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Orazio - Cleopatra

Bisogna ricordare che Orazio è un grande amico di Ottaviano e la vittoria di Ottaviano su Cleopatra fu celebrata in modo straordinario dalla cultura imperiale. Questo testo si inserisce nel contesto di molti altri testi che hanno celebrato la morte di Cleopatra, che venne dipinta come un concentrato di perversione. Il rapporto con Cleopatra e con l’Egitto veniva presentato come uno scontro di civiltà come qualcosa che andava al di là del fatto politico e che metteva in gioco due mentalità e due concezioni del mondo completamente differenti. Questa poesia è interessante perché vediamo in atto quella che è stata definita la poetica del motto, quindi una delle principali strategia della poesia allusiva che è molto colta e molto erudita. I primi versi sono quasi una citazione del modello Alceo, che aveva scritto qualcosa di molto simile nel VI secolo a.C. quando era stato ucciso il terribile tiranno di Mitilene. Il modello è imprescindibile, il lettore colto deve cogliere l’allusione al modello, deve riconoscere la situazione, ma la poesia si riconosce per l’originalità, non è pedissequamente costruita sul testo del lirico greco. Quindi nella coltura classica il principio di imitazione è forte e ben presente, costituisce un modello di poesia allusiva, ma non mette mai in discussione le virtù creative e l’originalità dello scrittore, è uno spunto colto ed erudito che il lettore raffinato a cui Orazio si rivolge deve essere in grado di cogliere. La figura di Cleopatra viene comunque riscattata sul piano della sua dignità eroica; Cleopatra, nemica acerrima di Orazio, è comunque una grande donna, eccezionale, che va incontro alla morte.

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