel giusto mezzo, nell’equilibrio tra gli estremi opposti;
• autarkeia (autosufficienza): limitazione dei desideri per evitare i condizionamenti esterni che impediscono di raggiungere la piena libertà interiore.
Quindi la riflessione delle satire si orienta verso la morale pratica e mirante a quella serenità che è l’essenza della felicità. L’autore si presenta non tanto come un saggio quanto come un individuo che ricerca la verità prima di tutto per se stesso.
Elementi autobiografici: fanciullezza e adolescenza, amicizia con Mecenate, modestia e serenità della vita quotidiana.
Il II libro però rivela la crisi della figura del poeta satirico che funge ormai da sfondo divenendo ascoltatore, relatore di discorsi altrui o addirittura oggetto di osservazione di altri personaggi (sorridente autoironia di Orazio che rifiuta la parte da protagonista).

Scelta di un livello linguistico e stilistico non elevato.
Lessico: termini e forme della lingua familiare, ricorso a espressioni colloquiali; sono evitati i vocaboli greci. Orazio crea così uno stile medio che si avvicina di più alla lingua parlata.
Brevitas : mediante un severo autocontrollo della forma, tende ad eliminare ciò che è superfluo e ridondante.
Callida iunctura: accorta e originale associazione di termini.

Odi
Produzione lirica: 3 libri di Odi e un quarto in cui il poeta raccolse i componimenti più tardi. In questo caso non vi è innovazione: il poeta accetta la tradizione letteraria di ascendenza greca con norme e convenzioni.
Nel componimento che apre la raccolta (dedicata a Mecenate) egli indica l’intenzione di coltivare la poesia lirica prendendo come spunto la lirica greca arcaica. Vi è quindi l’influenza di Alceo ma anche di Pindaro. Vi sono due concezioni della poesia: frutto di geniale ispirazione o del labor limae (a cui Orazio si dedica). Rispetto alle Satire muta l’atteggiamento del poeta nei confronti della poesia elevata. Inoltre dalla svalutazione della sua posizione nelle Satire, qui passa alla solenne affermazione della grandezza e dell’eternità della sua opera; non rifiuta più il titolo di poeta.
Poeta vates: connotazione sacrale che presuppone un’investitura divina.
La poetica delle odi risulta quindi dalla sovrapposizione di due concezioni distinte:
• poesia come frutto di una tecnica perfetta e del poeta come supremo artigiano;
• poesia come prodotto di geniale ispirazione e del poeta come vate.

Rapporto con i modelli
Modelli principali: Lesbo, Alceo e Saffo, i punti di riferimento più importanti per la metricità. Il recupero dei modelli arcaici viene prediletto rispetto ai modelli ellenistici a causa della dialettica tra antico e nuovo.
Impostazione allocutiva: i carmi sono rivolti ad un destinatario che favorisce e orienta lo svolgimento del discorso. Tale impianto discorsivo rientra in schemi tradizionali: ad es. la celebrazione della divinità in forma di inno. Ciò indica la volontà di aderire a una determinata maniera poetica. Orazio scrive per un pubblico dotto che conosce perfettamente i testi che egli imita, riprende e cita: il nuovo presuppone come termine di paragone la tradizione (arte allusiva: trae da un’eco della poesia arcaica greca legittimazione e impulso per uno svolgimento diverso e originale).

Contenuti
Filone religioso: parte integrante della tradizione del genere lirico e che ben si adatta alla tipologia del poeta vates. Presenza nella raccolta di preghiere e inni.
Carmen saeculare: funzione originaria dell’inno; la celebrazione di Roma e della sua gloria immortale e l’esaltazione di Augusto, autore della grandezza e della prosperità dello stato. Filone erotico: cospicuo e importante. Occasione e situazione prevalgono sul personaggio. La passione è contemplata: Orazio evita il coinvolgimento affettivo e tende al distacco e all’ironia.
Filone conviviale: incentrato sulla convenzione del simposio.
Filone gnomico: coscienza dell’incertezza del futuro e della brevità della vita, che ha come sviluppo positivo la virile sopportazione delle avversità, come sviluppo negativo la constatazione della brevità della vita (motivo del carpe diem). Ritroviamo i principi della metriotes e dell’autarkeia.
Filone della poesia civile: Orazio è un semplice spettatore della vita pubblica, al contrario dell’attivo modello Alceo. Appartengono a questo filone le Odi romane, in cui vi è la condanna dei vizi contemporanei e l’esaltazione delle virtù e degli eroi antichi; inoltre vi è la glorificazione di Roma e Augusto.

Stile
Estesa gamma di temi e pluralità di registri stilistici. Somma attenzione nella distribuzione delle parole. Efficaci sono le iuncturae, associazioni di vocaboli ingengose e al limite dell’ossimoro. Vi è la rinuncia a tutto ciò che è superfluo.

Ars poetica (Epistula ad Pisones)
E’ una sorta di trattato in versi. Esercitò un enorme influsso nelle età successive. Rivolgendosi a Pisone e ai suoi figli, Orazio espone i precetti di poetica. Egli tratta prima della poesia poi del perfetto poeta. Le centralità della tragedia deriva dalla tradizione aristotelica per cui l’arte è imitazione e quindi i generi teatrali che imitano la realtà sono il settore più importante della poesia. Uso della callida iuctura. Orazio enuncia inoltre due principi di estetica fondamentali: l’idea che la grande poesia è contemporaneamente frutto dell’ingenium e dell’ars. Inoltre la poesia sa miscere utile dulci, dilettando e insieme insegnando.

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