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Commedia Latina: Plauto e Terenzio
La commedia latina: il teatro comico e tragico si sviluppa a Roma dalla seconda metà del 3 sec. a.C. La fioritura di questo genere è sicuramente legata al contatto tra la civiltà latina e quella greca. La produzione comica latina era ispirata alle commedie greche e perciò mantiene l’ambientazione greca (in modo da rappresentare situazioni equivoche con una maggiore libertà) e i nomi dei personaggi greci. Questa rappresentazione si chiama fabula palliata e i suoi esponenti maggiori sono Plauto, Terenzio e Nevio che introdusse la contaminatio. La palliata consisteva in un’alternanza di scene dialogate, deverbia, e scene recitate accompagnate dalla musica, i cantica.
Plauto
Vita: sono pochi i dati tramandati su Tito Maccio Plauto (informazioni provenienti dalla biografia Varroniana considerata oggi inattendibile). Nacque tra il 255 e il 251 a.C. a Sarsina (Emilia R.) e morì nel 184 a.C. Plauto prima di dedicarsi alla composizione di commedie era un attore.

Opere: fu il primo autore latino ad occuparsi di un solo genere letterario, la palliata. Delle 130 opere che circolavano a Roma solo 21 sono considerate di Plauto e si suddividono in sei gruppi:
1 - commedie della beffa: comune in ogni opera di Plauto ma in queste commedie raggiunge un’ironia e una crudeltà particolari (Asinaria).
2- commedie del romanzesco: temi dell’avventura e del viaggio (Stichus)-
3 - commedie dell’agnizione: caratterizzate da un riconoscimento finale di un personaggio che permette la risoluzione dell’intreccio (Cistellaria);
4 - commedie dei sosia: costruite sul gioco delle somiglianze (Menaechmi);
5 - commedie della caricatura: la caricatura dei personaggi prevale sull’intreccio (Pseudolus, Miles gloriosus).
6 - commedie composite: contengono motivi già considerati.
Le commedie plautine si basano su schemi ripetitivi e prevedibili dove l’azione è generata dal contrasto tra due personaggi dei quali uno cerca di sottrarre qualcosa all’altro mediante l’uso dell’inganno, trasgredendo alle norme morali: il finale è sempre lieto. Anche i personaggi sono maschere ricorrenti, stereotipi uguali a se stessi, che non hanno uno sviluppo psicologico e che non sono né greci né romani, ma figure astratte e costanti. I principali sono: il senex, vecchio, tradizionalista e avaro; l’adulescens, il giovane, innamorato di una meretrix, cortigiana, il leno, lenone, commerciante di schiavi e antagonista dell’adulescens, e il servus, il servo che può essere scaltro oppure obbediente nell’eseguire gli ordini.

Modelli e originalità della commedia plautina: l’attività di Plauto si colloca nel momento in cui Roma entra in contatto con la civiltà greca assorbendone alcuni elementi culturali, che venivano visti con sospetto. Così la commedia plautina presenta rare allusioni alla realtà romana e contiene caricature del mondo greco. Plauto utilizza la tecnica della contaminatio con la quale attingeva da due o più modelli allo scopo di creare un intreccio più complesso: la palliata si sviluppa come una libera rielaborazione delle opere ellenistiche adattate alla mentalità romana, ma è influenzata anche da una componente italica che porta il gusto per la comicità e per la beffa ottenuta con equivoci, allusioni oscene e a volte insulti. Pur basandosi su un modello greco la palliata differisce in alcuni punti da essa: l’azione procede senza interruzione, è rivalutata la componente musicale, l’approfondimento psicologico dei personaggi viene messo in secondo piano rispetto alla caricatura di essi (il protagonista diventa infatti il servo che così come il poeta organizza l’intreccio, organizza l’inganno). Plauto offre altre innovazioni quali il metateatro (un personaggio rivela al pubblico i retroscena della commedia) e la volontà di rappresentare non una realtà realistica ma bensì capovolta

La lingua e lo stile
: come i temi e i contenuti anche la lingua non prevede un intento realistico che è caratterizzata da arcaismi (latino arcaico), neologismi (combinazione di radici), grecismi, figure retoriche (metafora soprattutto) e basata sul sermo familiaris il linguaggio della quotidianità.

Terenzio
La vita: Publio Terenzio nacque a Castagne nel 185 a.C. e morì nel 159 a.C: queste informazioni sono contenute all’interno di un’opera di Sventolio, il De poetis. Probabilmente di origine libica, fu portato a Roma come schiavo, ma grazie alla sua intelligenza fu educato liberalmente. Frequentò maestri greci e fece in seguito parte del circolo degli scipioni, dove gli aristocratici romani vedevano nella cultura greca il passo necessario per un rinnovamento concettuale. Il legame con questo circolo procurarono a Terenzio inimicizie personali che lo accusavano di essere un prestanome al servizio degli Scipioni, di utilizzare in modo eccessivo la contaminatio e di mancare di orignalità. Dal 166 al 160 a.C. compose sei commedie palliate, ed alcune di esse non fecero successo poiché Terenzio accentuava i caratteri meditativi e seriosi, a scapito della comicità. L’opera: Andria (La ragazza di Andro166), Heautontimerumenos (punitore di se stesso, 163 in cui compare il concetto di humanitas), Eunuchus (L’eunuco, 161), Phormio (Formione, 161), Adelphoe (I due fratelli, 160), Hecyra (La suocera,160).

Modelli, temi, struttura delle commedie terenziane
: come le commedie plautine, quelle terenziane si sviluppano intorno alle vicissitudini amorose, ma, facendo proprio il messaggio di Menandro anche se reinterpretato in modo personale, umanizzando cioè la vicende, e toccando temi come l’educazione dei giovani (il modello migliore di educazione sarà il modello liberale moderno), il rapporto di coppia, il conflitto generazionale, la libertà dei figli. Il modello di Menandro non si riflette solo nelle tematiche ma anche nei personaggi che vengono caratterizzati psicologicamente, caratterialmente e umanamente (a differenza di Plauto che poneva in secondo piano la caratterizzazione psicologica) creando così una vasta gamma di personaggi. La sensibilità di Terenzio è attenta a rappresentare l’intreccio dei sentimenti con le vicende di ogni giorno. Importante è il concetto di humanitas: in esso si fondono le idee greche di philanthropia (compassione verso chi sta peggio) e di paideia (educazione) con il mos maiorum romano; l’humanitas è l’attenzione per l’uomo in quanto uomo e si evolve, da idea di compassione per i limiti umani in Menandro, in fiducia nelle possibilità dell’uomo e ansia di valorizzarle. Terenzio, accusato di mancanza di originalità, si difese affermando che nulla esiste che non sia già stato detto e perciò è necessario rielaborare in modo personale quanto qualcuno aveva già detto; introdusse comunque elementi di innovazione nell’impostazione drammaturgica per 4 ragioni: il frequente uso della contaminatio; il raddoppio delle trame attraverso l’inserimento di personaggi minori o doppi (adelphoe, 2 padri) ognuno con una caratterizzazione psicologia diversa; la sostituzione del prologo tradizionale espositivo con un prologo personale e polemico; la soppressione del metateatro, tipici di Plauto, cercando al contrario dello stesso Plauto di costruire un testo realistico.

La lingua e lo stile: lo stile di Terenzio è privo di vis comica (capacità di far ridere) e di pathos (rappresentare passioni intense). Per quanto riguarda la lingua, introdusse la medietas ovvero l’equilibrio linguistico volontario, utilizzando un linguaggio prossimo alla quotidianità (ricavato dalla lingua parlata dagli aristocratici romani) depurato da elementi volgari. Per costruire testi più reali, oltre a sopprimere le parti di metateatro, soppresse le parti destinate al canto, inserendo più scene recitate, ed alla musica.

Adelphoe
: il contatto con il mondo greco portò, riguardo l’educazione, ad uno scontro con i principi del mos maiorum romano; il rapporto educativo tra padre e figlio doveva consistere secondo i greci, e secondo lo stesso Terenzio, in un dialogo più intenso e sincero rispetto alla rigidità tradizionale. Negli Adelphoe, commedia espressamente centrata sul tema pedagogico, sono messi in scena due coppie di fratelli, Micione e Demea, e i due figli di Demea, Ctesifone, allevato personalmente da Demea severamente al lavoro nei campi, e Eschino adottato invece dallo zio, Milione, ed educato con liberalità secondo il modello greco. Sono così presentati due opposti sistemi educativi, in contrasto tra di loro. Questo contrasto emerge quando Demea, avendo scoperto che Eschino ha sottratto con la forza una giovane suonatrice Bacchide, imputa il fatto all’educazione troppo liberale impartita da Micione a Eschino. Si scoprirà in poi che la ragazza è stata rapita da Eschino per conto di Ctesifone il quale non ha mai avuto il coraggio di svelare il suo amore per timore del padre. La notizia del rapimento della ragazza porta confusione a casa di Panfila, amante segreta di Eschino. Micione, all’oscuro di questa relazione, viene a conoscenza del fatto ed Eschino, pur educato nella liberalità, non è stato sincero con lui, ma Eschino, al termine di un colloquio col padre, ottiene il consenso per il matrimonio con Panfila. Intanto Demea scopre la relazione del figlio Ctesifone con Bacchide: dopo aver attaccato di nuovo il fratello Micione, fa proprie le scelte di vita del fratello, acquisendo un modello educativo liberale.

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