Elegia Latina

Quello dell’elegia è uno dei generi letterari in cui i latini mostrano un vero e proprio orgoglio nei confronti dei Greci; Quintiliano dice: “Elegia quoque Graecos provocamus”, ovvero, “possiamo sfidare i Greci anche nell’elegia”. Il periodo di massima fioritura di questo genere è la seconda metà del primo secolo, a partire dal 50 a.C.
Il nome Elegia deriva da “Elegos”, ovvero il distico elegiaco; l’elegia ha infatti la caratteristica di essere scritta con versi alternati di esametri e pentametri.
Il genere non nasce a Roma ma esisteva già da tempo in Grecia; l’elegia greca aveva, però, tematiche diverse rispetto a quelle che verranno adottate dai Latini: infatti, essa nasce come canto funebre e in seguito parlò di guerra, politica, morale, erotismo, spesso si usò per proverbi, massime con carattere didattico.

Ponte tra elegia greca e romana è Antimaco di Colofone, autore greco, che compone la “Lide”, opera dove troviamo due elementi in comune con quella che sarà poi l’elegia romana: l’amore infelice ed il mito.
L’elegia, infatti, parlava spesso di amori infelici di uomini non corrisposti dalla donna amata, ma anche di mitologia, in alcuni casi.
Per quanto riguarda, invece, il passaggio vero e proprio dall’elegia greca a quella latina, i critici hanno avanzato due principali ipotesi:
1. Felix Jacoby afferma che l’elegia latina deriva da un’elegia greca di tipo erotico – autobiografico.
2. Altri affermano che essa può derivare dall’epigramma greco, passando attraverso la nuova esperienza di commedia, come quella di Menandro. D’altra parte, è pure importante sottolineare che, a differenze dell’epigramma, l’elegia è pure in possesso di alcune citazioni ed episodi mitologici.
Probabilmente l’elegia latina è il punto di incontro di diverse caratteristiche di diversi temi greci, come l’autobiografia, l’amore, la mitologia; essa prende spunto da Callimaco per quanto riguarda l’aspetto autobiografico, mentre prende spunto da Archiloco per quanto riguarda l’aspetto mitologico.
I caratteri principali dell’elegia latina sono:
- Autobiografia, con l’accortezza di pensare che l’autore è un letterato e perciò non tutto quello che dice è sicuramente accaduto: ci sono sempre punti di riferimento topici.
- Esperienza singola autobiografica inquadrata in alcune situazioni fisse, in alcuni punti di riferimento.
- Presenza del mito attraverso il quale l’autore sublima la sua esperienza personale, nobilita le proprie esperienze quotidiane (Properzio ed Ovidio).
- E’ una poesia d’amore che è esperienza unica e totalizzante per il poeta, come per Catullo; amare diventa la forma migliore di vita.
Per quanto riguarda, invece, la fisionomia del poeta:
- Il poeta è colui che esercita il “Servitium Amoris”, ovvero, una “schiavitù d’amore”, verso la sua donna, che è “Domina”. La donna è capricciosa, superba, non apprezza ciò che il poeta fa per lei e perciò l’amore porta poche gioie e tante sofferenze e delusioni. D’altra parte non c’è ribellione da parte del poeta, al massimo c’è solo un abituarsi a queste sofferenze, una sorta di godimento nel soffrire per la donna amata, similmente a quanto accade anche nell’Amore Cortese della letteratura italiana. Questo spiega il fenomeno del rifugiarsi nel Mito di molti autori: visto che la donna non ricambia l’amore del poeta, egli si rifugia nel mito dove può trovare consolazione.
- Il poeta è caratterizzato dalla cosiddetta “Nequitia”, ovvero, “Incapacità”; il poeta si dichiara incapace di svolgere i doveri di cittadino, rifiuta i suoi doveri e anche di fronte alla guerra non vede gloria, ma ad essa contrappone, anzi, il piacere dell’amore. Similmente a Catullo, gli amori di cui il poeta parla non sono mai coniugali, ma spesso adulteri, con donne libere, presentandoceli, tuttavia, proprio con gli stessi termini che caratterizzano l’amore coniugale: Fides, Pudicitia. Il poeta, dunque, si conforma a questo tipo di amore, vi aderisce, col tentativo di recuperare il Mos Maiorum. I poeti dell’elegia sono fautori di un amore che abbia tutti i crismi del Mos Maiorum, per cui il poeta diventa Eroe D’Amore che dedica tutta la sua esistenza all’amore stesso.
- Esso fa coincidere l’amore con la propria attività poetica: ama ed è poeta; questo accade principalmente per due motivi fondamentali:
1. Per il fatto che il contenuto della poesia è principalmente l’amore e quindi spesso non si parla d’altro.
2. Per il fatto che la poesia può anche diventare mezzo di corteggiamento della donna, per ottenere, magari, una risposta positiva. Se la donna viene eternata dai versa, ella viene nobilitata ed onorata.
Questi poeti, infine, rifiutano gli altri generi di poesia, rifiutano la poesia alta, attraverso la cosiddetta Recusatio, un rifiuto che parte da una loro confessione di inferiorità: essi compongono poesie d’amore in quanto si dichiarano incapaci di comporne altre di diverso tipo. Probabilmente adottarono tale espediente per evitare la censura, trovando anche in epoca Augustea. La loro è una poesia dai toni legati solo ed esclusivamente alla passione ed all’immediatezza.

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