bulbina di bulbina
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LA SATIRA
Riguardo all’etimologia del termine satira, Diomede (grammatico del IV secolo d.C.) ne propone cinque:
1) Dicta a satiris, poiché comprendeva battute comiche e sconce quali quelle dette dai satirici.
2) A Satura lanciae, cioè dal nome di un piatto (lanx) pieno (saturo) di primizie che era allestito durante le feste di Cerere.
3) A copia et saturitate rei, cioè dalla ricchezza e dalla varietà degli argomenti
4) Da una salsa citata da Varrone fatta con uva passa, polenta, pinoli.
5) A lege satura, una legge si dice satura quando raccoglie disposizioni riguardanti materie diverse.

La caratteristica è che la satira oltre al lato comico presenta anche la varietà, la ricchezza degli argomenti.
In italiano abbiamo questi significati:
Satira per indicare il genere politico,
Saturo per dire pieno, abbondante.

Riguardo al genere letterario Diomede propone due definizioni:
1) Olim carmen quod ex variis poematibus constabat, un tempo componimento che era formato da vari poemi (coltivato da Pacuvio ed Ennio.)

2) Carmen ad carpenda ominum vitia , componimento per colpire i vizi degli uomini (coltivata da Lucilio, Orazio, Persio)
Le definizioni distinguono pertanto due diversi tipi di satira, l’una più antica, coltivata da Ennio e Pacuvio e caratterizzata dalla varietà dei temi, l’altra più recente fondata da Lucilio a carattere moralistico.

Le satire di Ennio avevano probabilmente come caratteristica la varietà dei metri, conservavano modi linguistici e stilistici alti. Restano pochi frammenti. Delle satire di Pacuvio è rimasta solo la testimonianza dei grammatici.
Qualcosa di più si sa delle satire menippee di Varrone Reatino, contemporaneo di Cicerone.

L’autore si riallacciava alle opere di Menippo di Gàdara (III secolo a.C.) che servendosi del grottesco e del paradosso descriveva, deridendoli, gli uomini e i loro costumi, in una forma mista di prosa e versi e in uno stile colloquiale.

Creatore della satira intesa come forma d’arte che castigat ridendo mores (con l’arma del sorriso attacca i costumi degli uomini) e di cui è caratteristica la critica alle persone e alle cose è Lucilio che chiamo le sue opere Satire per la molteplicità degli argomenti: (più che per la varietà dei metri: sono polimetriche le satire più antiche, il resto è composto in esametri) satira del costume, satira politica, filosofia, letteratura, piena di aneddoti e di attacchi personali, spunti autobiografici, che faceva rivivere in lui lo spirito della commedia antica greca con cui fino ad Orazio lo si paragonò.

Ma l’originalità di Lucilio è incontestabile e , se in lui è ovvio che comparivano tracce della cultura ellenistica ben a ragione Orazio lo fa Rudis et Graecis in tacti carminis auctor (autore di un tipo di componimento, carminis, rude e sconosciuto ai greci), anche se ravvisa nelle sue composizioni molte imperfezioni formali.

L’affermazione della romanità della satira che si trova in Quintiliano ‘’satira tota nostra est’’, compare già in Orazio.

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