Quinto Orazio Flacco

Nato a Venosa, tra Puglia e Lucania, (65-8 a.C.), Quinto Orazio Flacco studiò a Roma e ad Atene. Durante le guerre civili seguì il partito di Bruto e Cassio, gli uccisori di Cesare, partecipando alla battaglia di Filippi (42 a.C.). Rientrato a Roma dopo la sconfitta, privo di protezioni politiche fu costretto ad impiegarsi come contabile per vivere. Nel 38 a.C. entrò a far parte del circolo di Mecenate, ministro di Ottaviano Augusto che proteggeva scrittori e artisti, ottenendo in dono un podere in Sabina e vantaggi che gli garantirono la sicurezza economica. Si dedicò così alla poesia e ad una vita semplice e tranquilla congeniale al suo spirito desideroso di quiete interiore. Mori a Roma nell’8 a.C. Le riflessioni morali di Orazio sulla brevità della vita e sulla ricerca della saggezza come vera sapienza nascono dagli insegnamenti della filosofia greca di Epicuro (34 1-270 a.C.) consistente nella serena accettazione del destino e della morte. Per l’Epicureismo la felicità consiste nella ricerca del piacere, come assenza dei turbamenti dell’animo causati dalla paura della morte e dall’ansia per il futuro.
La prima raccolta di Orazio, gli Epodi, comprende diciassette componimenti di tono polemico contro personaggi privati e di critica su avvenimenti politici. I due libri di Satire contengono riflessioni morali sui difetti dell’uomo. L’opera maggiore sono le Odi (Carmina), una raccolta che riprende i grandi temi della lirica greca: l’amicizia, l’amore, la vita semplice, l’esperienza quotidiana. Ricordiamo inoltre le Epistole (tra cui l’Arte poetica di argomento letterario), componimenti rivolti a un destinatario, quasi un’ autobiografia nella ricerca della saggezza di vita. La ricchezza di poesia e l’originalità stilistica fanno di Orazio un modello di eleganza espressiva, tra i maggiori del mondo latino.

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