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Prime forme di scrittura latina

Una delle prime forme di scrittura di cui abbiamo conoscenza sono le XII Tavole, una serie di leggi risalenti al V secolo a.C. scritte su tavole di bronzo e poi esposte nel foro, in modo da poter essere fruite dalla popolazione. Le Tavole sono andate distrutte da un incendio nel 390 a.C., ecco perché tutte le informazioni che abbiamo derivano da una tradizione indiretta, cioè, dagli accenni che ne fanno altri autori.
Altri usi antichissimi della scrittura latina erano il calendario, redatto dal pontefice massimo, e gli “Annales Maximi” (“Annali dei pontefici massimi”): ogni anno il pontefice esponeva una tavola bianca che poi veniva riempita con i nomi dei magistrati eponimi e gli eventi più importanti dei quell’anno. Nel II secolo a.C. il pontefice Muzio Scevola raccoglie tutti gli Annales e li pubblica in un’unica opera, facendoli, quindi, diventare una fonte primaria di informazioni.

Altre forme di scrittura erano costituite dai Carmina, dei canti in prosa con valenza religiosa, diffusi soprattutto tra la popolazione rurale, in quanto la maggior parte della popolazione era composta da contadini che cercavano di scongiurare i pericoli con formule rituali di preghiera (Carmina è, infatti, il plurale di “carmen”, derivante da “caneo” = canto). C’erano, inoltre, gli elogi funebri, incisi su epigrafi.

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