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Terenzio

Terenzio era un liberto latino di origine africana.
Nasce a Cartagine e viene portato a Roma come schiavo dal senatore Terenzio Lucano che lo fece istruire e che successivamente lo rese uomo libero; il poeta assunse pertanto il nome gentilizio del patrono: Publio Terenzio Afro.
Fu amico degli Scipioni e venne accusato di fare il prestanome per questi.
Nelle sue opere esprimeva l’idea di “humanitas”, cioè di rispetto civile e principio di uguaglianza tra gli uomini.
Scrisse sei commedie ma non tutte ebbero successo.
Scomparve prematuramente a 25 anni per cause sconosciute nel viaggio di ritorno dalla Grecia, dove era andato per avere l’ispirazione di altre opere.
Attinge molto a Menandro ma, a differenza di questo, nel prologo parla di sé e delle critiche che gli vengono fatte. Viene accusato di contaminatio e plagio oltre che di essere un prestanome. Come Menandro toglie gran parte dei cantica (parti cantate) dalle sue commedie.

Terenzio tende ad usare un linguaggio medio, sobrio e misurato. Usa un umorismo molto sottile. Il suo stile è così pacato da apparire scialbo, ma venne apprezzato per la purezza e la scelta del materiale linguistico.
Lo stile di Terenzio assume vivacità nei monologhi “patetici” (per lo più di giovani innamorati), nei quali tende ad immedesimarsi in alcuni personaggi delle sue commedie.
Alcune sue opere si basano sul rapporto tra padri e figli, altre su modelli di comicità.
Ricerca effetti di suspense, esige l’attenzione degli spettatori e li fa partecipare alle vicende dei personaggi.

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