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Origini di Roma
Le origini di Roma sono legate al mito anche se le scoperte archeologiche hanno favorito una ricostruzione storica.

FONDAZIONE DI ROMA SECONDO IL MITO
Da Virgilio sappiamo che Enea trova nel Lazio “l’antica madre.” Egli è considerato il fondatore di Roma.
Si innamorò di Lavinia e dalla loro unione nacque Iulo, che fondò Albalonga.
Da Rea Silvia, figlia del re della città, e Marte nacquero Romolo e Remo, fondatori di Roma; data la sua origine i Romani proclamano la città come disegno divino.
Roma all’inizio era un piccolo villaggio abitato da avventurieri che per procurarsi le donne ricorsero a un ratto, noto come il ratto delle Sabine.
I Romani ribadivano l’origine difficile della città che sarebbe divenuta poi potenza di un vastissimo impero.

ORIGINI DI ROMA NELLA STORIA
Verso la metà del II millennio a.C. si stanziarono in Etruria e nel Lazio un gruppo di Indoeuropei giunti dalle Alpi, i Protolatini. Questi fondarono la civiltà villanoviana e proclamavano la cremazione dei cadaveri.

Verso l’XI secolo si stabilirono nell’Italia centro-meridionale (sino in Campagna) il gruppo degli Osco Umbro Sabelli giunti attraverso il mar Adriatico, questi praticavano l’inumazione.
A Roma queste diverse culture interagirono e a mano a mano che i loro rapporti si intensificavamo, si univano.
Resti di capanne e villaggi sono stati trovati sulla cima delle alture che delimitavano il territorio in cui era stanziata la popolazione.
Erano autonomi e avevano pochi rapporti con gli altri in quanto le zone basse erano paludose e inoltre erano utilizzate per seppellire i cadaveri. In seguito furono gli Etruschi a bonificarle.
Questi piccoli villaggi forse per aiutarsi si riunirono in una federazione che diede le basi politiche alla città di Roma. Questo avvenimento era ricordata forse in una festa religiosa, il “Settimonzio”, ovvero l’unione dei sette colli.
È incerto come si passò a uno stato monarchico. La fondazione di Roma è posta nella tradizione nel 754 o nel 753 a.C.
È certo che i villaggi avevano accettato pacificamente questo cambiamento vista la figura del re: il migliore tra gli uomini che faceva da intermedio con gli dei per il bene della comunità
In questo periodo si vennero a formare due classi sociali: i patrizi e i plebei. I primi erano le famiglie nobili organizzate in gentes (genti) che avevano lo stesso nomen (cognome) e si ritenevano discendenti di uno stesso antenato; la plebe era formata dalla plebs (il popolo) dei cittadini poveri, vi facevano parte anche i piccoli proprietari terrieri, i mercanti, gli artigiani. Ma a Roma non mancavano certo schiavi e liberti.
Nel 509 a.C. si passò alla Repubblica con lo scopo di non far accentrare il potere nelle mani di un singolo e garantire i diritti del popolo romano.
Il potere passò ai patrizi e a pochi nobili plebei. La plebe poteva soltanto partecipare ai comizi centuriati e ricoprire incarichi militari fino alla carica di “tribunum militum”.
Durante questo periodo furono molti gli scontri con le popolazioni confinanti. Nell’ultima fase della Repubblica Roma è soggetta agli Etruschi,con Tarquinio Prisco e Tarquinio il Superbo.
Ma a poco a poco la città conquista la sua autonomia e la sua era espansionistica ha inizio dopo il 390 a C. quando i Galli invasero la città e la incendiavano.

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