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IL IUS CIVILE NOVUM

La lex Plaetoria del 242, stabilì che uno dei due pretori eletti rimanesse stabilmente in città, per assicurare la continuità dell’amministrazione della giustizia tra i cittadini. Ciò fece sì che romani e peregrini fossero tra loro in contatto commerciale, affidati alla fides, stabilendo che in caso di lite si sarebbe proceduto, di comune accordo, alla nomina di un collegio di arbitri scelti tra i concittadini dei litiganti e presieduta da un arbitro neutro, stabilendo solo chi si fosse discostato dalla fides. Le liti furono frequenti, così i praetores divennero due: Al Praetor Urbanus si aggiunse il Praetor Peregrinus, che amministrò la giustizia a Roma tra romani e stranieri.
Ciò determinò un complesso di nuovi istituti giuridici, qualificati come novum ius civile perché accessibile anche agli stranieri. Gli istituti del c.d.ius civile novum furono: La stipulatio iuris gentium accessibile anche ai peregrini. L’obligationes consensu contractae cioè vincoli che nascevano dall’accordo manifestato dalle parti, indipendentemente da ogni formalità. I contratti furono; la compravendita con cui s’intese il contratto tra il venditor ed emptor, in forza del quale nascevano varie obligationes (disponibilità immediata della cosa). Il pericolo di perimento della merce passava dal venditore al compratore. La locazione, contratto tra il locàtor e conductor in forza del quale nascevano alcune obbligazioni (es.restituire l’oggetto dopo averlo utilizzato). La societas, contratto tra due soci, che prevedeva la partecipazione, anche in parti diseguali, di un socio per un singolo e comune affare. Il mandato, contratto tra il mandator e il mandatarius in forza del quale quest’ultimo s’impegna a compiere gli atti commessigli per l’utile di costui o di terzi.

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