Stichus («Stico»)
Da tre anni le sorelle Pànfila e Panègiri non hanno più notizie dei rispettivi mariti, Panfillppo ed Epignòmo, che sono all’estero a tentare la fortuna col commercio. Il vecchio padre delle due giovani donne, Antifone, è stanco dell’imbarazzante silenzio e vorrebbe indurle ad abbandonare il tetto coniugale e a chiedere il divorzio: ma le due “Penelopi”, pur ferite e preoccupate, resistono, tenendo con coraggio e fermezza le loro posizioni. Tanta fedeltà è finalmente premiata: il servetto Pinàcio arriva trafelato dal porto con la notizia che i due mariti sono tornati. Da questo istante, cambia l’atmosfera da nobile e composta, tipica del “dramma domestico”, si dissolve e lo spettacolo si trasforma in una festa totale: dei giovani, Epignomo e Panfilippo, con le rispettive mogli; del vecchio padre, che servendosi di un apologo di facile decifrazione chiede ai generi quattro flautiste in cambio delle “figlie” che ha concesso loro; anche e soprattutto dei due rispettivi servi dei due reduci, Stico e Sagarìno, che ottengono di spassarsela con la comune “amichetta” Stefuinio. Il banchetto dei due servi con la servetta, anzi, ha luogo davanti agli spettatori e ha il privilegio esclusivo del finale (atto V). Si beve, si canta, si danza tra baci, strilli e scomposte moine. In chiusura Stico ordina agli spettatori: «Fateci un bell’applauso e andate a bisbocciare a casa vostra!».

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