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Ennio

Quinto Ennio nacque nel 239 a.C. nella città messapica di Rudiae, odierno Salento. Questa regione, nel I e II millennio era occupata dai Messapi e il nostro autore si definiva discendente di questo popolo. Il poeta ammetteva tre lingue: greco, osco e latino; tre sensibilità che lo aiutarono nella propria produzione. Le prime due erano lingue generali e diffuse mentre il latino era la lingua dei dominatori.
Dopo un blackout di 35 anni, nei quali si pensa che l’autore abbia studiato e scritto nelle tre lingue sopra citate, egli arriva a Roma grazie a Catone, questorie di Scipione, che aveva conosciuto in Sardegna. Non sappiamo come mai Ennio fosse in Sardegna (forse per cariche militari), ma siamo certi che Catone lo volle per i suoi meriti letterari. Ma negli anni a seguire, l’autore si allontanerà da Catone e si aggregherà al partito avversario favorendo gli Scipioni, con i quali ebbe rapporti quasi ‘familiari’.

Dopo quindici anni, Ennio fa parte della spedizione in Etolia con il console Nobiliore. Questa era una grande novità per l’epoca tanto che il poeta, al ritorno, farà rappresentare la praetexta Ambracia per celebrare l’abile condottiero. La partecipazione a questa campagna, concesse a lui la cittadinanza romana collegata ad un probabile pezzo di terra nelle nuove colonie offerto dal figlio Quinto di Nobiliore da cui ebbe il praenomen.
E’ molto probabile che risiedesse presso il collegium scribarum histroniumque (come Livio). La sua vita modesta, da ‘single’, lo condusse alla morte all’età di 70 anni.
Il compito di Ennio è quello di far ripartire la letteratura latina, creando quasi un nuovo percorso rispetto ai predecessori e sperimentando nuovi generi (la poesia didascalica), approfondendo la ricerca linguistica, lessicale e metrica. Questa profonda e dettagliata ricerca era tipica degli alessandrini. Infatti viene denominato ‘alessandrino’ richiamando gli intellettuali e i filologi (tanto che lui si proclama dicti studiosus) che, in quei secoli, studiavano ad Alessandra, importante città culturale.
ANNALES
Intraprende la stesura dell’opera in età avanzata, forse dopo la spedizione in Etolia. Si trattava di un’opera enciclopedica e non monografica come quella neviana in quanto trattava tutta la storia romana dalle origini all’età contemporanea. Ecco perché ‘Annales’ che richiamava il lavoro dei pontefici che registravano gli eventi annuali. L’ordine era puramente cronologico facendo precedere, a tutta la storia, i miti e le leggende della nascita di Roma. L’opera è organizzata in 18 libri fatti seguire ad un Proemio, nel quale l’autore parla di un sogno durante il quale Omero dice di essersi reincarnato in lui, e sono raggruppati in ‘triadi’: i primi tre libri narravano la storia antica (Caduta di Troia, Enea, Romolo e Remo), la seconda triade narrava la storia fino alla guerra di Taranto, la terza le due guerre puniche fino ad arrivare ai suoi giorni. Adotta l’esametro omerico alla lingua latina. Nelle opere enniane notiamo come viene esaltato l’uomo romano attraverso. non sono la virtus (la forza), ma anche la sapientia e l’humanitas: la prima che è la capacità di giudicare le cose secondo la conoscenza; la seconda è intesa come l’insieme dei valori umani.
Nella sua biografia notiamo come si sia avvicinato a diverse personalità importanti (Catone, Scipione, Nobiliore) e questo tipo di relazione pone verso questo autore ad un alto livello di rispettabilità (MECENATISMO).
Ennio fu l’ultimo autore di tragedie: cothurnate che richiamano il tema troiano, con gli stessi titoli ispirati ai protagonisti greci e praetexte come ‘Ambracia’ dedicata a Nobiliore. Scrive anche delle commedie, in particolar modo palliate.
A Scipione dedica il poemetto ‘Scipio’ al quale affianca opere di divulgazione filosofica come l’Euhemerus. Altri componimenti sono anche d carattere scherzoso come il ‘Sota’ e le ‘Saturae’ dal quale emergeva il vero e proprio varietà.
Il lessico delle sue opere presenta una frequenza di grecismi e nologismi. I nomi propri sono adattati alla flessione latina. Introduce anche le figure di suono (allitterazione, paronomasia, onomatopea) per offrire una maggiore sonorità al verso.

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