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La commedia latina
Le prime manifestazioni teatrali a Roma:
Prima che nascesse un teatro comico strutturato intorno ad un nucleo narrativo a Roma esisteva già una produzione comica recitata da attori non professionisti. Queste manifestazioni nacquero in occasione di festività, che coincidevano con i momenti importanti dell'attività agricola (aratura, mietitura, vendemmia).

La fabula palliata:
La prima produzione comica latina mantenne personaggi e ambientazioni greche, ciò permetteva di rappresentare situazioni fortemente equivoche e di mettere in ridicolo abitudini e prototipi umani con libertà, cosa che sarebbe stata impossibile se le vicende e i cittadini fossero stati romani.
Questo tipo di rappresentazione ebbe molto successo a Roma che assunse il nome di fabula palliata, dal pallium, l'abito di provenienza greca indossato dagli attori.

I primi autori di palliata:
Livio Andronico è il primo autore della letteratura latina e fu anche primo autore di palliatae, ma non ne fu uno dei migliori.
I più importanti autori di palliate furono Ennio e Nevio. Quest'ultimo fu probabilmente il primo a introdurre la contaminatio, tecnica drammaturgica che consiste nell'inserimento di un copione greco, di una o più scene di altre commedie greche. La contaminatio non era semplice, il poeta doveva saper scegliere i tratti comuni tra le oppere che intendeva fondere perchè ne derivasse un testo coerente e sensato.
Della produzione comica di Nevio ci sono arrivati 130 versi e 40 titoli, alcuni greci e altri di ambientazione romana come la Tarentilla, "La ragazza di Taranto".
Dunque Livio fu l'iniziatore del genere comico. tragico e epico, mentre Nevio introdusse in questi generi un maggior carattere italico.

La fabula togata:
Tra il II e il I secolo a.C. si sviluppo la fabula togata, che prendeva il nome dalla toga, il tradizionale indumento latino; tale tipo di commedia era ambientata a Roma, con tematiche e personaggi romani. La fabula togata è legata ai nomi di Titinio e Afranio.
L'ambientazione romana però non consentì che le vicende e i personaggi raggiunsero la stessa intensità comica di quelli della palliata, per questo gli intrecci erano basati sull'amore e sul denaro. Nel giro di un secolo si esaurì.

Cecilio Stazio:
Vita: Nacque nella Gallia Cisalpina e giunse a Roma come schiavo nel 222 a. C. dopo la battaglia di Casteggio. Una volta libero prese il nome Cecilio dal suo patrono e la sua morte risale a dopo di quella di Ennio con il quale aveva frequentato gli ambienti del circolo degli Scipioni.
opere: L'autore dimostrò particolare fedeltà ai modelli greci, in particolare a Menandro. A differenza di altri commediografi egli non praticava la contaminatio e proprio a questa scelta si deve la sua coerenza degli intrecci.
Con Cecilio si sviluppa il concetto di humanitas; in antitesi alla definizione plautina homo homini lupus (uomo lupo verso gli altri uomini), Cecilio afferma il dovere della solidarietà reciproca, capace di rendere i rapporti umani simili a quelli divini: homo homini deus (L'uomo è dio per gli altri uomini in quanto consapevole del suo dovere).
Lo stile di Cecilio è più volgare e lo si può dedure da alcuni frammenti del Plocium conservato da Gellio insieme agli estratti del testo greco che funse da modello, il Plokion di Menandro.
Il Plocium aveva come protagonista una ricca uxor, che voleva trovare una moglie adatta al figlio, che però aveva messo incinta la figlia del vicino di casa. Il ritrovamento di una collana permetteva il riconoscimento finale e garantiva il lieto scioglimento della vicenda.
Gellio giudicava "sguaiata" la versione latina di Cecilio mentre la critica moderna ritrova nel testo maggiore musicalità rispetto a Menandro e stilisticamente arricchito da alliterazioni, omeoteleuti, figure etimologiche. La rielaborazione ceciliana inoltre accentua le caricature attraverso metafore e a differenza di Menandro la comicità non è data solo dalle situazioni che si vengono a creare ma anche dai giochi linguistici.
Elemento originale del plocium è la situazione finale in cui l'uomo si preoccupa della propria dignità, valore soprattutto romano.
A differenza del Plocium, altri frammenti documentano l'interesse di Cecilio per gli aspetti psicologici dei personaggi.

Declino del genere comico:
Altri autori nel I secolo a. C. tentarono di rinnovare il genere comico: Novio e Lucio Pomponio, ispirandosi agli antichi Exodia Atellanica, composero delle atellane letterarie, costruite intorno alle tradizionali maschere di Bucco, Maccus e Pappus.
Nella seconda metà del secolo nacque la fabula trabeata, da trabea, l'abbigliamento tipico dei cavalieri: una commedia che aveva come proagonisti il ceto sociale degli Equites.
Nel corso della prima età imperiale fu proprio Augusto a esercitare pressioni perchè a Roma riprendesse la consuetudine delle rappresentazioni teatrali che egli considerava canali per divulgare orientamenti ideologici e politici a grandi masse di pubblico.
Tuttavia il tentativo di Augusto non ebbe successo: alle forme tradizionali di rappresentazioni si sostituirono le forme del mimo e del pantomimo.
I mimi, portavano in scena attori e attrici senza maschera che improvvisavano vicende legate alla quotidianità attraverso parole, musiche e danze. C'erano tradimenti, relazioni illecite, inganni. I più celebri mimografi latini furono Decimo Laberio a Publilio Siro, entrambi vissuti durante il I secolo a. C. .
La forma teatrale del pantomimo era più raffinata, era una rappresentazione danzata che imitava azioni ispirate a episodi mitici.
Nel II secondo secolo d. C. si ebbe un ritorno ai modelli letterari antichi e una nuova produzione di commedie, recitate però solo negli auditoria.

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