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Il teatro romano

In tutta Italia, nell’età arcaica, erano diffuse forme teatrali legate alle festività religiose e campestri, in quanto avevano valenza religiosa e rituale. In origine, le forme teatrali erano “d’importazione”, ovvero, avevano come modello le commedie greche, come la Fabula Palliata (nome derivante da “pallium” = mantello degli attori), oppure le tragedie greche (le tragedie latine ispirate a modelli greci erano definite “conthurnatae”).
In seguito si sono sviluppate delle forme teatrali strettamente latine, come i Fescennini Versus, delle rappresentazioni dal tono burlesco con argomenti licenziosi e attori improvvisati. Il termine “fescennino” può avere due origini: può derivare da una città del Lazio, Fescennia, dove per la prima volta è stato usato, oppure derivare dal latino “facuum”, ovvero ammagliare per togliere il malocchio. Secondo quest’ultima interpretazione, i Fescennini avrebbero, quindi, avuto funzione apotropaica, ovvero, quella di scacciare il malocchio e gli spiriti maligni.

Un’altra forma teatrale era costituita dalla Satura, di origine romana (infatti, è la prima forma teatrale autoctona), sulla cui origine abbiamo informazioni grazie a quello che ne ha scritto Tito Livio, storico di età augustea. Gli attori inizialmente mescolavano danza, recitazione e canto ed erano chiamati Histriones, dall’etrusco “hister” che indicava l’attore. La Satura riuniva nella stessa rappresentazione canto, danza e mimica; il suo nome poteva avere tre diverse origini:
- L’espressione “satura lanx”, che indicava un piatto di leccornie, caratterizzato dalla varietà (come nella Satura);
- L’espressione “satura lex”, che indicava un provvedimento con cui si approvavano delle leggi diverse in un unico blocco (anche qui si ritrova l’idea della varietà);
- I satiri, i leggendari esseri metà uomini e metà capri.
Oltre alla Satura c’era anche la Fabula Atellana, una forma comica di teatro caratterizzata da maschere fisse, il cui nome deriva etimologicamente dalla città di Atella (in Campania).

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