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Storia del teatro
Le origini

“Teatro” (theathai = vedere) è il nome attribuito dai Greci antichi al luogo della rappresentazione scenica, mentre “dramma” (dal greco drao = agisco) è il termine con cui Aristotele denominò genericamente i testi scritti per essere recitati su di un palco, davanti ad un pubblico. Pertanto la parola “dramma” abbracciava allora un’ampia gamma di tipologie teatrali, in seguito meglio definite e più appropriatamente denominate, quali la tragedia, la commedia, la satira, la sacra rappresentazione, la giullarata.
La tragedia, una delle forme più antiche e più nobili di teatro, è un’altissima espressione artistica, in grado di elevare ed educare gli spettatori mediante la “catarsi” o purificazione dalle passioni.
La tragedia è caratterizzata da argomento austero e drammatico, dalla presenza sulla scena – come protagonisti – di divinità ed eroi, dal finale tragico con la morte di uno dei personaggi. È contrassegnata anche dalla partecipazione di due semicori che alternano canto e parlato. Aristotele nella sua poetica ne precisò linee e norme generali, definite nell’unità di tempo, di luogo e di azione, norme accettate e rispettate per molti secoli.

I principali tragici dell’antica letteratura greca furono Eschilo, Sofocle ed Euripide.
La commedia, rappresentazione burlesca e gioiosa in onore del dio Dioniso, nata dall’istinto dell’imitazione e dell’amore per la caricatura connaturata nel popolo, aveva come protagonista la gente comune e si risolveva solitamente con un lieto fine. Scopo della commedia era divertire un vasto pubblico, per lo più popolare, pertanto il linguaggio era semplice e immediatamente comprensibile.
Esisteva, inoltre, la commedia mordace o satira, che sferzava il potere politico (Aristofane) o i comportamenti dei singoli individui (Menandro).
Anche la letteratura latina riannovera, tra i suoi autori, alcuni celebri commediografi, tra cui principalmente Plauto e Terenzio: il primo sapiente ideatore di azioni rapide e incalzanti, alternate a dialoghi esplosivi e violenti; il secondo elegante, raffinato, delicato, ma meno amato dal pubblico del tempo, a cui piacevano le battute grossolane e immediate.

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