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LE MAGISTRATURE DELLA RESPUBLICA NAZIONALE ROMANA

Il sistema di governo della respublica era completato dai magistratus, cioè coloro incaricati di espletare le varie funzioni di governo. I caratteri generali delle magistrature:
· Durata limitata della carica (1 anno) e gratuità (honor)
· Elettività da parte delle ass.popolari, tranne che per il dictator, eletto da un altro magistrato
· Collegialità dell’ufficio, che implicava la par potestas dei colleghi
· Responsabilità per gli atti compiuti in danno di pubblici e privati

La carica dei censores durava 18 mesi e quella del dictator 6. La possibilità dell’intercessio reciproca poteva essere eliminata dall’accordo sulle rispettive competenze dei magistrati. I poteri dei magistrati furono: la potestas, che avevano tutti i magistrati, cioè il potere di pubblicare i propri programmi amministrativi (edicta, ius edicendi), convocare assembleee il senato, e di infliggere multe e pignorare beni; l’imperium, che spettò solo ai consules, praetor, dictator, cioè quelle collegate alla funzione di comando dell’exercitus centuriatus; la coercitio per i cittadini recalcitranti.

Magistrati ordinari, erano: I consoli, una magistratura maggiore, cum imperio, composta da 2 consules eletti dai comitia centuriata. Essa comportò la suprema potestas e il maius imperium; per questo, i consoli avevano l’alta direzione della politica interna, quello dell’esercito, e il diritto a nominare i tribuni militum. La praetura, fu una magistratura magg, cum im, eletta dai comitia centuriata formata da 16 praetores. Con attribuzioni straordinarie essi potevano sostituire i consules in città. L’aedilitia comprensiva di 2 distinte magistrature: gli aediles plebis furono la cura urbis, e la disciplina dei prezzi e dei mercati; gli 2 aediles curules, sine imperio che avevano, oltre le attribuzioni dei 2 aediles plebis, l’organizzazione dei giuochi pubblici, compiti di polizia, con la facoltà di infliggere mulctae. Il quaestor fu una magistrato minore, sine imperio, eletto dai comitia tributa. I 2 quaestores rimanevano perennemente a Roma a custodire l’aerarium Saturni, provvedendo alla registrazione delle entrate e delle uscite. Il vigintiviratus: 5 collegi mag.elettivi su votazione dei comitia in tributa, le cui funzioni erano di cooperazione con le magistrature superiori per la coercizione criminale e per l’amministrazione finanziaria. I censori furono una magistratura maggiore sine imperio composta da 2 censores eletti dai comitia centuriata, 1 patrizio, l’altro plebeo. Erano dotati della c. d. potestas censoria, cioè del potere in base al quale non erano assoggettati da nessuna forza maggiore di potestà, né alla intercessio dei tribuni della plebe. Le attribuzioni furono: censimento dei cittadini, scelta dei senatori, alcune attribuzioni finanziarie (mettere in gara e aggiudicare gli appalti) e giudicare sulle questioni sorte fra lo stato e i cittadini. I possibili conflitti fra le varie branchie della magistratura furono risolte facendo ricorso a tre principi: la prevalenza dell’imperium sulla potestas, che riconobbe ai magistrati cum imperio di vietare a quelli sine imperio il compimento di atti inerenti alla loro carica; il principio della gerarchia delle magistrature e quello della tutela degli interessi della plebs. La candidatura alle cariche magistratuali fu aperta a tutti i cives a capacità piena. Le differenti magistrature davano luogo ad una gerarchia. 1°curales, consoli e praetori; 2°non curales (aedilicii, questori).
MAGISTRATURE STRAORDINARIE, istituite quando non fosse possibile l’intervento di quello ordinarie. DICTATOR O MAGISTER POPULI, nominato da uno solo dei consules, senza possibilità di intercessio da parte dell’altro, preferibilmente tra i senatores consulares, per 6 mesi. Le sue attribuzioni variavano: con pieni poteri; potestas pari a quella dei consules, esente da intercessio; con funzioni limitate, nominati sempre dal console, per il compimento di speciali atti politici e religiosi. L’interrex che sostituiva le magistrature in caso d’assenza. Il praefectus urbs che si occupava dell’amministrazione della città in assenza dei consoli. I promagistrati sopperivano alla mancanza dei consoli o dei pretori, e potevano diventarlo sia i magistrati prossimi alla scadenza del loro incarico, sia i cittadini cui era concesso l’imperium.

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