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Letteratura Latina

Di letteratura latina si comincia a parlare solo nel 240 a.C. La data della fondazione di Roma è 753 a.C prima non si parla di letteratura latina infatti Roma ne comincia a sentire il bisogno solo dopo che venne a contatto con la magna Grecia. Fino al VI sec. Roma fu sotto il dominio etrusco con gli ultimi tre re che furono etruschi ovvero Tarquinio Prisco Servio Tullio e Tarquinio il Superbo, quest’ultimo fu cacciato nel 509 perché aveva oltraggiato Lucrezia, una matrona romana, la popolazione si sollevò e cacciò i re. La spiegazione storia è che i romani si erano stancati della monarchia. I romani non avevano subito l’influenza etrusca, infatti dopo averli cacciati cominciarono a parlare il latino (lingua indoeuropea), si cominciarono a dedicare all’agricoltura (no commercio) inoltre furono anche abili conquistatori, contro Pirro, contro i Sanniti (per l’Italia centrale), e anche tutta l’Italia meridionale e la Sicilia (prima guerra punica). Quindi solo in quel momento di estensione territoriale vennero a contatto con la Grecia che aveva una propria cultura, parlavano il greco, allora Roma decise che anche lei doveva avere una propria letteratura(prima no perché il cittadino romano era subordinato alla stato).

Forme preletteraria tramandate oralmente
Sono formule tramandate oralmente e usate in momenti specifici (di carattere religioso) , ma non essendo scritte ognuno che le recitava ci metteva del suo.
I carmina(neutro della terza), sono delle composizione originariamente costituite da queste formule, a loro volta composti da due parti uguali chiamati cola, sono caratterizzati dalla presenza di allitterazioni e assonanze. Il ritmo di questi carmina era martellante e cadenzato. Tra i carmina ricordiamo i Carmina Arvalia perché erano recitati da sacerdoti chiamati Arvali; queste formule erano indirizzate al Dio Marte, ai lari e ai semoni (divinità agresti). Il saturnio era il verso internazionale dei latini. Riguardo esso ci sono due opinioni diverse, se fosse accentuata (ictus) o quantitativa (metrica latina quantità sillabe), i critici moderni sostengono che si basava su quella quantitativa.

I latini e gli dei
Il civis pregava gli dei per accattivare la loro benevolenza e per ottenere in cambio dei piaceri, quindi per un fine utilitaristico, vi erano diversi tipi di preghiere:
- Precatio: preghiere che il padre di famiglia recitava ed erano connesse con i riti agricoli.
- Evocatio: prima di assediare una città i romani erano soliti recitare un carmen per costringere gli dei del nemico a passare dalla loro parte

- Devotio: era un secondo carmen con il quale si consacrava la città agli dei inferi
- Laudationes Funebres: erano dei discorsi che si tenevano nel foro romano in onore di un parente morto. Prima di arrivare al foro la salma veniva preceduta da un corte che indossava maschere di cera che rappresentavano i parenti.
- Carmina Convivalia: sono dei brevi versi che i convitati al banchetto indirizzano alla volta del padrone di casa che li ha ospitati; erano di elogio. Inoltre esistevano anche i Carmina Triumphalia ovvero dei versi che i soldati indirizzare al loro generale vittorioso

Forme preletterarie teatrali

Sono forme antichissime di arte, le prime. Sono molte e a noi ne interessano tre:
1. I fescennini (fescenium città etrusca confini lazio): erano preghiere rivolte agli dei durante il raccolto, nei frescennini si scambiavano battute scherzose, ma pesanti. Lo storica Livio ci racconta che dopo il 364 d.C a Roma scoppiò una pestilenza e per ringraziare di esserne usciti illesi i romani indissero una grande festa alla quale parteciparono musicisti e danzatori dell'etruria, durante queste feste continuavano a lanciarsi battute e queste feste presero il nome di: Ludi scenici
2. L’Atellana (cittadina della campania abitata dagli osci): era una sorta di farsa che veniva recitata da attori che interpretavano dei ruoli precisi, questa farsa veniva recitata su un canovaccio 8sottile trama) sulla quale gli attori improvvisavano. Alla fine del primo secolo quando si comincia a parlare di commedia regolare, la tellana la si trova comunque nella parte finale della commedia come exodium. L’alfabeto latino deriva dall’alfabeto greco di Cuma che venne trasmesso dagli etruschi in Roma. La prime formule scritte: il Vaso di Dueno, la cista ficoroni, la figula prenestina.
3. Gli elogia: sono delle epigrafi presenti sui sarcofagi che riportavano il nome, il prenome, il cognome e le gesta del defunto e della sua famiglia.

Annales Maximi

Annales Maximi erano definiti gli annali del pontefice massimo: "annales pontefici maximi". Il pontefice era la massima carica religiosa e presiedeva il collegio degli auguri delle vestali e dei pontefici.
Essi avevano l’incarico di redigere il calendario con i giorni fasti e nefasti (non si poteva amministrare la giustizia). Ogni anno il pontefice massimo appendeva alla porta della sua casa (regia) una tavoletta dove da lui venivano scritti gli avvenimenti più importanti che avvenivano nella città in quell’anno. Era importante perché era di carattere informativo per i posteri. Queste tabula venivano raccolte in un archivio chiamato tablinum. Muzio Publio Scievola riunì le scritture di tutte la tavole in 80 libri nel 120.
I pontefici apparentavano alle famiglie gentilizie. Le età di Roma sono state: età arcaica, età dei re, età della repubblica, età del principato augusteo, età dell’anarchia e della crisi. Nell’età arcaica la popolazione di Roma era divisa in : patrizi, plebe e il borgo. I patrizi erano la parte aristocratica e i pontefici appartenevano a tale classe. Gli avvenimenti che accadevano nella città venivano alterati a beneficio della loro classe di appartenenza. Gli annales maximi sono importanti per il metodo storiografico annalistico (gli storici riportano i fatti anno per anno). I pontefici erano gli unici depositari e interpreti delle leggi che avevano il carattere di norme sacre (secondo la tradizione erano formule di legge approvate dai comizi curiati su proposta del re).
Un passo importante per la parificazione dei diritti fu la legge delle 12 tavole. Il Mos miorum in italiano significa "costume degli antenati" e sta a significare un insieme di regole che il cittadino romano doveva rispettare. I “mores” erano infatti le regole della comunità romana arcaica, i costumi e le usanze che rendevano pienamente “cives”il romano che le seguiva con rispetto.

Appio Claudio Cieco

Visse intorno al 300 a.C, si ricorda per la sua personalità e per lo Ius Flavianum. Egli fu censore poi console, partecipò alle guerre contro i sanniti, a lui si deve la costruzione del primo acquedotto, la via Appia che univa Roma a Capua. Una delle sua più significative orazioni la recitò in vaticano per incitare a combattere Pirro il re dell’Epiro.Egli cambiò l’alfabeto latino cambiando la “S” con la “R” fenomeno chiamato rotacismo. Gneo Flavio era il segretario di Appio Claudio Cieco e i due insieme promulgarono lo Ius Flavianum : erano formule applicative delle leggi (permettono di applicarle).

Livio Andronico

Nascce nel 280 a.C a Taranto. Fu uno schiavo, viene portato a Roma dal suo patronus (signore) Livio Salinatore. Di li a poco viene affrancato e diviene un liberto assumendo il nome di quello che era il suo padrone. Molto dicono che fu il primo vero scrittore latino e fu anche il primo maestro grammaticus nelle scuole superiori. Insegnò latino e greco prima ai figli e ai nipoti di Livio Salinatore, poi in scuole private (insegnante scuola pubblica: Spurio Carvilio).
Il suo ruolo fu molto significativo perchè a lui venne dato l’incarico di istituire una fabula per i ludi romani in occasione della prima guerra punica. Fu ricordato anche per diverse opere: la traduzione dell’odissea chiamata Odusia (utilizza il saturnio) è molto importante perché è una vera poesia, ha delle caratteristiche proprie, si vede il fatto che Livio si sentiva romano, nell'Odusia si hanno 30 frammenti costituiti da un solo verso.
Le opere
- Tragedie: Achilles, Andromeda e Equs Troianus
- Commedie: Gladiolus (spadino), Virgus, Iudius, tutte e tre le commedie si compongono di un solo verso.
Livio Andronico è ricordato anche perché scrisse un Inno a Giunone Regina, si voleva scongiurare la discesa di Asdrubale in Italia, in effetti Asdrubale fu sconfitto al fiume Metauro e i romani ringraziarono Livio regalandogli una casa presso il tempio di Minerva.

Gneo Nevio

Nacque in campania a Capua, era un uomo libero, possedeva la cittadinanza romana( concessa dopo la guerra contro i Sanniti) ma sine suffragio, ovvero non poteva eleggere i magistrati.
Partecipò alla prima guerra punica 264 – 241 era un democratico e nelle sue commedie esalterà il capo del partito democratico: Marco Claudio Marcello. Ma aveva degli avversari, nella famiglia degli Scipioni e in quella dei Metelli (erano coloro che erano aperti alle tradizioni greche), nel 205 lo fecero imprigionare con l’accusa di aver fomentato delle rivolte tra il popolo. Uscì nel 204 e nello stesso anno andò a Utica e qui trovò la morte, andò in Africa al seguito di Scipione che poi sarà definito l’Africano, che vinse Annibale a Zama 202.
Egli si dedicò a una grande opera: il Bellum Poenicum cioè poema epico riguardo gli avvenimenti della I guerra punica. Scrisse ciò perchè Roma stava intraprendendo la II guerra punica e così voleva sollecitare a combattere. Di questo si hanno pochi frammenti, era costituito da 4000 versi Saturni. Scelse il Saturnio per omaggio alla tradizione romana e ai carmina convivalia.
Il poema si divide in due parti:la prima chiamata parte archeologica rievoca il passato leggendario di Roma (Enea progenitore dei romani della gens julia; Romolo e Remo). Questa prima parte ha un tono commosso, le descrizioni sono molto sentite. Nella seconda parte vi è la descrizione degli eventi della prima guerra punica a cui lui partecipò. La composizione è ricca di allitterazioni, paratassi, e il ritmo è molto lento.
Le opere
- Commedie: Tarentilla, Carbonaria. Nevio mescola nelle sue commedie elementi greci e romani; egli usa un procedimanto noto con il termine Contaminatio cioè l’inserimento in trame e intrecci desunti da un modello greco di scene e situazioni tratte da un modello diverso. Nelle commedie sono presenti molte battute scherzose e la polemica contro uomini illustri (metelli e scipiono); Nevio rivolgeva le commedie al popolo e tratta temi di vita borghese e popolare, sono di ambiantazione greca con personaggi romani
Coturnata: Lucurgus, Danae, Equos Troianus
Praetexte: Romulus, Clastidium

Plauto(e terenzio)

Sia Plauto che Terenzio furono largamente apprezzati durante il rinascimento italiano da Ariosto e Machiavelli che presero spunti da questi modelli.
La commedia differisce dalla tragedia perché ha un finale lieto, il linguaggio che viene usato è di registro medio, i personaggi sono umili.
Tito Maccio Plauto (prenomen / nomen/ cognomen) di lui sappiamo molto poco, sappiamo che nacque a Sarsina in umbria (attuale confine tra marche e romagna).
Maccio viene da Marcus (una delle maschere dell’Atellana) e paluto da plautus ovvero uomo dai piedi piatti. Egli era i un attore o un capocomico, scrisse 130 commedie ma sembra che non tutte appartengono a lui, ce lo dice Varrone (dotto dell’età di Cesare) egli provò a sistemare la cronologia delle commedie di Plauto e affermò che solo 21 fossero autentiche, la altre spurie.
Plauto scrisse durante la II guerra punica e durante la campagne che Roma affrontò in oriente. Il pubblico al quale rivolge le sue commedie era di militari o ex militari, traiamo quindi molti linguaggi che appartengono a questo campo. I personaggi erano: schiavi, usurai, parassiti, commercianti, affaristi, donne di malaffare, uomini corrotti; questo perché la Roma di quel tempo stava intraprendendo un cammino diverso rispetto al passato, cambia la situazione economica (si stava espandendo verso oriente).
Plauto scrive con l’unico intento di far divertire il pubblico, utilizza ogni stratagemma, la beffa o la parodia per dissacrare l’apparato tradizionale dello stato e anche la morale tradizionale dello stato.
Parodia: rovesciamento in chiave comica della realtà. Dissacrare= svalutare l’importanza morale dello stato (mos maiorum). Plauto per i suoi personaggi prende a modello la commedia Attica Nuova (in Grecia c’era la commedia antica / mediana/ nuova; 3 sec a.C e l’autore più importante era Menandro)
Plauto però si discosta dalla commedia attica nuova per alcuni elementi. Per esempio la commedia attica nuova era uno specchio di vita in quanto ritraeva l’indole e il carattere dei personaggi,; mentre Plauto non ci parla delle caratteristiche interiori dei personaggi e la realtà viene alterata in maniera rossa e grossolana. Plauto inoltre suole rivolgersi al pubblico, un’altra novità è la presenza dei cantica: monologhi, duetti o terzetti cantati, accompagnati dal suono del flauto.
C’è l’uso della contaminatio, egli prende trame e intrecci non da due modelli come Nevio, ma da numerosi modelli diversi e li univa.

Lo stile di Plauto: Paluto attinge al linguaggio parlato ma non lo riproduce fedelmente perché usa figure retoriche, un lessico ricco di grecismi, parole storpiate, giochi di parole; lo stile è quindi mosso, vario, brillante

Età di Cesare

Cesare operò in un’età difficile : “età di cesare” (80 – 44 a.C)
È l’età delle lotte civili che hanno visto come partecipanti Mario e Silla. Si conclude con la dittatura di Silla con le liste di prescrizione. Dittatura di Silla: 85 – 79 a.C
Dopo Mario e Silla compaiono tre personaggi: Cesare, Pompeo e Crasso. Cesare appartiene a una famiglia aristocratica ma appoggiava i populares. La società era divisa in optimates (nobili e plebei arricchiti) e i populares (popolo e cavalieri). Cesare era democratico, favoriva il popolo. Pompeo a capo dei ceti affaristi, seguace di Silla; Crasso era il capo degli equites, uomo molto ricco. Cesare Pompeo e Crasso si riunirono nel 60 nel primo triumvirato per obbiettivi di carattere molto pratico; fu sancito con il matrimonio fra Crasso e la figlia di Cesare, Giulia. Crasso fu poi sconfitto dai parti in oriente. I cittadini romani vivono in una situazione di disagio ed avevano bisogno di essere rassicurati e trovarono sostegno nella ragione e nella filosofia: Epicureismo (cicerone), Stoicismo (pg 166) e neopitagorismo (predica una vita dopo la morte).

Cesare

Gaio Giulio Cesare nacque a Roma nel 100 a.C apparteneva alla gens Iulia. Iniziò la sua carriera politica a capo dei populares, fu questore nel 68, edile nel 65, pretore nel 62 in Spagna, tornato a Roma nel 60 stipulò il primo triumvirato con Pompeo e Crasso, fu eletto console nel 59. Nel 58 partì per la Gallia che fu totalmente conquistata. Nel frattempo a Roma si erano sollevati contro il partito di Cesare per la scomparsa di Crasso e l’uccisione di Clodio perché pensavano che cesare mirasse a un potere assuloto sull’esercito. Cesare inviò una lettera al senato dicendo che era disposto a deporre il proprio Imperium in Spagna se Pompeo avrebbe fatto lo stesso in Spagna, ma il senato intimò a cesare l’ultimatum ovvero che se non avesse consegnato l’esercito sarebbe diventato nemico pubblico, cesare non ubbidì e con il passaggio del Rubicone diede inizio alla guerra civile (il dado è tratto), seguì la guerra alessandrina tra cesare e Tolomeo 13, poi la sconfitta di Farnace a Zel, combatte a Tapso contro i repubblicani e i pompeiani al seguito di Sesto Pompeo, infine sconfigge i figli di pompeo a Munda, dopo la vittoria fu benevolo con i suo nemici, e si nominò dittatore a vita, accentrò il potere nelle sue mani, auto assegnò la potestas tribunicia, limito il potere del senato, aiuto il popolo donando vari ettari di terreno e concesse la cittadinanza romana alla Gallia Cisalpina. Mori il 15 marzo de 44 a seguito di una congiura (fu pugnalato da Bruto e Cassio)
(inserire bellum civili e galllico) (ottavo libro scritto da Aulo Irzio un luogotenente di Cesare e narra gli eventi successivi alla guerra)

Ennio

Quinto Ennio fu originario della Magna Grecia, egli nacque nel 239 a.C non lontano da Taranto.Fu il primo poeta latino a scrivere un poema in esametri (il metro di Omero); per la novità e l’eccellenza della sua poesia fu considerato come un pater per la letteratura latina, come dante per quella italiana o Omero per quella greca. Diceva di avere tre cuori poiché conosceva molto bene le tre lingue: il greco il latino e l’osco(una lingua italica).
Durante la seconda guerra punica combatté in Sardegna e Catone il censore lo condusse a Roma nel 204. A Roma conquista il favore di illustri personaggi. Si legò a Scipione l’Africano e a Fulvio Nobiliore che lo portò con se nella campagna contro gli Etòli (atto deplorato da Catone), celebrò le loro imprese negli Annales, in Scipio e nell’Ambracia. Ottenne poi nel 148 a.C la cittadianaza romana e morì n el 169 l’anno in cui fu rappresentata la sua ultima tragedia il Tieste

Annales

Gli Annales furono l’opera principale di Ennio, è un poema epico (anche se ha valore di opera poetica) di 18 libri scritto in esametri (verso di sei piedi). Egli vuole raccontare tutta la storia di Roma e non un singolo episodio, segue quindi la tradizione di Nevio del poema epico storico d’argomento romano. Fu uno sperimentatore poiché inserì l’esametro al posto del saturnio, utilizzo parole greche e costrutti alla greca, lavorò per adattare la lingua latina all’esametro greco, e l’esametro greco alla lingua latina ma rispetto all’epica greca egli non rappresenta passioni forti, la sua epica è di tipo descrittivo in quanto figurano visioni orrende e macrabe. Egli celebra più che le virtù guerriere quelle morali, esalta i grandi e insigni uomini politici

Calendario Romano

le Idi cadevano il 13 di ogni mese, ma nei mesi di marzo maggio luglio e ottobre (marmaluot) cadono il 15
le None (nonae) cadevano il 5 di ogni mese, ma in marmaluot cadevano il 7
le Kalende cadevano il primo di ogni mese

Catone

Marco Porcio Catone fu il più grande oratore di tutti i tempi (ne scrisse 156), Cicerone ne lesse molte.
Egli nasce a Tuscolo (odierna frascati) da una famiglia di piccoli proprietari terrieri.
-Viene ricordato come strenuo assertore della morale e dei costumi tradizionale e quindi riteneva che qualsiasi influenza esterna potesse destabilizzare la vita della res pubblica; quindi si opponeva fermamente all’entrata in Roma di filosofi e maestri greci (al contrario degli Scipioni). Ciò non vuol dire che non apprezzasse la cultura greca. Catone difendeva il suo ceto di provenienza ponendosi anche contro gli Scipioni i quali propagavano una politica di espansione commerciale che avrebbe agevolato il ceto degli imprenditori, ostacolando il ceto dei piccoli proprietari terrieri. Catone si poneva contro il lusso, contro lo sperpero, ma alla fine della sua vista cambiò: comprò ville e passò a una vita agiata. Inoltre fu il più audace sostenitore della guerra per distruggere Cartagine. Fu distrutta nel 146 a.C, ma Catone morì nel 149 a.C
Due espressioni da ricordare: Vir Bonus Dicendi Perito, che signica “l’uomo onesto esperto del dire”, secondo Catone l’oratore doveva essere molto abile nel conversare e un uomo onesto e l'espressione "Rem Tene Verba Sequentur" che significa, conserva la cosa le parole verranno. Catone scrive un trattato enciclopedico, in cui si parlava di medicina, arte e agricoltura ovvero : Libri Ad Marcum Filium. Egli dice al figlio marco come bisognerebbe mandare aventi una grande azienda agricola. Catone dice che i servi erano trattati come schiavi e bastonati quando non eseguivano gli ordini e anche la moglie doveva essere bastonata quando non obbediva.

Oratoria

I latini parlano di Logos, per loro il logos è il discorso razionale; la civiltà greca assegna un incredibile valore al logos: chi sa parlare dispone di uno strumento potentissimo per convincere gli altri. Nel mondo delle polis competitive tra loro, si attribuiva un enorme importanza alla tecnica dell’eloquenza (oratoria) e a quella della persuasione (retorica). La scuola di retorica nasce in Asia Minore nel III a.C, erano i luoghi in cui si formavano i giovani; oggetto delle lezioni erano i temi filosofici. A Roma nell’età repubblicana, l’oratoria svolgeva una funzione essenziale nella vita sociale e politica: la carriera del cittadino che aspirava alle cariche pubbliche dipendeva anche dall’eloquenza. L’oratoria latina era influenzata dalla retorica greca ma i romani posero più l’accento sui contenuti che sulla forma.

Stili letterari

Stile Asiano, esso comprende due forme diverse: l’una costituita da frasi brevi spezzate, da una prosa nervosa, l’altra costituita da frasi magniloquenti (espressioni molto ricche, ridondanti).
Nel primo secolo a.C sorse per reazione all’asianesimo l’atticismo costituito da un’eloquenza semplice e sobria.

Storiografia

E’ un genere mutato (preso, ereditato) dai greci dell’età classica quali Erodoto e Tucidite. Occorre ricordare dei precedenti come gli Annales Maximi, poi invece subentrò l’annalistica in greco. Autori quali Fabio Pittore e Cincio Alimento. La storiografia in latino inizia con il grande marco Porcia Catone. Le opere costruite con tale impianto trattavano più diffusamente in periodo iniziale e quello contemporaneo all’autore.
Pittore e Alimento scrivono in greco perché è la lingua più conosciuta nel bacino del mediterraneo

Terenzio

Terenzio è il primo poeta latino di cui abbiamo una biografia, ad opera di Sventonio. Nacque in Africa a Cartagine, fu servo di Terenzio Lucano con il quale si trasferì a Roma, e il quale, dopo averlo ben istruito lo affrancò. Il suo nome fu Publio Terenzio Afro.
Egli scrisse 6 commedie tutte ben conservate: l’Andrìa, l’Ecyra (rappresentata tre volte, le prime due scarso successo), l’Heautontimorumenos, l’Eunuchus, il Phormio, l’Adolphoe ( in occasione dei ludi funebri per il padre di Scipione Emiliano)

I Poetate Novi (o neoteroi da movimento neoterico)

Il nome fu dato loro da Cicerone. La loro lirica nasce in Grecia. Si chiama così perchè la poesia di norma era accompagnata dalla musica, in particolare dalla lira. I poetae prendono spunto da questa poesia lirica. Non sono una scuola ma un circolo letterario di poeti che si sviluppò nell’età di cesare.
Le principali caratteristiche dei neoteroi sono la raffinatezza stilistica (labor limae), i contenuti semplici, la soggettività e la brevità.
Riprendono i modelli ellenistici (periodo alessandrino III sec.) e si rifanno anche a Callimaco. I Poetae Novi si differenziano perché essi tendono a distaccarsi dalla tradizioni politiche e sociali della civitas romana.
I metri più usati sono l'Epigramma, un componimento breve di argomento amoroso; l' Elegia, un'effusione lirica di sentimento d’amore con un metro distico; l'Epilli, un poemetto di soggetto mitico le cui vicende sono idilliache o patetiche.


Catullo

Gaio Valerio Catullo nacque a Verona nell’84 a.C e morì nel 54 a.C. giunse giovane a Roma dove formò un cenacolo letterario con alcuni poeti . per un periodo soggiornò in Asia Minore poiché era al seguito del pretore Gaio Memmio. L’evento fondamentale della sua vita fù l’incontro con Clodia una donna bella e intelligente che ebbe numerosi amanti, di cui egli si innamorò, egli la cantò con lo pseudonimo di Lesbia poiché era moglie di Quinto Metello Celere. Catullo scrisse un’opera in cui è contenuta la sua storia d’amore per Clodia: Il Liber.

Liber: È un romanzo d’amore con tutti i particolari della passione. Questo consta di 116 carmi (da carme: insieme di liriche di grande spessore) ed è diviso in tre sezioni: Carmina minora di 60 nugae (tradotto significa “inerzie”, “cose di scarso conto” ma erano gli altri che le consideravano tali. Catullo diceva che fare poesia non fosse un gioco maun vero impegno), 8 carmina docta, 48 epigrammi.
Molti dei componenti sono indirizzati a parenti ed amici. Era mlto legato ai parenti: scrive una composizione in dedica al fratello morto.
La storia: inizia con il vagheggiamento della donna amata; Clodia viene vista come circondata da un alone mistico. Anche in Clodia nasce il sentimento d’amore e vivono una forte passione. Poi Clodia lo tradisce e lo abbandona; poi lo ricerca. È un lasciarsi e rincontrarsi continuo, e Catullo soffre. È diviso fra cuore ( che lo spinge a lei) e mente (che gli dice di lasciarla).

Satira

Tale genere letterario è creazione della cultura latina. Il problema dell’origine è dibattuto; da una parte la satura (= satira) è correlata all’aggettivo saturus , che significa più elementi, cioè satira era un tipo di ripieno fatto con più ingredienti. Dall’altro viene connessa con i satiri degli esseri mitici famosi per il loro carattere burlesco. La satura quindi è un genere caratterizzato da una varietà di temi dalla spiritosa mordacità (sarcasmo ; ironia)
L’autore Quintiliano distinse due filoni di tale genere, il primo che andava da Lucilio in poi ed era caratterizzato dalla presenza di versi esametri (satira in versi). Il secondo filone invece si distingue con il termine satira Menippea da menippo di Gadàra (filosofo cinico del III sec. a.C), questa satira venne portata a Roma da Varrone reatino (storico dell’età di Cesara) il quale compose questo nuovo genere di satira caratterizzato dall’alternanza di prose e di versi.

Lucilio (primo rappresentante della satira)

Autore del 148 – 102 a.C è considerato il fondatore della satira latina; scrisse 30 libri di satire ma ce ne restano solo 1300 versi. Già Ennio aveva scritto sature cioè composizioni di vario argomento di tipo personale o moraleggiante; Lucilio scrive anche sature di questo tipo ma, in maggior misura, sature che contengono attacchi personali, una polemica contro i vizi e la corruzione dei costumi. Lucilio derivò comunque alcuni aspetti della poesia gambica di Callimaco (Giambo = metri dell’invettiva) e delle letteratura realistica alessandrina (III sec). Lucilio polemizza contro la poesia solenne di Ennio ed afferma di non voler scrivere eventi prodigiosi e favolosi per affascinare il popolo, ma di cose semplici vicine alla realtà quotidiana. Il carattere più evidente delle satire consiste nel fatto che il poeta parla sempre con schiettezza e libertà di ciò che pensa.
Le satire di Lucilio: Lucilio fu celebrato per la libera satira contro i personaggi politici eminenti, risparmiò e lodò i suoi amici politici ma attaccò i nemici del gruppo degli Scipioni come i Metelli o Cornelio Lentulo Lupo. Le satire di Lucilio sono lo specchio della violenza con cui allora era condotta la guerra politica tra la varie fazioni (Mario, Silla) che si contendevano l governo della repubblica.
Negli attacchi personali emerge il sua carattere portato alla maldicenza, al pettegolezzo maligno, alla battuta pungente, alla caricatura impietosa. Per attaccare gli avversari Lucilio utilizza la Parodia (gli dei si riuniscono per decidere la sorte di un semplice patrizio corrotto). Oltre agli attacchi personali, Lucilio prende di mira i vizi della società romana contemporanea; l’amore per il lusso, la degenerazione sessuale, la corruzione negli affari pubblici; frequenti sono i passi in cui egli rimpiange la semplicità di vita e l’onestà dei tempi passati ma in realtà il suo moralismo non è profondo: egli deplora il lusso ma è lui stesso ricchissimo, tuona contro l’avidità ma si preoccupa del modo di accrescere il suo patrimonio, si schianta contro i ghiottoni ma si lamenta se gli venivano serviti cibi semplici.
Gli ideali di Panezio (circolo degli Scipioni) lasciano scarse tracce nella sua opera; il valore autentico della poesia di Lucilio stà nella franchezza con cui smaschera l’ipocrisia del moralismo tradizionale con l’arma della beffa e dell’ironia.
Lingua e stile: Orazio (il più grande autore dopo Lucilio) rimprovera Lucilio di scrivere in forma sciatta, senza cura; Lucilio in verità dà l’impressione di scrivere di getto così come parla; egli usa un linguaggio con prevalenza di termini plebei e volgari; di parole tratte dal parlare comune, termini tecnici per definire esattamente gli oggetti della realtà quotidiana, ma inserisce frequentemente anche parole greche e grecismi.

Monografia

Oltre alla Satira esiste la monografia, introdotta a Roma da Celio Antipatro; tale forma focalizza un singolo episodio analizzandolo sia nelle sue cause remote sia nei suoi riflessi sul presente (Sallustio).
La differenza con la storiografia greca consiste nel fatto che, poihè si considerava più importante facere quam dicere, l’uomo politico decideva dopo il ritiro dalla vita politica di impegnarsi ancora per il servizio dello Stato e si dedicava all’attività storiografica. Due sono i poli divergenti nella storiografia latina.
1° polo: rappresentato da Sallustio: monografie, struttura drammatica del racconto, ritratti dei personaggi, attenzione per la psicologia, discorsi retoricamente costruiti, stile coinciso e sentenzioso e lingua arcaizzante. Sallustio inaugura una tecnica che sarà ripresa e interpretata da Tacito. Questo tipo di storiografia non era quello auspicato da Cicerone che intendeva la storia come Opus Oratorium (cioè un compito che presuppone le doti proprie dell’oratore); a questo ideale si avvicina Livio che costituisce il 2° polo, egli mostra tendenze narrative e stilistiche divergenti da Sallustio. La tecnica del racconto si avvale di espedienti vari (alternanza dei temi, concentrazione drammatica sul tema trattato, eliminazione dei particolari superflui) che posano tener desta l’attenzione del lettore e sollecitarne la partecipazione emotiva. L’atteggiamento del narratore è sereno, lo stile fluido, il periodare ampio e solenne, la lingua poco arcaizzante, discorsi diretti frequentissimi.

Sallustio

Gaio Sallustio Crispo, nasce ad Amiterno in Sabina nell’86 e muore nel 35 a.C. la famiglia di provenienza non era nobile ma abbastanza ricca. Andò a Roma a studiare in un circolo neopitagorico. Cesare rappresentò per lui un punto fermo, entrambi prediligevano il ceto dei populares, infatti Sallustio divenne consigliere e amico di Cesare, pronunciò in senato un’invettiva nei confronti di Cicerone ( perché era nemico di Cesare e perché Cicerone aveva sollevato una mozione in senato che sottolineava il comportamento scorretto di Sallustio) , quindi l’oligarchia senatoria lo estromise dal senato accusandolo di immoralità, ma essendo amico di Cesare il rientro fu immediato.dopo la vittoria di Cesare a Tapso nel 46 fu nominato pretore in Numidia e li si arricchì enormemente, si pensa che con quei soldi si fece costruire delle splendide ville a Roma.
Scrisse due Epistole Ad Cesarem, suggerendogli una condotta adeguata nei confronti del popolo, i punti principali: cesare si deve mostrare al popolo giusto e clemente, afferma che bisognerebbe sostenere la plebe dando appezzamenti di terreno o creando nuove colonie, riteneva fosse bene che il voto fosse segreto per l’elezione dei magistrati (osteggiava l’oligarchia senatoria) e che fosse estesa la cittadinanza romana. Quando Cesare cadde sotto i colpi dei congiurati, Sallustio si ritirò a vita privata, ma il suo ozium fu produttivo, egli scrisse infatti due monografie: De Catiline Coniuratione e Il Bellum Iugurthinum.
Il giudizio dei critici sia antiche che moderni era molto vario perché egli predicava contro la corruzione ma nemmeno il suo era un comportamento corretto, egli si avvede della corruzione e dei mali del presente e cerca un rimedio, questa era opinione di tutti.

Le opere: L’opera di Sallustio ha una struttura particolare: è una monografia. Egli si ispira a Celio Antiprato. Egli scrive due monografie: De Coniuratione Catiline e il Bellum Iugurthinum.
1. De Coniuratione Catiline: Il modello a cui si ispira Sallustio è un grande storico greco quale Tucidite, questo storico scrisse un’opera molto importante “le Guerre del Peloponneso” che narrava le guerre tra Atene e Sparta (431 – 411 a.C). Ma Tucidite era un modello quindi troviamo somiglianze e differenze. Sia Sallustio che Tucidite esaltano la gloria l’uno di Roma l’altro di Atene. Come differenza: a tucidite interessano le descrizioni degli avvenimenti, mentre Sallustio ci parla di un singolo episodio: la congiura di Catilina, quindi un episodio abbastanza vicino a lui nel tempo (63 a.C), tale episodio deve servire ad indagare quali siano i mali del presente e intervenire sugli stessi: c’è quindi un fine moralistico. Lucio Sergio Catilina era di famiglia nobile ed era un comminitor di Silla, poi però si era indebitato ed egli desiderava essere eletto senatore. Questo tentativo fallì per tre volte. Fa un colpo di stato : riunisce dei giovani e con questi voleva rovesciare il governo. Questa sommossa fù scoperta da Cicerone e denunciata in senato, Catilina fu costretto ad andarsene da Roma rifugiandosi in Etruria. Li raggiunto dalle truppe romane e combattendo valorosamente morì. La posizione di Sallustio è duplice perché Catilina desiderava cambiare le condizioni dei poveri e aiutare coloro che vivevano in condizioni precarie come lui; da un lato egli critica Catilina per il vizio(desiderio di ricchezza e potere) e l’infamia, dall’altro lo esalta per l’audacia e lo spirito eroico.


Età di Augusto

Va dal 44 a.C al 14 d.C. Ottaviano Augusto è il princeps attraverso il quale a Roma torna la pace e il benessere, placa infatti i conflitti interni e esterni, non si parla più di guerra. Viene detta età d’oro e viene paragonata all’età di Pericle (5 sec. a.C) e a quella di Luigi 14. Augusto regno da vero e proprio dittatore anche se formalmente lasciò intatte le antiche magistrature repubblicane. Si nominò pontifex massimo e princeps (primo fra gli altri) ed era rivestito dalla potestas tribunicia (diritto di veto). Egli non era un tradizionalista, affermava che occorresse seguire il mos maiorum riprendere i costumi del passato e ioltre diceva che doveva esserci un forte attaccamento alla terra e alla famiglia e che bisognasse onorare gli dei. La propagazione del programma Augusteo era compito dei letterati del tempo , definiti letterati conformisti (che si adeguano alla politica). I poeti augustei vanno contrapposti ai poetae novi, in comune hanno l’accuratezza formale (labor limae) ma i poeti augustei trattano soprattutto temi politici, sociali e morali, quindi avevano un’impronta comune. Mentre i poetea novi si rifacevano agli alessandrini (III) i poeti augustei si rifanno a un periodo precedente, quello classico, per l’epica si rifanno a Omero e per la poesia didascalica a Esiodo. Nell’epoca augustea fiorirono i circoli letterari, primo fra tutti il circolo di Mecenate che ospitava numerosi letterati, Mecenate era amico e fido collaboratore di Augusto, ciò significa che chi operava in questo circolo per essere pagati dovevano scrivere opere confacenti all’ideologia del princeps. I nomi più significativi furono: Virgilio Propezio, Lucrezio e Orazio. Poi abbiamo un’altro intellettuale Asinio Pollione che era un po a sé stante, di lui ci parlerà Virgilio ella quarta Ecogla, egli all’inizio aveva accettato l’ideologia del princeps ma egli era un cesariano e quindi di li a poco si distaccò dal princeps e assunse un atteggiamento di fronda nei confronti del sovrano. Lo ricordiamo soprattutto perché egli invento le recitationes che erano sale di lettura dove venivano lette opere in prosa e in poesia davanti a un pubblico,anche se non veniva prodotto niente era comunque una sorta di circolo. L’ultimo è il circolo di Messalla Corvino, dapprima fu amico e generale di Augusto, ma anch'egli dopo che si avvide quali erano i suoi obbiettivi, si distaccò creando un circolo il cui esponente più importante fu Tibullo.

Tito Livio

Nasce a Padova nel 59 a.C non appartiene ad una famiglia aristocratica, ma è agiata. Non abbiamo molte notizie biografiche. Asinio Pollione lo denominò “Patavinus” , ci parla della sua “patavinitas”  si riferisce al fatto che Livio fosse un conservatore, un repubblicano. Livio non rivesti alcuna magistratura nè partecipò ad alcuna campagna militare. Da ciò capiamo perché la sua opera si intride di grandi idealismi. L’opera summa è “Ab Urbe Condida Libri”. Quest’opera tratta delle origini di Roma fino al 9 d.C (morte di Druso, figlio di Tiberio, successore di Augusto). Consta di 142 libro divisi in deche, di cui abbiamo per intero la I, II, e IV e i primi cinque libri della V. In età imperiale furono scritti riassunti dei libri dell’opera chiamati perioche. Livio non vedeva di buon occhio che lo stato fosse governato da un solo uomo, però fu amico e collaboratore del princeps. Ciò perché egli condivideva molti aspetti dell’ideologia Augustea e riteneva he il destino fosse stato voluto dagli dei. L’intento dell’opera è espresso da Livio nel proemio. Livio si propone di cercare con quale genere di vita, quali costumi, quegli uomini e quali virtù in pace e in guerra sia stato creato e ingrandito l’impero di Roma. Sallustio diceva che lo studio della storia è utile a illuminare i mali del presente, mentre per Livio la storia è “magistra vitae” perchè egli crede che recuperando i valori del passato è possibile rimediare ai mali del presente. Livio si distacca dal senso della storia che avevano gli storici greci quali Tucidite e Polibio, in quanto per essi lo studio della storia contiene norme pratiche alte a raggiungere il successo in ambito politico. Ciò che sottolinea Livio sono i valori morali, quelli che hanno reso grande l’impero, e non le norme pratiche.
A Livio non interessa condurre una storia delle istituzioni romane o sottolineare quali fossero i costumi, quindi “Ab Urbe Condida Libri” intende solo sottolineare la continuità dei valori morali che hanno reso grande l’impero romano. Livio utilizza il metodo annalistico soprattutto in ossequio alla tradizione e quindi nella storia di Roma sono presenti numerose legende, riti, ma senza avvalersi dell’aspetto critico, parla solamente, ci documenta. Livio era un conservatore, un repubblicano, egli non partecipa ad alcuna attività militare o politica e quindi nella vitta di Roma spesso leggiamo notizie poco puntuali, spesso incomplete, anche gli eventi non sono sistemati in un rapporto cronologico e di causa effetto( questo è il limite della sua opera), a lui interessa far vedere solo come si sono comportati i personaggi, la valenza etica del loro comportamento. La storia per Livio ha un valore morale e paradigmatico(di esempio). Per Livio il modello ideale era quello repubblicano, quindi seguire questa realtà, anche se non contestava il princeps. Numerosi sono i personaggi di cui ci parla, Scipione, Lucrezio, Regolo, perché essi sono dotati di virtù eccezionali mediante le quali hanno potuto mutare il corso degli eventi, queste sono quelle del mos maiorum, la laboriosità, la pietas, la fides, tutti gli elementi di cui è fornito il civis romano. Gli uomini che possiedono tali doti possono si modificare il corso della storia ma in nome della repubblica possono sacrificare i loro beni o loro stessi. Per Livio è importante la “spes rei pubblicae” (benessere dello stato e dei suoi cittadini). Nei confronti delle lotte tra patrizi e plebei si pone a favore dei patrizi e quando ci parla dei tribuni della plebe li definisce “mestatori sediziosi”.

Marco Tullio Cicerone

Marco Tullio Cicerone nasce ad Arpino nel 106 a.C. egli è il più grande oratore che la letteratura latina ricordi. Ebbe molti successi sia in attività oratoria che in politica (si evolsero in modo parallelo). Era un conservatore, nato da una famiglia di possidenti appartenente al ceto equestre, di lui dobbiamo ricordare che ebbe una posizione politica particolare faceva parte della Concordia Ordinum, voleva che si consolidasse ancor più il legame tra gli equites e i conservatori, venne a Roma giovane e fu istruito da due grandi maestri oratori, Licinio Crasso e Ortenzio Ortalo, per la retorica invece Apollio Molone di Rodi. La prima orazione di Cicerone fu “Pro Roscio Amerino” dove difese Amerino dalle acuse di un potente favorito di Silla, ricordiamo questa orazione perché c’è un parlare erudito e pomposo, di stile Asiano. Cicerone viene nominato pretore in Sicilia e qui dopo 5 anni i siciliani decidono di affidare a Cicerone un processo che doveva allestire basandosi sulle accuse indirizzate contro un governatore rapace che era stato accusato di concussione(appropriazione del denaro pubblicode repetundis) costui era Verre. Cicerone scrisse le 7 orazioni Verrine in cui risuta il suo ideale politico della concordia ordinum. Scrive un’orazione a favore di Gneo Pompeo “Pro lege manilia de imperio Gnei Pompei” ovvero Pompeo secondo gli equites e i populares doveva comandare un esercito per sconfiggere Mitridate re del Ponto. Nel 63 a.C Cicerone venne eletto console al posto di Catilina e svento un attentato che era stato preparato da Catilina pronunciando in senato le 4 orazioni Catilinarie;Catilina fuggi da Roma prima che venisse fatto il processo ma Cicerone caturò senza processo cinque congiurati; questo fatto valse a Cicerone l’esilio; nel 58 a.C il Tribuno Clodio affermò che nessun cittadino poteva essere giudicato senza un regolare processo, quindi andò in esilio in Macedonia per un anno. Successivamente tornò e compose due orazioni, “Pro Sestio” e “Pro Milone” la prima per Sestio, un tribuno accusato di violenza da Clodio ma quest’ultimo venne ucciso da Milone che comandava delle bande armate pagate segretamente dagli oligarchi, scrisse quindi la seconda orazione la quale prò dovette interrompere per gli eccessi, il clamore della folla. Durante il conflitto tra Cesare e Pompeo si schierò con quest’ultimo e lo seguì in oriente, Pompeo vnne sconfitto e Cicerone attese a Farsalo il perdono di Cesare che glilo concesse. Tornato a Roma scrisse due nuove orazioni “Pro Ligario” e “Pro Marcello” in cui egli richiedeva a Cesare clemenza nei confronti degli ex pompeiani, ma Cesare divenne dittatore e Cicerone comprese che non sarebbe stata possibile alcuna alleanza e si ritirò dalla vita politica, quando a Cesare succedette Antonio, Cicerone lo vide cme un altro avversario e scrisse contro di lui le 14 Filippiche, questo titolo dal nome delle orazioni che l’autore greco demostene pronunciò nel 351 a.C contro Filippo di Macedonia che attentava alla libertà della Grecia. Cicerone ripose le sua speranze in Ottaviano Augusto ma quando si legò nel triumvirato con Antonio e Lepido, si ritirò nella propria villa di Formia dove venne raggiunto dai sicari di Antonio che lo uccisero.
Per lui la storia era un Opus Oratorum, ovvero chi fa storia deve anche saper parlare, essere u buon oratore.

Prima Catilinaria: Nell’oratoria antica l’oratore non si rivolgeva direttamente a coli che accusava, ma al giudica, il tono era pacato. Cicerone costituisce un unicum perchè il suo tono è sdegnoso e si rivolgeva a Catilina, quindi sovverte quella che era la normativa dell’oratoria. Tutto ciò ad un unico fine ovvero che da tali accuse risultasse che Catilina era colpevole, vuole usare qualsiasi mezzo retorico per convincere il giudice qiundi attraverso l’appello emozianale egli vuole convincere l’uditorio. Tutte le domande servono a sottolineare lo sdegno di Cicerone e del senato ed ad isolare Catilina, la 4° interrogativa sottolinea i motivi per i quali Catilina non dovrebbe essere stato presente in senato e infine la 5, 6 e 7 interrogativa dove vengono scoperti quelli che sono gli inganni di Catilina.

Lingua e stile di Cicerone: Cicerone adotta tanti stili nelle sue opere. Orazioni a contenuto politico (catilinarie): egli adotta un lessico politico e sociale; lo stile è appassionato, vi è l apresenza di interrogative retoriche e ripetizioni simmetriche.
Orazioni a ontenuto giudiziario: usa il lessico della procedura giudiziaria; il discorso è rivolto a “docere” = informare, “probare” = convincere e “flectere”= commuovere i giudici. Nella stessa orazione cambia lo stile: preciso nella descrizione degli avvenimenti, patetico quando si punta alla commazione, impetuoso quando si vuole accendere lo sdegno.
Opere di retorica: l’obbiettivo è didascalico; Cicerone affronta i problemi relativi all’arte dell’eloquenza, lo stile è misurato.

Ruolo cultura in Cicerone: Cicerone diceva che l’uomo colto è colui che sà e mette a disposizione il suo sapere per il bene della collettività. L’uomo di cultura doveva alternare agli studi e all’ozium l’attività politica.

Opere di retorica: Il modello ideale di oratore fu Demostene. L’oratore buono era il “vir bono dicendi peritus”, l’uomo onesto che al tempo stesso è esperto dell’arte del dire. Cicerone fu un grande oratore, lo stile adottato era composito in quanto egli analizzava dapprima l’uditorio, la causa da trattare e la personalità dell’accusato, il suo stile quindi cambiava, ne usava di diversi: quello asiano di cui gli furono mastri Ortenzio Ortalo e Licinio Crasso, ma usava anche lo stile rodiese, dal suo maestro di retorica, uno stile più temperato e meno acceso, mentre egli era contrario allo stile attico che entrò in Roma nel 60 ed era prediletto dai giovani (semplice, registro medio).
La più importante opera di retorica è “De Oratoria” composto da tre libri in forma di dialogo tra Marcantonio e Licinio Crasso, il primo sosteneva che il perfetto oratore dovesse essere dotato di ingegno e abilità nel dire, Licinio invece diceva che l’oratore era un uomo completo oltre a possedere l’arte del dire, il favore di Cicerone va a Licinio Crasso. In questo testo ci parla delle 4 parti della retorica: inventio (argomenti da trattare), dispozio (il modo in cui occorre ordinarli), memoria (le tecniche per ricordare) e actio ( la gestualità, l’espressione del volto, tono della voce). Un’altra opera “Brutus” rivolto a Giunio Bruto, uno degli uccisori di Cesare, qui Cicerone affronta criticamente coloro che sono favorevoli alla diffusione dello stile attico in Roma e affermava che l’oratoria latina non ha niente da invidiare a quella greca. L’ultima opera è “Orator” che riprende le tesi già espresse nel “De oratoria”.

Opere di politica: Sono due il “De Repubblica” e il “De Legibus”, il primo consta di 6 libri e il secondo di 3. “De Repubblica” è un’pera sottoforma dialogica tra Cicerone e gli intellettuali che fanno parte del circolo degli Scipioni in modo specifico con Scipione l’Emiliano (il padre naturale era Lucio Emilio Paolo che aveva fatto adottare suo figlio dal figlio di Scipione l’Africano) e Lelio. Di quest’opera posediamo i primi due libri e frammenti degli altri mentre abbiamo per intero il “Somnium Scipionis”, una parte considerevole del 6 libro, questo è importante perchè venne scoperto nel 1821 nella biblioteca vaticana da Angelo Mai (filologo). Nel primo libro, sul modello del “De Repubblica” di Platone, Cicerone traccia le linee giuda di uno stato ideale che poggi sulla giustizia, però mentre per Platone questo stato resta ideale, per Cicerone questo è ravvisabile nella costituzione romana, Cicerone così come Polibio, (storico greco vissuto nel 200 che visse a Roma e appartiene al circolo degli scipioni) sostiene che lo stato perfetto è quello in cui è presente la costituzione mista cioè la presenza del potere monarchico, aristocratico e democratico in modo tale che nessuno di essi possa prevaricare sugli altri e possa degenerare (la monarchia in tirannide, l’aristocratico in oligarchia e la democrazia in demagogia). Polibo sostiene che in effetti a Roma vige questa costituzione mista, infatti il potere monarchico è rappresentato dai consoli, quelo aristocratico dai senatori e quello democritico dal popolo.
Il secondo libro parla della storia di Roma dall’età di Romolo fino alla repubblica.
Il terzo arla della giustizia
Il quarto della formazione del bravo cittadino
Il quinto del buon governante
Il sesto contiene il somnium scipionis, questo venne esaltato per il suo contenuto mistico in quanto in eso viene narrato il sogno fatto da Scipione l’Emiliano il quale vide in sogno Scipione l’Africano maggiore che gli disse che l’eternità era concessa solo algli uomini virtuosi, che in vita agirono correttamente.
“De Legibus” qui Cicerone ci parla delle leggi della civitas che egli esalta e che ritiene esere utili al prosequo della civitas romana.

Publio Virgilio Marone

Nacque ad Andes vicino Mantova, i genitori erano dei possidenti terreri, visse nella serenità della campagna e da li nacque un vero amore per la stessa e questo si rinviene nelle sue opere come le georgiche. Egli era abbastanza impacciato e timido, girò per Verona poi Milano e Roma ma si accorse che la carriera di avvocato nn gli era congeniale. Approfittando del clima di roma eglki se ne andò a Napoli e si iscrisse nella scuola dell’epicureo Sirone, la filosofia epicurea attrasse molto Virgilio, cominciò a studiarla e desiderava dedicarsi completamente a questa e lo voleva fare dopo aver completato la sua opera più poderosa ovvero l’Eneide ma la morte lo stroncò.
Le sue opere sono LìAppendix Virgiliana, Le Bucoliche, Le Georgiche e l’Eneide.

Le Bucoliche: Altro nome ecloghe, questo testo è composto da 10 carmi in forma dialogata, che si possono riallacciare al genere greco ndell’idillio conosciuto attraverso la scrittore siciliano teocrito; i personaggi protagonisti erano o pastori o mandriani. Differenze tra i due autori: mentre Teocrito ci parla di una natura assolata con colori accesi e non partecipa emotivamente alle vicande dei protagonisti, invece Virgilio nelle sue descrizioni si vvale di colori meno intesi e più sfumati e tenui ed egli si cala nelle vicende dei protagonisti, inoltre dietro i personaggi è facile ritrovare il profilo di protagonisti dell’epoca come Cornelio Gallo o Asinio Pollione.
L’arcadia era una regione del Peloponneso in cui solevano recarsi i pastori che avevano un Dio protettore, boschereccio, il dio Pan che aveva i piedi caprini. L’Arcadia per Virgilio è simbolo di una realtà di quiete, pace e tranquillità in cui è possibile distaccarsi dallo sconvolgimento del tempo, dimenticare la realtà. L’otium dei pastori e dei mandriani può essere letto come la trasposizione dell’atarassia epicurea (privazione del dolore morale.
Contenuto delle 10 Bucoliche:
1 – 9: sono autobiografiche, in esse è facile scorgere la presenza del tema delle confische che seguirono la battaglia di filippi del 45 a.C con da una parte antonio e ottaviano e dall’altra Bruto e Cassio; alla fine della battaglia per premiare i veterani si procedette alla confisca di terre della pianura padana e Virgilio possedeva queste terre.
2 – 9 – 10: sono lamenti d’amore, Virgilio lo vede come sofferenza
5: Apoteosi del pastore Dafni
3 – 7: gare di canto
4 – 6: età dell’oro (precedentemente mondo greco, regno di Creso, età dell’oro durante il regno di saturno poi subentrata quella del bronzo e degli eroi) e origine del mondo(il puer che si pensava potesse essee o augusto o il figlio di asinio pollione, virgilio è visto come profeta del cristianesimo).
L’idillio è un componimento poetico di brevi dimensioni; un quadretto bucolico pastorale.

Ecloga: A livello formale appare semplice , ma in realtà quello di Virgilio nel testo è un evidente labor lime. Questo componimento è in esametro dattilico= verso di sei piedi di cui i primi 5 sono dattili e il 6 è spondeo o troncheo.
Metrica: Il ritmo del verso italiano è accentuativo mentre nel verso latino è quantitativo (si basa sulel sillabe). La metrica studia le leggi che regolano la composizione dei versi. L’unione di due o più sillabe forma il piede, più piedi formano quindi il verso; nell’esametro, nel pentametro sono presenti tre specie di piedi:
1. Dattilo = piede di tre sillabe una lunga e due brevi.
2. Sponde = due sillabe lunghe.
3. Tronche = due sillabe di cui una lunga e una breve.

Quinto Orazio Flacco

Fece parte, come virgilio, del circolo di mecenate; però mentre virgilio era animato da uno spirito fraterno nei confronti degli atri uomini, orazio preferisce isolarsi, riflettere e meditare per conquistare il dominio di se. Nasce a Venosa una piccola città nella lucania, nel 65 a.C ha origini umili, era infatti figlio di un liberto che però faceva l’esattore delle tasse, vive quindi una vita abbastanza agiata, era l’unico intellettuale ppartenente al circolo di Mecenate di umili origini. La condizione agiata del padre facilitò i suoi studi, venne mandato a napoli presso il circolo dell’Epicureo Sirone, ma completò gli studi ad Atene dove gli giunse la notizia delle immimenti guerre civili tra i cesaricidi e ottaviano, egli si schierò con i cesaricidi combtteondo anche la battaglia di Filippi, in cui fu sconfitto. Attese quindi il perdono di Ottaviano per tornare a Roma, questo gli fu concesso ma gli furono confiscati tutti ibeni paterni, divenne quindi uno scriba questoris. L’occasione propizia gli fu offerta da Virgilio che lo introduse nel circolo. I rapporti con Augusto furono amichevoli ma egli preferì comunque la solitudine, morì nell’8 a.C.
La sua prima opera si chiama “Epodi” e sono 17 componimenti in metro Giambico (metro dell’invettiva he venne usato per primo dal poeta greco archiloco) e versi distici elegiaci (due versi il secondo più breve del primo). Quest’opera è propeteutica agli esercizi successivi per lo stile, però si discosta dalle successieve opere perchè usa un linguaggio crudo e volgare, questo perchè si trovava in una difficile situazione economica. L’Epodo più importante è il 13 che vede Orazio sul campo di battaglia (lo scrive qualche ora prima) scrive che l’unica via di fuga possibile per la sua angoscia sarebbe il dedicarsi al canto e al vino.
“le Satire” per quest’opera Orazio prende a modello Lucilio, però si discosta fortemente perchè egli non prende di mira uomini del suo tempo, non c’è una critica verso i vizi e le debolezze dell’umanità contemporanea, bensì egli critica gli uomini di ogni tempo, tutta l’umanità. Un’altra cosa che contesta a Lucilio è lo stile troppo sciatto e disadorno, per niente curato. Le Satire sono due libri uno di 10 e uno di 8 componimenti elgi non critica i vizi e le debolezze degli uomini, è come se le osservasse dall’alto, con lo scopo di conseguire il dominio di se, l’equilibrio interiore. Le Stire vennero chiamate anche sermones ovvero conversazioni, in quanto si avvale di uno stile piano, colloquiale e discorsivo, dietro a questo stile ‘è un lavoro immenso, il cosiddetto labor limae (estrema accuratezza delle forma). Accanto al tono distaccato c’è una certa ironia con la quale tratteggia le debolezze degli uomini.

Elegia

Questo genere letterario era nato in Grecia e era caratterizzato da un contenuto mitologico ed erudito. L’elegia romana trattava di emozioni, sensazioni, sentimenti, era una poesia più soggettiva che si servia dell’impianto mitologico greco per nobilitare quei contenuti di carattere soggettivo. A livello formale le composizioni sono formate da minimo 20 versi a un massimo di 100; caratterizzate da un labor limae; il metro usato è il distico (1 esametro e 1 pentametro). Il tema dell’amore è pregnante. L’amore produce sofferenza. I più importanti autori furono Tibullo, Propezio e Ovidio che facevano parte del circolo di Messalla Corvino.

Publio Ovidio Nasone

Nacqua e Sulmona nel 42 a.C da una famiglia di ceto equestre. Giunge a Roma perche indirizzato alla carriera di avvocato , ma si distacca perche si accorge che l’atmosfera della città lo coinvolge. In epoca augustea l’alta socità passava il tempo con svaghi e Ovidio si accorge di essere un abile versficatore. Non aveva il senso della misura classica, il suo intento era di stupire il lettore.
Ovidio scrisse Gli Amoresin tre libro di distici elagiaci. Ci parla dell’amore e fa gli elogi del corteggiatore professionista. La soggettività è presente, ma è fittizia (creata per emozionare). Ci parla di una donna immaginata, Corinna. Era una poetessa greca, maestra di Pindaro. I modelli sono Catullo, Tiberio e Propezio.
Le Heroides sono 21 epistole disposte a coppie. Sono lettere che una donna invia all’uomo che ama e a sua volta l’uomo risponde. Li ricordiamo perche Ovidio è abile a capire gli stati d’animo delle donne. In queste epistole prevale il tono poetico e drammatico.
Ars Amatoria è uno scritto di carattere didascalico. Comprende tre libri, i primi due hanno insegnamenti utili agli uomini per conquistare le donne; il terzo insegnamenti per le donne. Ovidio esalta l’inganno che serve a conquistare. L’opera ha una valenza: ci fa conoscere le condizioni dell’alta società del tempo ed è indirizzata alle donne libertine e questo contrasta con l’ideologia augustea. L’opera è nobilitata dalla presenza di favole e miti. Il carattere didascalico venne assimilato dal Parini nel “Giorno”. Nell’8 d.C un editto di Augusto relegava Ovidio a Tomi forse perchè Augusto giudicava l’Ars amatoria como un incentivo alla dissolutezza. Durante l’esilio scrisse due raccolte di elegie: “Tristia” e le “epistolae ex ponta” in quattro libri e rivolse adulazioni ad Augusto per ottenere il suo perdono ma le speranze rimasero vane. Egli morì a Tomi nel 18 d.C

Metamorfosi: Sono un grande poema mitologico in 15 libri che contine 250 miti legati al motivo della trasformazione.
La struttura: Sezione iniziale (proemio): in essa l’autore parla dell’origine dell’universo perciò tale sezione è detta anche cosmogonica ( al caos pèrimordiale subentra l’ordine imposto da un demiurgo durante la separazione dei quattro elementi, e infine la creazione degli animali e dell’uomo).
- Libro primo: contiene il mito delle diverse età del mondo
- Libro secondo: diluviouniversale e miti connessi agli dei
- Libro terzo: qui inizia l’epoca degli eroi a partire dal ciclo tebano; il mito degli argonauti occupa il 7° libro, i miti cretesi (Minotauro, Arianna Icaro) occupano invece l’8°; del 9° all’undicesimo libro ovidio parla della guerra di troia che nel 14° si conclude con le peregrinazioni di Enea. L’ultimo libro è uno dei più importanti a livello ideologico: Pitagora parlando del re Numa Pompilio spiega la tecnica di trsmigrazione delle anime o metempsicosi. Le metamorfosi si concludono con una sezione encomiastica dedicata prima a Cesare e poi a Augusto.
La materia delle metamorfosi è trattata dalla letteratura mitologica Alessandrina ma Ovidio trasforma e doforma lo spirito di quella poesia. Il poeta scettico e incredulo, non crede alle favole o ai prodigi che narra ma sa evocare quella atmosfera meravigliosa che è proprio delle favole; per ottenere tale effetto Ovidio si avvale delle sue grandi doti descrittive. Nelle metamorfosi vi è una grande varietà di stili e di toni: patetico, idillico, ironico, macrabo. La materia più congeniale all’ispirazione ovidiane è costituita dalle storie patetiche e appassionate di amori infelici. Nelle storie d’amore rivela la sua grande capacità di penetrare negli intimi moti dell’animo, soprattutto femminile; talvolta rappresenta passioni sensuali, torbide e strane ( Narciso che si innamore della propria immagine, Mirra bramosa d’amore per il padre). Le metamorfosi conservano la chiarezza di esperessione dell’arte classica ma rinunciano al senso della misura che dominava nell’opera dei grandi poeti classici quali Virgilio e Orazio, per il gusto della grandiosità e per gli effetti a sorpresa. L’influenza dell’oper di Ovidio sulla letteratura fu grande: il suo stile fu di medello per gli autori del rinascimento, Ovidio fu la fonte di quasi tutti i paragoni mitologici che si trovavano nella divina commedia e Ariosto trasse da lui numerosi episodi.

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