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Il diritto romano classico

Caratteristica fondamentale fu l’espansione mondiale della civiltà romana. Roma, non soltanto portò a massima estensione il suo impero, ma riuscì anche ad imprimere il suo marchio ai popoli assoggettati. La base di tutto fu data dal regime di governo, il principatus. Roma, con Augusto, cominciò a considerare necessaria l’istituzione extra ordinem di un princeps che garantisse l’ordine interno e la pax romana nelle province. Il prezzo da pagare furono i poteri difficilmente controllabili di costui.

fase augustea(27 a.c./117 a.c.)
Fase fu dominata da Augusto, che cercò di riportare la pace e l’ordine nello stato, esausto dalla lunga crisi dei sec. I/II. La figura del princeps romanorum garantì la stabilità della situazione interna. Il Primo atto della politica d’Ottaviano (imperator Caesar Augustus), fu quello di restaurare le istituzioni repubblicane. Egli rinunciò al consolato e ottenne in cambio dal senato e dai concilia plebis, il conferimento della tribunitia potestas, e il titolo d’Augustus. Così ebbe il potere di paralizzare tutta l’attività degli altri magistrati, convocare plebe e senato. Le vicende del suo principato furono alterne. Il 18 e 17 a.C. furono anni tranquilli, di cui egli approfittò per far approvare dalle assemblee importanti leggi, restauratrici dei valori fondamentali del costume romano; quelle in tema di matrimonio, repressione di vecchi e nuovi crimina. Si propose tre compiti:

1. risanamento sociale e politico di Roma
2. pacificazione dell’impero
3. coesione di quest’ultimo con la repubblica

Poiché la sua posizione era fondata sul carisma personale, era difficile ricorrere ad una disciplina legislativa fondata sulla successione. I sistemi per risolvere il problema furono 2: quello della correggenza, grazie al quale il princeps, in vita, chiamava un successore a collaborare agli affari di governo (metodo adottato da Augusto); quello dinastico. Morì a Nola nel 14 d.C. Dal 14 al 68 d.C. il principatus fu successivamente attribuito a Tiberio, Caligola, Claudio e Nerone, appartenenti alla gens claudia. Tiberio figlio adottivo d’Augusto, tenne il principato dal 14 al 37 d.C. il suo avvento al potere fu gradito al senatus, al quale favorì il trasferimento della decisione politica in ordine alla designazione dei candidati alle magistrature. Tiberio, dopo la morte del figlio Druso, si allontanò da Roma. Morto Tiberio nel 37 d.C. il senatus scelse come princeps il figlio di Germanico, Gaio alias Caligola, uomo troppo ambizioso. Egli cercò di superare l’urto con il senato ricercando il favore delle categorie infime della popolazione, ma ebbe la peggio e fu ucciso dopo solo 3 anni di principato. Dopo la morte di Caligola fu eletto Claudio Nerone, fratello di Germanico, scelto dai pretoriani. La sua tempra era debole, dato che la cerchia di liberti di cui si circondò prese il sopravvento su di lui, orientandone la politica in modo favorevole alle province. A ciò si aggiunse l’invadenza della famiglia. La terza moglie, Messalina, era talmente viziosa che la fece uccidere. La quarta moglie, Agrippina minore, figlia di suo fratello Germanico, che dalle prime nozze aveva avuto Domizio Nerone spinse affinché alla successione ci fosse lui e non Britannico, convincendo Claudio ad adottarlo. Le sue opere maggiori furono: larghe concessioni della cittadinanza romana e aumento del numero delle corti pretorie. Ciò fece pensare ad una monarchia burocratica e universale. Quando questi morì fu eletto nel 54 a 17 anni Nerone, che governò con i consigli della madre Agrippina e del filosofo Seneca. Maturato, fece uccidere nel 59 la madre, poi nel 62 la moglie ripudiata Ottavia (rimpiazzata da Poppea) e così Seneca. Si erse quindi a monarca assoluto. Con lui decadde l’economia, dilagò l’inflazione, fino a quando egli si uccise nel 68. qualche anno prima, aveva distrutto con un incendio metà Roma, per costruirne una nuova, e incolpò i cristiani. Dalla morte di Nerone fino all’anno successivo ci fu un anno di disordini militari tra i vari pretendenti, che va sotto il nome di Prima Anarchia Militare, che implicò la scelta dei nuovi princeps sulla base di doti personali e sul loro ascendente sugli eserciti. Si aprì così la fase della dinastia dei Flavi. Tito Flavio Vespasiano (69/79) si dedicò al risanamento delle finanze, dissipate da Nerone, con un sistema rigido nelle spese pubbliche, non si appoggiò all’esercito, né approfittò della sua forza. Tito F. V. II (79/81), successe al padre, continuando la sua opera con elargizioni di denaro al popolo che parve portare a Roma un periodo di pace. Morì nel 81. Gli successe il fratello minore, T. F. Domiziano (81/96). Sul piano militare compì molte imprese; dal completamento della conquista Britannica all’istituzione di due importanti province oltre il Reno. Le forti spese militari e la tendenza assolutistica del princeps mobilitarono la nobilitas, che uccise Domiziano. Così finì la dinastia dei Flavi. Per un breve periodo fu princeps Nerva, fino al 98. poi tutto passò a Marco Ulpio Traiano, che concluse la fase augustea della r.u.r.in ottimo modo, tanto da ottenere il titolo d’optimum princeps. Sviluppò una politica interna caratterizzata da un’accorta svalutazione della nobilitas senatoria a vantaggio degli equites. Alla crisi finanziaria fece fronte con un’ulteriore svalutazione della moneta. Fece grandi imprese militari, con la conquista della parte media e inferiore del Danubio a spese dei Daci, riuscendo a sconfiggere l’accanita difesa di Decebalo. Sicuro del Danubio, passò in oriente, per risolvere il problema dei Parti, che però non riuscì mai a distruggere totalmente, meritando però il titolo onorifico di Partico. Morì nel 117 d.C. il Lo scontro definitivo con i Parti fu abbandonato per sempre.

Fase Adrianea (117 d.c./235 d.c.)

Il successore di Traiano, Adriano (117/138), iniziò l’omonima fase. Estimatore dell’ellenismo, valorizzò al massimo le tradizioni provinciali. Riordinata l’amministrazione statale e le finanze, e sostituì il Senato con un consilium principis, del quale facevano parte i più alti funzionari e i più qualificati giuristi. Gli ultimi anni del suo governo (132/5) furono funestati dalla sanguinosa rivolta degli ebrei in Palestina, provocata dall’incauta costituzione della colonia Aelia Capitolina, che lui eliminò con molta fatica. Tornato a Roma nel 134, iniziò a pensare alla sua successione. La scelta cadde su Lucio Commodo, di rango senatorio, con malcontento degli aspiranti Serviano e Salinatore, che furono uccisi da Adriano. Quest’iniziativa non favorì Commodo, che morì nel 138 in Pannonia. Così Adriano nominò Antonino Pio (138/161) poco prima della morte, che aprì la medesima dinastia. La sua politica cancellò gli istituti repubblicani tradizionali (comizi, senato, mag.) e lo stesso princeps, si circondò di un consilium princips da lui scelto. Cercò di perfezionare la centralizzazione dei pubblici poteri e la fusione tra ambiente laico e provinciale. Morto nel 161, lasciò il trono ad uno dei suoi figli adottivi, Marco Aurelio Antonino (161/181), che non volle essere solo al governo ma fece eleggere come correggente il fratello Lucio Vero (1°correggenza, collegialità uguale). Durò 8 anni, fino al 169 per la morte di Lucio. Vinta non definitivamente la guerra con i Parti per la morte di Lucio, questi fu sostituito da Lucio Aurelio Commodo che fece ammalare le finanze, a causa degli sperperi e fu strangolato. I suoi cospiratori scelsero come successore Pertinace, che chiese ed ottenne la designazione dal senato. Ripristinò alcune libertà repubblicane, ma quando volle ripristinare le finanze attraverso contrazioni di spese fu vittima di una congiura da parte degli stessi pretoriani. Si aprì così il periodo della Seconda Anarchia Militare, conclusa nello stesso anno (193) da Settimo Severo (193/211), con il quale iniziò la dinastia dei Severi, che durò fino al 235. egli svalorizzò la repubblica e condusse Roma verso l’assolutismo imperiale. Si conferì il titolo di dominus ed eresse una monarchia assoluta. La sua opera fu proseguita dal figlio, M. A. Antonino, detto Caracalla (211/217), che assieme al fratello Geta creò la 2°correggenza per volere del padre. Ma i rapporti tra i due non furono mai idilliaci, così Caracalla fece uccidere il fratello. Egli emanò la famosa constitutio Antoniniana con cui concesse ai quasi tutti i sudditi romani la cittadinanza. Fu il colpo di grazia alla repubblica. Fu ucciso nel 217 per istigazione di Macrino, suo successore, che governò per poco tempo (218), poiché aveva contro la famiglia dei Severi, che lo sostituirono con Avito Bassiano, detto Elagabalo. Costui trascurò nel modo più assoluto di adattarsi alle tradizioni romane, cercando anzi di introdurre in Occidente i riti della religione di cui era sacerdote. Ucciso dai pretoriani, fu sostituito da Severo Alessandro, che coprì il principato dal 222 al 235. Egli ripristinò i valori della tradizione romana, e si dimostrò aperto verso quelle dei provinciali. La situazione dell’impero era deteriorata, a causa della crisi finanziaria e dei disordini ai confini. Cercò il possibile per risanarla, ottenendo molte vittorie contro i Parti, i soldati lo uccisero insieme alla madre. Non avendo eredi si spense la dinastia dei Severi.

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