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Letteratura pagana - Crisi del terzo secolo


In campo pagano il III secolo d.C. non presenta alcun esponente letterario di rilievo. Le testimonianze a livello di prosa di questo periodo sono poche e di scarsa qualità, mentre a livello poetico si nota il tentativo, sempre più difficoltoso, di rinnovare materiali letterari già troppo utilizzati e sfruttati.
La tendenza ad imitare e modificare i modelli classici ha il suo esito estremo nei centoni virgiliani. L'opera più antica è di Osidio Geta, e si tratta di testi interamente composti con versi o parti di versi tratti da Virgilio e commentati.

Si inserisce invece nel solco della tradizione Marco Aurelio Olimpio Nemesiano, di Cartagine. Di lui ci sono pervenuti un poemetto dal titolo Cygenetica e quattro egloghe. La sua poesia ha un'impronta palesemente classicista nella constante imitazione di Ovidio, Calpurnio Siculo e soprattutto Virgilio, letteralmente derubato del suo materiale artistico.

Tra le scarsissime opere in prosa di questo periodo, una delle poco da ricordare è il "Testamento Grunni Corocottae Porcelli" (Il testamenti di Grugno Corocotta Porcello), ovvero un piccolo componimento anonimo, scherzoso e divertente, in cui un maiale prossimo alla macellazione scrive un solenne testamento, ricalcato sulle formule del linguaggio giuridico.

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