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Età Augustea - Contesto storico e lingua
L'eredità di Cesare

La morte di Cesare non significò l'automatica restaurazione della Repubblica. Per disposizione testamentaria Cesare adottò e fece suo erede Ottaviano, i fautori della repubblica pensarono così di servirsi di lui per opporsi ad Antonio, fidato luogotenente di Cesare in netto contrasto contro il senato. Per questo motivo gli vennero attribuiti privilegi straordinari tra i quali l'imperium di propertore e il diritto di chiedere il consolato prima dell'età legale. Il tentativo di restaurazione senatoria si rivelò tuttavia impraticabile. Nonostante fossero diffidenti l'uno dell'altro e abbastanza ostili, Ottaviano e Antonio giunsero infine ad un accordo. Il patto del secondo triumvirato fu sancito a Bologna alla fine del 43 a.C. e nell'illegalità più assoluta i tre decisero di spartirsi il potere. I poteri dei triumviri furono questa volta ratificati da un plebiscito che riconosceva loro per 5 anni un potere pari a quello dei consoli per condurre la guerra contro i cesaricidi. Prima che gli eserciti di Antonio e Ottaviano sconfiggessero Bruto e Cassio questi ultimi vennerò dichiarati nemici pubblici. Sconfitti i cesaricidi si ripropose il problema della convivenza fra due leaders che puntavano chiaramente al controllo del potere e presto fecero la loro comparsa i primi contrasti. Prossimi alla rottura definitiva i due si ritrovarono a Brindisi per ridefinire il precedente accordo triumvirale; Lepido venne emarginato e Antonio ebbe il controllo dell'oriente romano mentre Ottaviano esercitò il suo potere sull'occidente conducendo una guerra vittoriosa contro Sesto Pompeo, che aveva raccolto che aveva raccolto attorno a sè esiliati e disperati mettendo a repentaglio la regolarità dei rifornimenti alimentari a Roma. Le politiche di Antonio e Ottaviano si differenziarono in modo sempre crescente. In Oriente Antonio continuò la politica di accordo con i potenti locali e creò un sistema di alleanza che ebbe come fulcro l'Egitto romanizzato di Cleopatra dalla quale Antonio ebbe dei figli. Ottaviano invece si propose come il paladino delle tradizioni e delle istituzioni romane per scongiurare la prospettiva della decadenza morale. Intorno a questa idea Ottaviano riuscì a coagulare un vastissimo consenso e con l'aiuto di Mecenate riuscì a coivolgere nel suo progetto una vasta rappresentanza di intellettuali delle nuove generazioni. Il risultato politico immediato si tradusse nelle prime manifestazioni di consensum universorum che di fatto portarono alla rottura definitiva tra i triumviri. Così nel 32 a.C. il senato dichiarò Antonio decaduto dai suoi poteri e fu dichiarata guerra a Cleopatra, che formalmente era una guerra contro l'Egitto. La battaglia navale di Azio segnò la vittoria finale di Ottaviano che trasformò l'Egitto in provincia romana e l'affidò all'amico e poeta Cornelio Gallo.

La definizione del principato

Sconfitto Antonio, Ottaviano non volle urtare la sensibilità dei Romani assumendo cariche istituzionali nuove o eccessivamente vistose, perciò agli inizi del 27 a.C. ebbe luogo la formale restitutio della res publica ovvero il ripristino della prassi istituzionale in cui Ottaviano rimaneva un semplice console dotato del pieno imperium militiaeque. Il senato gli attribuì il titolo onorifico di Augustus e più tardi quello di pater patriae. La nozione di auctoritas si riferisce alla qualità di chi nell'esercizio del potere, intraprende un'iniziativa creatrice, fonda qualcosa, rende più grande qualcosa che già esiste ed è dotato di una capacità e felicità d'azione eccezionale. La novità è che mentre nella repubblica la auctoritas è esercitata unicamente all'interno di un corpo sociale definito, ora si trasforma in indice di promozione individuale all'interno di un processo di personalizzazione del potere.

Il consolidamento del potere

Il nuovo equilibrio dei poteri, che ha il suo fulcro nella figura del princeps, si riflette nella riorganizzazione amministrativa dello stato. Mentre la nobiltà senatoria garantisce la copertura delle magistrature tradizionali, si rafforza l'ordine equestre disposto a offrire la propria realtà al principe che arriva a tutelarne le rivendicazioni. Elemento fondamentale del nuovo sistema politico fu l'esercito del nuovo imperatore, legato alla figura del principe da rapporti di devozione personale, trasformando l'esercito romano in un esercito di professione. Il reciproco patto di alleanza tra principe e legioni è così forte che il sudor, prodotto e prova del labor del soldato, caratterizza anche l'imperatore per il senso del dovere in quanto deve dare l'esempio al suo popolo. Per tutta la durata del suo principato, Augusto fece approntare una serie di riforme per la restaurazione di sacerdozi e riti pubblici spesso caduti in disuso e la riorganizzazione del culto tradizionale, nonchè provvedimenti contro il lusso, il celibato e l'adulterio. Per la ricerca e il mantenimento del consenso politico, si appoggiò alla testimonianza di poeti e letterati, cui affiancò un programma di celebrazione di Roma. Augusto non si lasciò tentare dalla politica espansionistica aggressiva, in Oriente si accontentò di controllare i confini, in Occidente condusse una serie di guerre circoscritte e morì nel 14 d.C. senza lasciare figli maschi. Così gli succede il figlio adottivo Tiberio e ciò inaugurò una trasmissione del potere del tutto inusuale. Tiberio costituisce l'anello tra un regime di emergenza e un sistema: il potere non è più potestas ne auctoritas, ma dominatio. Il principato diviene una dinastia e così si assicura la sua stabilità istituzionale.

La lingua

Nell'età augustea è la lingua della poesia ad emanciparsi dalla tradizione arcaica, realizzandosi come strumento moderno, ma con una fisionomia propria rispetto a quella classica: la lingua poetica latina sarà sempre quella dei poeti augustei e dei loro continuatori. Virgilio fu il principale autore scolastico. L'esistenza di una prosa dignitosa condizionò la lingua moderna nel suo processo di ammodernamento favorendo l'abbandono di forme arcaiche tipiche del dettato enniano. Rispetto allo scrittore di prosa il poeta può contare su una maggiore libertà nella scelta e nella disposizione delle parole, ma deve adattarsi anche alla metrica introducendo forme lessicali nuove attraverso l'uso dei suffissi. La lingua della poesia, mostra poi un dinamismo notevole nella capacità di attingere a forme linguistiche vive schemi e modelli artificiali. La lingua poetica a sua volta farà apparire forme espressive e lessicali nella prosa.

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