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Orazio - La poesia dell'hic et nunc

La poesia dell'hic et nunc è una poesia circoscritta all’evento.
La visione della vita in Orazio è caratterizzata da tre elementi:
1) elemento spaziale: angulus (si collega all’hic);
2) elemento temporale: nunc (darà luogo al carpe diem);
3) elemento etico-morale: modus (est modus in rebus, aurea mediocritas), senso della misura "nec nimium nec paulum".
Orazio stesso parlando con una persona che si sentiva particolarmente fortunata, cercava di riportarla con i piedi per terra dicendo "La sorte non ha elevato così in alto nessuno per poi precipitarlo, tutti devono mantenere l’autocontrollo".
Orazio ricorre come una sorta di rimedio alla cura (quod cor urat), che ha un valore più negativo e significa "angoscia esistenziale". Si concretizza nell’incertezza del domani e nella certezza della morte. Carpe diem: cogli la tua giornata.

Orazio cerca riparo mediante la chiusura protettiva dello spazio e del tempo (anche un poeta come Pascoli parlerà del cantuccio (=angulus di Orazio).

1)Angulus: il banchetto con gli amici davanti al focolare d'inverno e d’estate all’ombra del pergolato allietato dal vino e dalla donna amata per dimenticare il tempo che passa.

"Rus Sabinum": podere regalatogli da Mecenate.

2)Carpe diem: "chiusura protettiva del tempo", vivere giorno per giorno senza preoccuparsi del domani.

I primi due elementi si proiettano nel terzo (modus).
Prima satira del primo libro: "est modus in rebus", sapersi accontentare di quello che basta alle esigenze fondamentali.

Per secoli Orazio viene interpretato come un poeta gaudente e sereno.
La critica moderna ha ridimensionato questo giudizio anche con esagerazioni, sfociando dalla parte opposta.
Emanuele Castorina ha scritto un saggio intitolato "La poesia di Orazio", pubblicato nel 1965 a Roma. Orazio è definito come poeta del dolore e martire dell’amore, definizione eccessiva. Orazio fu in realtà molto più inquieto di quanto si credesse.

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