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La poesia Elegiaca

L’elegia ha origini molto antiche,risale infatti alla Grecia del VII secolo a.c.
Questa non si distingue dalle altre forme di poesia lirica per i temi trattati,ma per la sua metrica.
Il metro utilizzato è il distico elegiaco, costituito da un esametro e da un pentametro e avvertito come un verso meno solenne dell’esametro continuo.
La versificazione italiana è differente da quella latina.
Mentre nella prima troviamo la metrica accentuativa, nella seconda abbiamo quella Quantitativa.
Quest’ultima è fondata sull’alternanza di sillabe brevi,corrispondenti a un tempo, e lunghe, corrispondenti a due tempi.

Già in età ellenistica l’elegia sviluppa i motivi amoroso e mitologico -erudito.
Questo genere è ereditato dai poeti elegiaci romani, che introducono però l’elemento soggettivo autobiografico.

L’elegia latina non deriva da quest’unico genere letterario greco, ma anche da degli apporti dell’epigramma erotico ellenistico e dall’epillio ellenistico.
Già tra i poeti novi già si può notare la tendenza della produzione elegiaca; il carme di Calvo per la morte della moglie Quintiglia e le poesie di Catullo ne sono un esempio.
Quest’ultimo aveva infatti anticipato temi e forme che furono tipici dell’elegia di età augustea.

Carme LXVII - Catullo
Quello che mi mandi, colpito dalla sorte e da acerbo frangente,
questa lettera composta di lacrime, perché ti risollevi,
naufrago rigettato dalle spumanti onde del mare
e ti restituisca dalla soglia della morte, mentre
neppure la sacra Venere ti permette riposare di morbido sonno,
abbandonato su vedovo letto, né le Muse ti allietano
del dolce canto degli antichi poeti, mentre il cuore ansioso vigila:
ciò mi è gradito, perché mi chiami amico di te,
e di qui chiedi i doni delle Muse e di Venere.
Ma perché non ti siano ignoti i miei affanni, Manio,
e non creda che io rifiuti il dovere di ospite, ricevi, chi, proprio io,
sia sommerso dai flutti della sorte, che tu non chieda più da uno sfortunato doni felici.

La produzione elegiaca romana si configura essenzialmente come poesia d’amore che possiede spiccati tratti di originalità.
L’esperienza amorosa viene rappresentata come unica e totalizzante,l’amata è una e non può essere sostituita da nessun’altra.
Il peso che viene dato all’elemento autobiografico non è molto, il suo scopo è principalmente quello aiutare a scrivere un componimento riuscito.

L’amore elegiaco è fonte di sofferenze, dolor, morbus, insania.

La figura della donna
Infatti l’amore del poeta è rivolto ad una donna insensibile che non lo corrisponde nel sentimento o che spesso lo tradisce.
La passione porta ad un rapporto di servitium amoris verso la donna domina.
In quanto però questo veniva definito come degradante per un cittadino romano, venne chiamato militia amoris(“servizio d’amore”) che prevede il consacrare la propria vita all’amata.
La donna è molto libera e viene addirittura implorata dal poeta di non lasciarlo, ma la realtà era ben diversa.

Lo schiavo d’amore - Properzio
Perché ti meravigli se una donna sconvolge la mia vita,
e trascina quest’uomo schiavo sotto il suo dominio,
e inventi la turpe accusa che io sia null’altro che un ignavo,
perché sono incapace d’infrangere il gioco e di spezzare i legami?
[..]
La donna della Colchide spinse i tori fiammeggianti sotto i gioghi adamantini,
seminò in terra armati pronti alla battaglia,
e chiuse le selvagge fauci del serpente custode,
affinché il vello d’oro raggiungesse la dimora di Esone.
[..]
A tal grado di bellezza giunse Onfale,
la fanciulla lidia che si bagnava nel lago di Gige,
da indurre colui che pose le colonne nel mondo pacificato,
a filare con la sua dura mano la morbida lana.
[..]
Che dire di colei che nel recente passato trascinò nell’obbrobrio
le nostre armi, e donna consunta dalla vicinanza dei suoi servi,

al depravato consorte chiese come prezzo le mura romane,
e che i senatori romani divenissero schiavi del suo regno?

Nonostante per il poeta elegiaco il rapporto amoroso basato sulla fides, è consapevole che non potrà mai giungere a sposarsi con la donna desiderata; Questa infatti appartiene sempre a famiglie di alto rango ed è già sposata oppure è una cortigiana.
Quest’aspetto e quello del rifiuto degli elegiaci di partecipare ad attività politiche e militari per dedicarsi completamente all’amata, sono considerati anticonvenzionali per quel tempo e sembrano ribaltare i valori del mos maiorum.

Poeti.
I tre grandi esponenti della poesia elegiaca furono Tibullo, Propezio e Ovidio.
Albio Tibullo nacque approssimativamente tra il 55 e il 50 a.C. a Gabii, un piccolo paese nel Lazio, in una famiglia equestre molto ricca, andata però successivamente in declino. Entrò molto presto nel circolo letterario di Messalla Corvino, del quale divenne amico e che spesso compare nei suoi progetti e nelle sue poesie.
Il poeta morì molto giovane tra il 19 o 18 a.C.
La sua produzione letteraria presenta tutte le caratteristiche principali dell’elegia latina: la trattazione del tema erotico in chiave autobiografica e soggettiva,ricorrendo raramente alla mitologia.
In Tibullo troviamo l’associazione dell’esperienza erotica a quella di una vita pacifica da trascorrere in campagna.
Nel canzoniere tibulliano vengono quindi fusi due temi principali:
l’amore e il vagheggiamento della vita agreste, una conciliazione tra l’ideale bucolico e quello elegiaco.
Per Tibullo è importante infatti, anche l’esaltazione della vita rustica.

Il genere d’amore da lui descritto è quello romantico – malinconico, il poeta sente il diritto di poter vivere una vera felicità sentimentale.
Questo suo essere malinconico dona fascino ai versi del poeta,scritti con eleganza, semplicità e allo stesso tempo attenzione alla forma.
Protagoniste delle sue poesie sono Delia e Nemesi.
Di Glicera, altro infelice amore del poeta, non si ha notizia se non la testimonianza di Orazio.
La prima rappresenta per lui il riferimento sentimentale, la seconda rappresenta la vendetta, dal suo nome, e doveva essere colei che avrebbe scacciato Delia dal cuore del poeta.
Apuleio spiega che Tibullo <<ebbe Plania nel suo cuore e Delia nel verso>>, venivano cioè abitualmente usati pseudonimi per cantare il nome dell’amata.

La biografia di Properzio, si ricava quasi solo dalle sue opere.
Nasce in Umbria, ad Assisi, tra il 49 e il 48 a.c da una famiglia agiata.
La precoce morte del padre portò ad un disagio economico in quanto la sua famiglia fu poi coinvolta nella guerra civile di Perugia.
Con la madre si trasferì a Roma dove iniziò a svolgere un’attività giudiziaria e politica.
La poesia lo avvicinò agli ambienti culturali e mondani della città.
Entrò a far parte del più importante circolo intellettuale dell’età augustea.
Morì giovane intorno al 16 a.c.
L’evento privato che caratterizza le poesie di Properzio è l’incontro e l’amore per una donna.
Cinzia è la donna cantata con maggiore passione e fedeltà tra tutte quelle della letteratura latina; Nessuna probabilmente ha goduto dei privilegi poetici di cui è gratificata la donna amata da Properzio.

<<Cynthia prima>>, lei è l’unica.

Cynthia prima – Properzio

Cinzia per prima coi suoi begli occhi mi prese, sventurato,
non mai prima colpito da alcuna passione.
Allora mi costrinse ad abbassare lo sguardo altezzoso Amore,
e mi pose i piedi sul capo, calcando ,finché m'insegnò,
crudele, a odiare le fanciulle caste, e a condurre una vita insensata.
E questa follia non mi lascia ormai da un anno intero,pur essendo costretto ad avere avversi gli dèi.Milanione, o Tullo, non rifuggendo da alcuna fatica, spezzò la crudeltà della dura figlia di Iaso.

La fedeltà al valore dell’amore è totale e accetta anche il suo destino, in quanto questo porterà sempre alla sofferenza.
Da un certo momento in poi si crea una frattura nella relazione con l’amata Cinzia e il poeta di dedica alla poesia per la propaganda augustea.
Più avanti tornerà a scrivere poesie per la celebrazione dell’amore coniugale e quindi dedicate a Cornelia.

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