Tibullo

Albio Tibullo, nato tra il 55 e il 48 a.C. probabilmente nel Lazio, apparteneva al ceto equestre, provenendo da una famiglia molto ricca. Preferì dedicarsi all’otium dell’amore e della poesia piuttosto che alla carriera militare e politica, frequentando il Circolo di Messalla. Le sue elegie ci sono giunte nel cosiddetto “Corpus Tibullianum”, in 4 libri, dei quali solo i primi due appartengono certamente al poeta. Il suo stile è lo specchio della cultura augustea, ricco di equilibrio, discrezione, musicalità. Essendo un poeta doctus sa nascondere come Catullo, l’attenzione formale dietro un apparente linearità e semplicità.
Nelle elegie del primo libro, Tibullo esalta la vita ritirata, gli otia campestri e canta l’amore per Delia, una donna sposata che in un primo momento è innamorata del poeta, successivamente diventa un sentimento incostante, generando così sofferenza. Nel secondo libro, Delia viene rimproverata con asprezza e scalzata da un’altra donna: Nemesi, la quale è avida di denaro e di lussi. Pian piano l’amore si caratterizza negativamente divenendo tristis e asper. L’amore cantato da Tibullo è un amore romantico, attraverso il quale l’animo può evadere nel sogno, nell’immaginazione e nel desiderio. Altro elemento rilevante in Tibullo è la rappresentazione bucolica che riflette la vita dei campi all’inteso desiderio di pax, contrastando così i valori militaristi della tradizione romana.

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