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La commedia di carattere, la beffa, la “commedia degli equivoci”/b]

In alcune commedie lo schema tradizionale risulta alterato: tali commedie influenzano fortemente la tradizione comica successiva. Nell’“Aulularia” il tema dominante è l’amore ostacolato che ha il lieto fine; vi è si la figura del servo, ma il ruolo fondamentale è quello del vecchio (senex), che incarna l’avaro. Spesso l’”Aulularia” è posta come prototipo della commedia di carattere. Euclione, infatti, non è rappresentato solo con una caricatura, ma l’autore gli attribuisce, nei meccanismi psicologici, se pure ingigantiti, i desideri e le tentazioni umane quali l’attaccamento al denaro, la paura verso gli estranei. Proprio per questa rappresentazione il personaggio ci appare reale, vero e concreto.

Anche nella "Casina" si riscontra lo schema di base, l’amore ostacolato e il lieto fine rappresentato dal matrimonio. Tuttavia, il giovane innamorato ha un ruolo di secondo piano, il protagonista effettivo è infatti il senex libidinosus che pur di conquistare una donna si fa rivale dello stesso figlio e perciò merita una punizione commisurata alla trasgressione; quindi, subisce sia il danno che le beffe. La "Casina" è infatti lo stereotipo di commedia della beffa, caratterizzata sia per le farse, sia per le nozze maschie. Questa commedia fu presa come riferimento per numerose commedie cinquecentesche, tra cui la "Clizia" di Machiavelli - 1525. Una forma di equivoco e lo scambio di persona, tema su cui sono incentrate i "Menaechmi" e l’"Amphitruo". Nel caso dei "Menaechmi" ogni fratello capita al posto dell’altro, dagli equivoci che scaturiscono si determina il divertimento del pubblico. Il tema dei "Simillimi", "gemelli", fu più volte ripreso sia nel teatro rinascimentale che in quello moderno. Uno dei primi che riportò in auge questo modello fu Ludovico Ariosto con i "Suppositi" nel 1509. Nell’"Amphitruo" l’equivoco è correlato allo sdoppiamento dell’io in chiave comica, ciò nasce sia in Anfitrione che in Sosia incontrando il proprio doppio.

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