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Marziale e la Satira

L'epigramma fa ingresso ufficiale a Roma con Marziale. L'epigramma ha funzioni erotiche (vaso da donare a donna), funebri, occasionali (feste, ricorrenze), simposiache (accompagnare un vaso destinato al vino). In realtà non si tratta di un modello sconosciuto alla letteratura latina, essendoci testimonianze di poesia breve e sentenziosa (Catullo...) più adatta a esprimerei temi della vita individuale o come strumento di aggressione contro gli avversari. Marziale ne apprezza la duttilità ad aderire alla varietà del reale ed esprimere in modo breve. Varietà ed agilità contrapposte all'epica e alla tragedia che con i loro contenuti triti e ritriti sono distanti dalla realtà. Marziale rivendica il realismo come suo tratto qualificante: hominem pagina nostra sapit [la nostra scrittura conosce l'uomo]. L'autore utilizza l'epigramma per la rievocazione di un evento spettacolare, un dono ad un amico, la commemorazione di un fatto concreto (nascita, matrimonio). È capace di rievocare occasioni nel ritmo breve e sentenzioso dell'epigramma. Egli coniuga fruibilità pratica e divertimento letterario, offrendo un quadro della realtà vista nelle sue contraddizioni e paradossi. Osserva lo spettacolo della realtà attraverso uno sguardo deformante che accentua i suoi tratti grotteschi, riconducendoli a tipologie ricorrenti: parassiti, vanitosi, spilorci, medici pericolosi... utilizza una tecnica di rappresentazione ravvicinata che trae spunto dall'epigramma scommatico di Lucillio, che tende a mettere in risalto ironicamente tutti i difetti, soprattutto fisici, dei personaggi rappresentati. Focalizza i personaggi, ne isola i tratti, nega ad essi uno sfondo, come se fossero sospesi nel vuoto. L'atteggiamento di Marziale è quello di un osservatore attento ma per lo più distaccato, raramente si impegna nel giudizio morale. La sua satira è sociale, priva dell'indignatio di Giovenale, preferendo il sorriso all'indignazione. Altri temi riguardano le vicende personali del poeta: si lamenta della decadenza della letteratura e dell'assenza di mecenatismo. Rispetto alla tradizione sviluppa la parte comico-satirica, continuando Lucillio. Mutua anche procedimenti formali dell'epigramma , come la trovata finale: il fulmen in clausula, la chiusura del giro del ragionamento in modo fulmineo, lasciando l'ascoltatore/lettore stupito. Concentra l'arguzia dell'epigramma nella chiusa. Con Marziale l'epigramma cambia filosofia: diventa un meccanismo comico costruito in funzione del fulmen. Ecco la struttura dell'epigramma di Marziale. Nella prima parte c'è la descrizione della situazione, dell'oggetto o del personaggio, suscita tensione, attesa prima della parte finale in cui scarica. Lo stile e il linguaggio sono aperti alla quotidianità, al lessico quotidiano. Ne introduce altri di tipo osceno, aspetto per lui fondamentale. Giustifica la sua scelta: Lasciva est nobis pagina, vita proba [la nostra scrittura è oscena, la vita è retta]. Un poeta così duttile è capace di passare tra registri diversi.

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