Tito Maccio Plauto (258/54 – 184)

Dice un epigramma antico: “Da quando morì Plauto, la Commedia piange, la Scena è vuota; allora il Riso, il Diletto, lo Scherzo e i Ritmi innumerevoli versarono lacrime tutti insieme”.
Nato a Sarsina, in Umbria (oggi nei pressi di Forlì) si era recato da giovane a Roma vivendo al seguito di una compagnia teatrale.
Gellio, storiografo del II secolo d.C., afferma che Plauto, dopo aver perso in alcune speculazioni commerciali il denaro guadagnato in “operum artificum scaenicorum” (in attività di scrittori teatrali), ritornò a Roma in miseria, sopportando di lavorare presso un mugnaio per guadagnarsi da vivere.
Gellio ci riferisce anche che nell'inusitato ruolo di mugnaio riuscì a comporre, durante le pause consentite dal suo mestiere, alcune commedie, tra cui emergono “Saturius” (il pancia piena), “Addictus” (lo schiavo per debiti).
Scavando nella sua biografia è stato anche detto che il nome "Plautus" avrebbe tratto derivazione dal fatto che il poeta recitasse come "Planipes" (Plauto era commediante che recitava privo di calzari), nel mimo e che "Maccius" volesse alludere alle sue interpretazioni di sciocco deriso e battuto nelle atellane.

Alcuni tuttavia ritengono che sia Plotus (poi Plautus) e Maccus (poi Maccius, per analogia ai cognomi romani), fossero denominazioni originarie di estrazione etrusco-umbra. Tra le date più sicure della biografia di Plauto abbiamo quella del “Miles gloriosus”, commedia del 205, in riferimento alla carcerazione di Nevio.

Le Commedie

Si è molto discusso sull'autenticità delle commedie plautine. Bisogna infatti rilevare che verso la metà del II secolo d.C. sotto il nome di Plauto circolavano quasi 130 commedie. Molti vollero sfruttare la popolarità del nome imitando e falsificando alcune commedie autentiche.
A mettere luce sullo spinoso problema, furono alcuni studiosi finché Varrone fissò in 21 il numero delle commedie da attribuire a Plauto. Si è tuttavia indotti a ritenere, da testimonianze di antichi biografi che esistessero altre commedie sicuramente dello scrittore oggi perdute.
Da notare che tutte le commedie di Plauto e le fonti del teatro plautino, sono da ricercare in alcuni commediografi Greci del IV e III secolo a.C., tra cui spiccano Difilo, Filemone e Menandro.

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