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Terenzio


Terenzio nacque a Cartagine nel 185 a.C.; fu uno schiavo come Livio Andronico e proprio come schiavo giunse a Roma. Morì nel 159 a.C., in seguito ad un naufragio.

Terenzio iniziò la sua carriera di letterato grazie al Senatore Romano Lucano, che vide in lui un grande talento per la letteratura.

A Roma egli entrò in contatto con la Famiglia degli Scipioni, una Famiglia di grandi intellettuali con conoscenze filosofiche e artistiche, che formò un circolo di letteratura.

Grazie a questo suo rapportarsi con la Famiglia degli Scipioni, Terenzio ebbe un facile sbocco nel mondo Teatrale.
Gli Scipioni crearono un circolo, chiamato “il Circolo degli Scipioni”, che racchiudeva al suo interno un gruppo di nobili romani, fra cui Gaio Lelio e Scipione l’Emiliano, che verso la metà del II secolo a.C. si resero promotori, specialmente a Roma, di attività letterari, filosofiche e culturali in generale.

Egli scrisse sei Commedie, tutte Palliate, seguendo il successo di quelle di Plauto.

Però egli non ebbe un grande successo come Plauto, anzitutto poiché si basò sul filone del Teatro Ellenico di Aristofane e quindi la sua Commedia veniva vista dal cittadino Romano poco divertente e molto noiosa, poiché Terenzio introduceva spesso momenti riflessivi e monologhi che rallentavano la vicenda; anche i termini usati non erano latini, ma greci.

Un esempio lo si ha quando durante la rappresentazione dell’opera “Hecyra”, gli attori vennero fermati per due volte dal popolo romano; solo alla terza rappresentazione, questa commedia riuscì a non essere interrotta dal pubblico, grazie anche all’introduzione che fece il capocomico, nella quale pregava la gente di seguire la commedia.

L’”Hecyra”, detta anche la “Commedia della Suocera”, narra di un adulescens, Panfilo che nonostante ami una cortigiana, Bacchide, è obbligato dal padre a dover sposare Filumena; successivamente egli è costretto ad allontanarsi da casa poiché è chiamato come soldato ed intanto la sua sposa, Filumena, scappa da casa sua e si rifugia a casa di sua madre; molti pensano che è per via della suocera, che lei ha compiuto questo fatto, invece, vittima di una violenza sessuale, era stata messa incinta. Infine grazie alla cortigiana Bacchide si scopre che era stato lo stesso Panfilo a violentarla quando era ubriaco.

La donna nel teatro di Terenzio assume un valore più importante rispetto a quello che aveva nel teatro di Plauto, dove era vista come una persona dai facili costumi.

L’Humanitas di Terenzio


L’Humanitas di Terenzio si proponeva come una visione diversa da quella della Cultura Plautina.
Secondo Terenzio ogni personaggio deve essere conosciuto attraverso delle riflessioni da parte del Pubblico, quindi questi personaggi vengono umanizzati secondo i loro rapporti con altre persone, non attraverso le proprie caratteristiche caratteriali o fisiche (come la scaltrezza o la violenza).

Per Humanitas, dunque, si intende una concezione di ogni persona attraverso un punto di vista positivo, attraverso il suo modo di rapportarsi, i suoi valori e i suoi sentimenti. Per Terenzio è importante che questo ideale sia valido per tutti gli uomini, senza distinzioni etniche, sessuali o sociali.
Anche per questo motivo Terenzio non ebbe grande successo.

La Lingua e lo Stile di Terenzio


IlLinguaggio usato da Terenzio nelle sue opere è di tipo "medietas", ossia quello usato dagli Aristocratici, quindi di registro medio-alto ricco di arcaismi; usò però anche il linguaggio parlato dai cavalieri, di registro inferiore rispetto a quello aristocratico.

Lo Stile di Terenzio rappresenta una novità, infatti egli introdusse la Mescolanza delle Commedie (introdotta, solo in parte, da Nevio), che consiste nel fondere delle parti di trame di due differenti commedie, in modo da formare una sola commedia assai complessa.
Egli introdusse anche l'utilizzo del Prologo, ossia un'introduzione alla storia della Commedia, dove un attore descrive gli argomenti generali secondo sue riflessioni.

L’Adelphoe di Terenzio


L’Adelphoe è una Commedia scritta da Terenzio di tipo pedagogico, difatti in quest’opera viene trattato il tema dell’educazione, attraverso una coppia di fratelli, i due senes Micione e Demea, e i due figli di quest’ultimo, gli adulescentes Sifone ed Eschino; il primo di loro è stato allevato dal padre, mentre il secondo è stato adottato dallo zio (Micione) e quindi anche da lui è stato educato.

Demea e Micione hanno idee e caratteri differenti, che portano a due diversi sistemi di educazione: il primo ha educato rettamente Ctesifone, mentre Micione ha allevato in modo più libero Eschino.

I contrasti tra i due cominciano dall’inizio dell’opera, dopo che Demea aveva scoperto che Eschino aveva preso una meretrice e questo causa l’ira di Demea verso Micione poiché non ha educato bene suo figlio; si scoprirà poi che la meretrice era stata presa da Eschino per suo fratello Ctesifone, quindi i due senes, comprendendo i propri errori, riescono a chiarirsi.

Terenzio in questa opera introdusse il Relativismo Etico secondo il quale ogni cosa è relativa e quindi in questo caso il buon educatore deve adattarsi ad ogni esigenza. Anche Cicerone espresse questo concetto nel “De Officiis” (“Sui Doveri”).

Demea viene considerato un Conservatore, ossia colui che vuole mantenere tutto ciò che era prima e trasmetterlo ai propri figli; questa era l’idea dei Romani, che erano contro la diffusione delle innovazioni greche.
Invece Micione viene visto come una figura Progressista, così come i Greci, quindi la sua educazione verso Eschino è stata più libera, così come era quella, appunto, dell’idea dei Greci.

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