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Alle origini del teatro latino

Prime espressioni teatrali a Roma

L’inizio della letteratura latina è segnata proprio con una la prima rappresentazione teatrale: nel mezzo millennio di storia precedente i romani praticarono forme di teatro (fescennini, atellana, satura) ma erano molto più semplici e basate sull’improvvisazione.
Sia il luogo che il tipo di spettacolo erano molto diversi dal teatro sviluppatosi in seguito alla diffusione della cultura greca: Ovidio ce lo descrive come un luogo privo di tende e marmi, con una scena rozza, dove la gente si sedeva su zolle erbose.
Per Ovidio, autore di un trattato sull’arte di amare (Ars Amatoria), il ratto delle Sabine sarebbe avvenuto in teatro, per questo dice che il teatro all’epoca era un luogo d’incontro.

Questo tipo di spettacolo subì una svolta quando Livio mise in scena una fabula, con un copione scritto. Da allora in poi si continuò a proporre al pubblico romano versioni adattate di tragedie e commedie greche; questo tipo di produzione favorì il nascere di una letteratura latina, ma causò l’abbandono del teatro più antico, legato alle tradizioni locali.

Il teatro dalla Grecia a Roma

La tradizione teatrale greca si era sviluppata intorno al VI secolo a.C. e si centrava sull’idea del dramma (dràma = azione): il teatro si distingue infatti dagli altri generi letterari per il fatto di essere un azione scenica svolta per gli spettatori che vi assistono (teatro deriva da theaomai = guardo).
I testi teatrali greci erano in versi e si alternavano in parti recitate dagli attori e parti cantate e musicate dal coro.
All’interno del genere teatrale si distinguevano tre forme: tragedia, commedia e dramma satiresco.

In Grecia, il teatro assumeva forma di rito che trattava i valori religiosi e politici della polis. Le rappresentazioni erano messe in scena durante le grandi feste della città e avevano funzione educativa.

A Roma il teatro era un modo per celebrare un evento politico, religioso o militare. Spesso le rappresentazioni avvenivano in occasione di trionfi dove non erano l’unica forma di spettacolo presente.
Il teatro latino quindi, rispetto a quello greco aveva meno legami con i valori civili e religiosi, era solo un’occasione di divertimento per spettatori appartenenti a tutti gli strati della società romana, incluse le donne, a differenza della Grecia che le escludeva.
Riguardo al dramma satiresco, l’aristocrazia dominante riuscì a mantenere il controllo sulle rappresentazioni teatrali appunto per censurare la satira politica.

Essendo il pubblico romano, molto vario dal punto di vista culturale e sociale, la rappresentazione doveva compiacere diversi gusti e quindi esser pronto a passare ad altri generi di spettacolo nel caso non si divertisse abbastanza. Così avvenne per Terenzio che parlava dell’humanitas e dei valori greci. Gli autori latini percò furono obbligati oltre che a tradurre, anche a ridurre, a tagliare e fondere insieme due o più opere greche.

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