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Orazio - Alla fonte di Bandusia, analisi

L’oggetto del componimento, ciò che viene in qualche modo liricamente descritto non è un individuo, non è la donna amata, non sono le proprie estasi interiori o i propri patimenti, ma è una fonte d’acqua. Accade, quindi, in Orazio in una forma aristocraticamente più ricercata ciò che è già accaduto in Catullo. Quest’ultimo scrisse un compianto funebre, seguendo tutti quelli che erano i caratteri fondamentali, ma il soggetto non era un grande eroe o un caro amico, ma il passerotto dell’amata Lesbia; la lirica dotta segnata dal lusus intellettualistico, neoterico di ascendenza callimachea aveva notevolmente depotenziato il contenuto affinché la forma regnasse sovrana, affinché l’acquisizione delle architetture del genere fosse il vero fine del componimento. In questo componimento noi troviamo l’eredità neoterica, troviamo il gioco intellettualistico, raffinato e in Orazio questo gioco intellettualistico, per cui il soggetto è volutamente insignificante. In Orazio la scrittura si fa più aristocratica, ma il fine è sempre lo stesso: la perfezione formale, l’estremo rigore nella costruzione dei versi e l’eleganza assoluta del componimento. Tra i vari autori di riferimento di Orazio c’è Pindaro, che è un obbiettivo da raggiungere, è quell’autore verso cui Orazio tende nella ricerca del sublime. Pindaro è però importante anche per la trasmissione di determinati concetti, uno di questi è quello dell’artista capace, in virtù della sua grandissima arte, di eternare ciò che tratta; la forza eternatrice della poesia prodotta dalla figura eccezionale dell’artista, tema che deriva da Pindaro, si ritrova anche in questo componimento. Tutto trasuda di letterarietà in questo componimento, anche lo scenario letterario è di origine ellenistica, il così detto locus amoenus, che Orazio declina nel modo più elegante e nel modo più raffinato possibile. Questa operazione straordinaria di idealizzazione raggiunge il suo massimo livello, perché il componimento sulla fonte di Bandusia assume poi la forma di un inno religioso e quindi l’operazione dell’artista è nobilitante perché i toni del componimento non sono soltanto lirici, ma sono quei toni propri dell’inno religioso, quindi c’è una sacralità nel canto del poeta che deriva da questa sua facoltà di nobilitare e di rendere sacro tutto ciò che tocca, tutto ciò che tratta, persino le umile cose, di qui il tema del sacrificio votivo del capretto liricamente descritto. Il tema della poesia che eternizza tutto ciò che tocca si trova nella chiusura del componimento, quando si dice “anche tu sarai una delle fonti celebri”, perché è stata oggetto del canto di Orazio.

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