Titus Maccius Plautus
della vita di Plauto, si conosce ben poco. dai primi anni dell’800 si riteneva che egli avesse i tria nomina gentilizi: prenome,nomen,cognomen(Marcus Accius Plautus), che però erano destinati solo ai cittadini Romani, non agli italici, quale era il poeta. secondo il ritrovamento del Palinsesto Ambrosiano, il suo nome vero sarebbe Titus Maccius Plautus di cui Maccius, richiama Maccus il nome di uno dei personaggi tipici dell’atellana, e Plautus richiama Plotus, espressione che vuol dire piedipiatti, usata dagli attori del comico, oppure con il nome utilizzato per intendere “cane dalle orecchie grandi e molli”.

nacque tra il 258 e il 250 AC a Sarsina, da una famiglia libera. molto presto Plauto si trasferì a Roma, dove inziò la sua attività teatrale. secondo Aulo Gellio, avrebbe esercitato inizialmente il mestiere di attore, ricavando enormi ricchezze, poi sperperate. fiorino infatti numerosi aneddoti sulla vita povera del poeta. si dedicò csì alla scrittura di palliate, ottenendo una popolarità sempre più crescente, fino ad attribuirgli 130 commedie. morì a Roma nel 184 AC. a confermare il grande successo di Plauto fu l’epitaffio funebre, tramandato da Gellio, nel quale si affermava che “la commedia piange e la scena è rimasta vuota”. (commedia luget, scaena est deserta). plauto visse nel periodo in cui l’Urbe intraprendeva i primi passi verso una missione imperiale: nelle sue opere c’è infatti un richiamo molto forte ai caratteri storici, il costante richiamo all’unoverso e al linguaggio militare la diffusa attenzione alla pratica commerciale.


Varrone, catalogò le sue opere, nella sua di opera “ de commoedis plautinis”, dove vennero divise 21 commedie certe e chiamate così varroniane, una seconda parte comprendeva le commedie di possibile appartenenza a Plauto,(pseudovarroniane), nella terza parte erano state indicate tutte quelle giudicate spure e di altri autori(tra i quali figurava un bizzarro Plautius). sono giunte a noi solo 21 titoli delle varroniane. ad eccezione della Vidularia, che si presenta frammentaria, tutte sebbene con qualche lacuna, si presentano complete. ciascuna di esse è preceduta nei manoscritti da un argomento o didascalia. con sicurezza sappiamo soltanto che lo Stichus è stato messo in scena la prima volta nel 200 AC, lo Pseudolus nel 191 AC e la Casina nel 186 AC, il Miles Gloriosus si potrebbe datare nel 205AC(perché al suo interno forse si allude alla prigionia di Nevio) mentre la Cistellaria serebbe stata composta prima del 201 AC.

alla base della commedia plautina vi è generalmente la Commedia nuova ellenista senza che si possa però individuare un autore in particolare. la vera difficoltà nel tracciare un rapporto tra questi e Plauto è determinata innanzitutto dal fatto che abbiamo perso questi modelli, d’altro canto non sempre Plauto precisa l’autore e il modello della sua commedia. la recente scoperta dei frammenti del Dis exapaton, il doppio ingannatore, di menandro, consente il diretto rapoorto conn le Bacchides di plauto. l’originalità plautina sta infatti nel vertere plautino, che appare in linea con i cosidetti criteri della traduzione artistica e sono anche rappresentati dai nomi dei personaggi molto spesso servi e donne. infatti integra elementi greci con elementi della farsa italica e dello spettacolo dell’improvvisazione ed evidenzia una corrispondenza diretta con il lavoro del mimo.

la commedia plautina, si divideva in:
-prologo, di tipo espositivo o narrativo, ad interpretarlo era spesso una divinità, una personificazione o comunque una figura quasi sempre estranea alla vicenda ad eccezione dell’Amphitruo e del Miles Gloriosus. nel prologo l’autore indicava il modello e l’autore del modello, insieme all’antefatto. seguiva poi l’azione, ovvero lo svolgimento e il susseguirsi delle scene, ed infine l’epilogo al quale si arriva attraverso varie soluzioni drammaturgiche. il più delle volte l’epilogo è occupato da festeggiamenti, tranne nel Mercator, che ha un finale moraleggiante (specatores, plaudite). la consueta divisione era di 5 atti. infine il coro, nelle commedie plautine, è quasi del tutto assente. un’altra questione è quella della maschera, plauto faceva un uso sistematico della maschera, ma alcuni commediografi valutavano il seguente uso, come inutile, in quanto limitava l’espressività dell’attore.

gli intrecci plautini, avevano uno schema fisso, in cui un personaggio si scontra con un altro per il possesso del suo bene, che nella maggior parte delle volte è rappresentato da una donna, e poi si arriva allo scioglimento della soluzione, rappresentato dal lieto fine, che ristabilisce l’equilibrio antropologico-sociale, messo in discussione all’interno di tutta l’opera. motore dell’azione è gran parte delle volte, l’inganno ideato quasi sempre dal servo a vantaggio del suo padroncino ai danni ovviamente dell’antagonista che viene beffato (solitamente il vecchio padre o il lenone), il macchinatore di questo inganno è spesso il servus callidus: che rappresenta la novità principale della scrittura plautina. a tessere le fila degli inganni sono anche le donne, l’esempio principale è quello del Trunculentus, dove la donna rivesta il ruolo di protagonista, non mancano però le eroine matrone.

altro motore delle commedie, fu l’equivoco. due soggetti completamente identici, l’uno ignaro dell’altro, creano confusione e dubbi tra i vari personaggi a contatto con i protagonisti, come nel caso dei Menaechmi o delle Bacchides. la fortuna o Tyche, infine gioca un ruolo fondamentale nelle commedie, è quella che manovra i fili conduttori di tutta la storia. quella che nell’epilogo predisposta l’azione, fa si che i personaggi vengano riconosciuti(agnitio) e avvenga così il lieto fine.

il bene è generalmente quello che fa si che l’intreccio nasca. questo bene è il denaro o una donna. il motivo amoroso e quello economico, sono strettamente legati, nelle commedie si realizza la “monetarizzazione” della fanciulla: l’inganno non mira a rapire la donna, ma a cercare di ricavare il denaro per liberarla. ciò accade perfino nella Casina, dove lei non pronuncia nemmeno una battuta nonostante la commedia prenda come titolo il suo nome. all’equazione amore=denaro corrisponde anche amore=cibo: la fame è un’occasione eccezionale per far nascere la libido di molti innamorati

i personaggi nelle commedie plautine, non sono veri e propri protagonisti: non c’è nemmeno un approfondimento nella definizione del carattere psicologico dei personaggi. essi sono infatti dei tipi: prendono vita solo in relazione alle loro funzioni, strumenti, per lo sviluppo della storia e dell’intreccio di essa. i tipi plautini sono caratterizzati da soli elementi caratteriali tipici: il servo è il personaggio principale delle commedie. esistono due tipi di servi: il servus callidus, quello astuto, che può tirare in ballo anche elementi mitologici (come ad esempio nelle Bacchides, Crisalo tirerà in ballo il mito del vello d’oro), e il servus currens, che prende questo nome perché la sua principale azione è quella di corre annunciando a gran voce le notizie da dare al padrone. altri tipi sono: il vecchio avaro, il vecchio donnaiolo impertinente, nel Miles Gloriosus, trova spazio anche un nuovo tipo, il soldato spaccone. vi sono anche: il lenone, il giovane innamorato, il parassita, la prostituta, la matrona e la giovane amata.

il linguaggio e il lessico di Plauto è formato da arcismi e soluzioni sperimentali e neologismi azzardati (sermo familiaris, commaritus), la cumulatio, l’accumulo di sostantivi e aggettivi. lo stile di Plauto è caratterizzato da un registro paratragico: la paratragedia rappresenta proprio l’attitudine a impiegare moduli tragici all’interno di una trama comica. i linguaggi erano infatti specialisti a seconda della situazione (topoi amorosi, o nel caso del Miles Gloriosus per parafrasare le situazione. i nomi dei personagi sono coniati da termini greci ed indicano per lo più le azioni dei personaggi stessi come ad esempio Euclione (persona che non gode di una buona fama, infatti nell’aulularia, il vecchio ha una cattiva reputazione).anche la metrica è varia in parti è recitata senza accompagnamento (senario giambico) nei cosidetti recitativi, sostenuto ritmicamente da una musica spesso del flauto (settenari e ottonari trocaici), inoltre erano presenti numeri innumeri, complesse e varie forme metriche liriche.

Commedie
Amphitruo, unica commedia con argomento mitologico. si svolge a Tebe: Giove invaghitosi di Alcmena, moglie di Anfitrione, rese la notte più lunga e si trasformo nel marito, portando con se Mercurio, traformatosi in Sosia, il servo di Anfitrione. ma Anfitrione torna a casa

Aulularia, Euclione ha una pentola piena d’oro, e la nasconde, terrorizzato all’idea di essere rapinato. non vuole neanche dare una dote alla figlia, che è stata comunque sedotta e ora aspetta un figlio da Liconide, il cui servo Strobilo, avendo spiato il vecchio, ruba la pentola.

Bacchides, si svolge ad Atene. due gemelle perfettamente identiche, sono oggetto di desiderio di due spasimanti entrambi di nome Mnesiloco, scaturiscono così vari equivoci tra le due gemelle

Casina, Lisidamo è innamorato di Casina,che per godersela, la da in sposa ad un fattore suo amico, ma di Casina è anche innamorato Eutinico, che ha come scudiero Callino, e dopo varie scene esilaranti, si scopre che Casina è una donna libera

Cistellaria, Selenio è stata abbandonata da bambina con una cassetta, poi viene allevata da una cortigiana, della ragazza si innamora Alcesimarco, che però è promesso in sposo di un’altra ragazza, alla fine si scoprirà ch Selenio è una donna libera ed è la figlia di Demifone.

Mercator, simile alla Casina

Miler Gloriosus, Pirgopolinice rapisce Filocomaco,e la porta in un castello, ma Pleusicle che è innamorato della ragazza li trova e i due iniziano a vedersi di nascosto, fin quando il servo non li trova

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