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Terenzio

Publio Terenzio Afro nasce nel 185 a.C. a Cartagine, e morì nel 159 a.C. Giunse a Roma assai giovane come schiavo, ma venne subito educato liberamente e affrancato, e iniziò a far parte del circolo degli Scipioni che gli procurarono parecchie inimicizie.
Si propose di attuare un rinnovamento della commedia latina, lasciando la struttura della commedia classica plautina, ma modificando i temi con intento pedagogico. Per questo si avvicina molto al messaggio di Menandro, evidenziando i valori dell’umanesimo, che si andavano affermando nelle classi dirigenti. I temi son:
- L'educazione dei giovani
- Il rapporto di coppia
- Il diritto dei giovani a compiere scelte effettive autonome
- Il ruolo della donna
- Il conflitto generazionale
Gli ultimi due sono i temi maggiormante dibattuti.
Terenzio differenzia le maschere in una schiera di sottotipi che rappresentano ciascuno una diversa sfumatura psicologica, per avvicinare lo spettatore affinché si metta in condizione di identificarsi con l’azione scenica. Sono originali, in Terenzio, anche il frequente ricorso alla contaminazione, al raddoppiamento delle trame, alla sostituzione di un prologo espositivo con un prologo personale e polemico per motivare le proprie scelte poetiche. La lingua è vicina al linguaggio parlato non dal popolo ma dagli aristocratici di buona cultura che il drammaturgo frequentava. Egli soppresse inoltre gli inserti destinati al canto e l’andamento ritmico si avvicinava sempre più alla prosa.
Ma costruito in questo modo il teatro di Terenzio è privo di vis comica e di pathos, la comicità è ottenuta con il ricorso a espressioni del linguaggio volgare, alle allusione alimentari o sessuali o alla parodia.
Egli intese consegnare agli spettatori un forte messaggio etico e spunti di riflessione concentrati sul concetto di humanitas.

Dal 166 al 160 a.C. scrisse sei commedie palliate:
- l’“Andria”: coppia di giovani che solo alla fine della vicenda possono realizzare il proprio amore;

- lo “Heautontimorùmenos”: un padre che si autopunisce per non aver acconsentito al matrimonio del figlio, che alla fine verrà celebrato ugualmente;

- l’ “Eunuchus”: la schiava donata ad una cortigiana dal suo amante finisce per sposarsi con il fratello dell’altro amante della donna.

- il “Phormio”: matrimoni combinati ma in seguito sciolti.

- gli “Adelphoe”: una coppia di anziani fratelli, si confrontano con le vicende amorose di due giovani entrambi figli del più tradizionalista ma uno educato dallo zio, dibattono sul miglior modo per educarli.

- la “Hècyra”: mette sulla scena le vicissitudini di una coppia di sposi che potrà ritrovare la serenità grazie alla madre del protagonista e al disinteresse di una cortigiana.

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