Gneo Nevio (275 – 201)

Originario di Capua, discendente da una famiglia osco - sannita, divenne civis romano militando nella prima guerra punica e partecipando alla battaglia sfortunata di Trapani nel 249 a.C..
Fiero e ostile ad ogni atteggiamento umano in cui trasparisse il sopruso, introdusse nei suoi lavori alcune pungenti critiche agli uomini più in vista della politica del tempo.
Dovette subire la vita della carcerazione per una imprudente allusione a Scipione l'Africano e per un verso saturnio ritenuto offensivo nei confronti della famiglia dei Metelli (“fato Metelli Romae fiunt consules” e "fato" poteva intendersi tanto "per volontà degli dei" quanto "per disgrazia") e con ogni probabilità diretto contro Cecilio Metello, console nel 206.
Fu Plauto in una commedia di quegli anni, il “Miles gloriosus”, a fare esplicita allusione a quella cattività, contribuendo alla liberazione del collega d'arte, avvenuta nel 204.

In un secondo processo, intentato ancora dai Metelli, fu condannato all'esilio e mandato a Utica, dove morì attorno al 201.

La novità introdotta nel teatro da Nevio fu la “Fabula Praetexta”, cioè la tragedia di argomento romano, chiamata in questo modo perché gli attori comparivano in scena con la "toga praetexta" che era la veste solenne dei magistrati. Dobbiamo rammentare il Romulus, tragedia che tende a rievocare la storia primigenia di Roma dall'allattamento dei gemelli fino all'uccisione dello zio Amulio, e Clastidium, opera celebrativa della battaglia vittoriosa di Marcello nel 222 contro i Galli insubri. Per quanto riguarda le tragedie di argomento greco, ne restano alcuni titoli tra cui ricordiamo l' Equos Troiano, Danae, Ector Proficiscens, Ephigenia.

Nelle commedie egli riprende alcune opere di autori greci utilizzando il procedimento della contaminatio che consiste nella fusione di due o più modelli greci per operare un intreccio più interessante e complesso, per cui ci è difficile risalire all'esatta indicazione delle fonti. Nevio è inoltre ritenuto dai più come l'inventore della “Fabula Togata”, un genere di commedia che poneva sulla scena personaggi caratteristici delle regioni italiche e che perciò indossavano la toga anziché il palio.

A tarda età il prosatore drammaturgo campano compose un poema epico in versi saturni sulla prima guerra punica, nell'intento di inculcare nei Romani il senso di rivalsa contro Cartagine attraverso il ricordo di imprese gloriose a cui egli stesso aveva partecipato.
Sembra che il poema intitolato Bellum Poenicum, dopo una invocazione alle Muse, iniziasse con una narrazione della guerra dell'anno 263.

Ad un certo punto Nevio, prendendo spunto da alcune località del conflitto narra il viaggio di Enea e il suo sbarco in Italia giungendo fino ad Amulio dalla cui sorella Enea avrebbe avuto una figlia di nome Ilia, la futura madre di Romolo e Remo.
Sembra che Nevio facesse sostare i Troiani a Cartagine dove Enea, anche per ammonimento divino, aveva rifiutato l'ospitalità di Didone. Tale fatto venne giudicato come la causa remota dei futuri conflitti di Roma e Cartagine.
Quindi riprendeva la narrazione annalistica della guerra attraverso gli episodi di Milazzo, dello sbarco romano a Malta, della mirabile spedizione di Attilio Regolo (sbarcato in Africa, prima batté i Cartaginesi, poi rimasto con un esercito inferiore di forze venne sconfitto dal generale spartano Santippo e fu fatto prigioniero e mandato a Roma per trattare lo scambio dei prigionieri. Dopo aver promesso di ritornare in caso di fallimento dei negoziati dissuase i Romani dallo scendere a patti e tornato a Cartagine venne fatto morire tra i più atroci tormenti) e della disfatta Romana di Trapani fino alla pace vittoriosa conclusa da Lutazio Catulo nel 241.
Il Bellum Poenicum è legato intimamente alla tradizione originaria della versificazione latina.
Infatti il “Verso saturnio”, il lessico piuttosto arcaico e la ripetizione di concetti, il rifiuto di una contaminazione lessicale di stampo greco, la litteratio e altre figure retoriche riportavano il poema ai carmina.
Grazie all'apporto di Nevio la vicenda guerresca di Roma si inseriva, attraverso il ricordo di Troia, in una trama ben più ampia di storia universale, a presagire di Roma la futura grandezza. Così giustamente potremmo definire Gneo Nevio il portavoce di Roma.

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